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Netizen Prize: cittadine iraniane nella rete

Pubblicato da Francesca Iannelli su 16 marzo 2010

Reporter Senza Frontiere premia un gruppo di donne iraniane e il loro sito web

WEB&NEW MEDIA – Sono giornaliste e blogger iraniane che si battono per i diritti politici e civili delle donne le vincitrici del “Netizen Prize”, il primo riconoscimento, conferito da Reporter Senza Frontiere lo scorso 12 marzo, in occasione di “Against Cyber- Censorship” giornata mondiale in cui si celebra il web libero e accessibile a tutti.

Reporter Senza Frontiere, l’organizzazione che si batte per la libertà di stampa, ha conferito il riconoscimento di Netizen – “Cittadine nella/della Rete” – a un gruppo di donne iraniane che portano avanti, attraverso il loro sito web “Change for Equality”, un’attività di informazione e mobilitazione sui diritti delle donne nel loro Paese.

Il sito, on-line da settembre del 2006, è stato costruito e messo in rete da circa venti donne, in particolare blogger e giornaliste; è nato con l’obiettivo di promuovere una campagna di mobilitazione contro le leggi discriminatorie nei confronti del donne in Iran. E perora la causa non solo attraverso una semplice, chiara e aggiornata informazione – con il tempo il sito è diventato un punto di riferimento “informativo” sui diritti delle donne – ma anche attraverso l’organizzazione di momenti di incontro e la promozione di eventi e petizioni.

“Il premio non è solo per il sito – ha dichiarato Parvin Ardalan giornalista e blogger tra i fondatori del pagina web – ma è una ricompensa per tutti coloro che lottano per la libertà di espressione in Iran. Molte di queste persone sono attualmente in prigione. È a loro che dedico questo premio”.

Definite “coraggiose e determinate”, le blogger di “Change for Equality” hanno dimostrato, grazie al riconoscimento conferito al loro lavoro, come la Rete possa essere d’ausilio alla democrazia e alla libertà di espressione; libertà che, in particolare in alcuni paesi, non sempre sono contemplate nelle Carte dei diritti fondamentali di un cittadino. Basta pensare che, a oggi, l’accesso a Google e YouTube è bloccato in ben 25 paesi.

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