La formula dell’amore: matematici al cinema

CINEMA / INTERVISTE – La formula matematica dell’amore. Per nasconderla dalle forze del male, il matematico Edward Frenkel la tatua sulla pelle della sua amante nel cortometraggio “Rites of Love and Math.” OggiScienza ha intervistato Frenkel, che oltre ad essere il protagonista del film e averlo diretto insieme a Reine Graves, nella vita reale è un celebre matematico e lavora all’Università di Berkeley.

Cosa ti ha fatto scendere dalla torre d’avorio della ricerca sul parterre del mondo dello spettacolo?

Ho sempre voluto trovare un linguaggio cinematografico per raccontare la bellezza della matematica. Una formula matematica può essere bella per il suo contenuto, proprio come un quadro o una sonata. Ma per la maggior parte della gente non vuol dir niente, perché pochi sanno cosa significa quella formula. Noi matematici siamo i primi responsabili di questo isolamento, perché non abbiamo mai comunicato con il pubblico in maniera efficace.Non spieghiamo mai perché quello che facciamo sia interessante o bello. Così mi son chiesto: come si può cambiare questa percezione?
Il cinema è uno strumento fantastico per divulgare la scienza. Ci sono diverse strade: girare documentari su argomenti specifici oppure raccontare la vita di un grande matematico. Ma questo richiede tempo e denaro. Io volevo fare qualcosa di più modesto: un cortometraggio. Quello che si guadagna in fattibilità, si perde però sul fronte della divulgazione perché è più difficile entrare nei dettagli dell’argomento.

Come avete scelto di esprimere la bellezza di una formula matematica nel cortometraggio?

Ho pensato di usare una metafora universale. Perché non la bellezza di un corpo di donna? La sfida è trovare il modo di unire la bellezza corporea e quella matematica. Il matematico protagonista del mio film tatua la sua formula matematica sul corpo dell’amante. Si tratta della “formula dell’amore.” Le Forze del Male lo inseguono per impadronirsi dei poteri magici della formula, così lui la nasconde sul corpo dell’amante.

Chi ha influenzato il vostro lavoro?

Sono stato fortunato ad incontrare il regista francese Reine Graves. Insieme abbiamo girato questo cortometraggio, che è inusuale sotto molti aspetti. È un omaggio al corto “Rites of love and death” dello scrittore giapponese Yukio Mishima, di cui seguiamo lo stile e l’estetica, anche se la storia è diversa. Anche il titolo del nostro corto, “Rites of love and math,” si rifà a quello del maestro giapponese. Come nel film di Mishima, la storia si svolge sul set stilizzato del teatro giapponese Noh. Il film è silente, accompagnato dalla musica di Wagner da “Tristano e Isotta” insieme con una sua rivisitazione originale in chiave rock. Il nostro corto è una storia di Amore, Morte, Bellezza e Verità. Spero che aiuti a pensare alla matematica in modo diverso.

Come è andata la recente prima del film?

Il 14 Aprile abbiamo presentato il nostro lavoro con una premiere a Parigi ed è andata molto bene, abbiamo fatto il pieno e le critiche sono state buone. Mi piacerebbe molto portarlo in Italia. È difficile trovare distributori per cortometraggi, ma ci sono festival e altri eventi. Spero proprio che il nostro film riesca ad arrivare nella terra di Fellini.

Nei film la matematica è sempre stata trattata dal lato dello scienziato pazzo come in “Pi” di Aronofsky o in “A beautiful mind.” Qual è l’approccio alla matematica e alle persone che la inventano nel tuo film?

Sono assolutamente d’accordo sullo stereotipo del matematico che è stato creato nella cultura popolare. Penso sia un dramma, per due motivi: in primo luogo, non fa giustizia a noi matematici, ma soprattutto, chi vorrebbe intraprendere una carriera in matematica dopo aver visto quei film?
Il mio scopo è proprio di andare contro questi stereotipi. Volevo che il matematico nel nostro film fosse visto come un essere umano con cui il pubblico si può confrontare: cerca di fare del suo meglio in tempi difficili, è qualcuno che può amare ed essere coraggioso, che combatte per i propri ideali… La storia che raccontiamo è un’allegoria, una fiaba, quindi esageriamo. Ma ci sono continue allusioni alla realtà: come i dilemmi morali che gli scienziati devono affrontare quando inseguono le loro idee.

Nel film interpreti il ruolo di un matematico. C’è qualche relazione tra la tua professione di matematico e il personaggio?

Vorrei poter dire che le mie equazioni salveranno il mondo, ma so che si tratterebbe di un’esagerazione… Il matematico è un personaggio di fantasia, ma ho cercato di dargli delle parvenze di vita reale. Per esempio, la scena del tatuaggio per me rappresenta una metafora di cosa significa fare ricerca in matematica: la sua energia frenetica, la sensazione di essere posseduto fino al punto che il resto del mondo non esiste più. Nel film lui decide letteralmente di dare la sua vita per quello. Sono stato molto contento quando i miei colleghi matematici mi hanno detto di aver apprezzato proprio questo aspetto del film.

Nel tuo futuro vedi ancora la ricerca in matematica o piuttosto il cinema?

Vorrei continuare a fare entrambe le cose! Non vedo perché non si possa. I miei progetti di ricerca mi eccitano molto. Ho pubblicato un articolo importante insieme ad altri due matematici proprio alcuni giorni prima della premiere del film. D’altra parte, girare questo corto è stata un’esperienza così eccitante che vorrei certamente ripeterla.

Un’ultima domanda. Qual è la magica equazione dell’amore?

Vorrei poterti dire di aver trovato l’equazione dell’amore come il mio alter ego cinematografico, ma purtroppo non è così. Ad essere onesto, non sono nemmeno sicuro che esista!
Mentre stavamo girando il film, dovevo decidere che formula usare nel tatuaggio. Doveva essere bella e fare colpo anche sui non-matematici, poi volevo che fosse una formula vera. Alla fine ho scelto una formula da un articolo scritto con i miei buoni amici Andrei Losev e Nikita Nekrasov, dal titolo “Instantons beyond topological theory.” In questo lavoro del 2006 presentiamo un nuovo approccio per studiare un certo tipo di teorie quantistiche di campo. Abbiamo scoperto delle identità inaspettate tra diversi modi di calcolare delle funzioni di correlazione e la “formula dell’amore” è la più semplice di queste identità. Devo ammettere che, anche se non si tratta della vera e propria formula dell’amore, è stato il risultato di un sacco di duro lavoro matematico, di cui vado molto fiero!

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  1. Esiste la formula matematica dell’amore? | Hyde Science

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