Oggi Scienza

La ricerca e i suoi protagonisti

Un lavoro per Supertopo

Pubblicato da Chiara Finotti su 10 gennaio 2011

CRONACA – Ricercatori della Vanderbilt University hanno costruito, tramite tecniche di ingegneria genetica, topi in grado di correre una distanza doppia rispetto a topi normali grazie a un aumento delle scorte di acetilcolina, trasmettitore essenziale per la contrazione muscolare.

La scoperta, riportata questo mese su Neuroscience, può portare a nuovi trattamenti per i disturbi dell’apparato neuromuscolare come la miastenia gravis che si manifesta quando i segnali colinergici non riescono a raggiungere i muscoli.

Gli studiosi, coordinati da Randy Blakely, direttore del Center for Molecular Neuroscience, hanno inserito nei topi un gene in grado di aumentare la produzione di una proteina chiamata trasportatore colina, deputata al trasferimento della colina a livello sinaptico, ovvero dove i neuroni si incontrano.

La colina trasportatore è una proteina essenziale per la capacità del muscolo di contrarsi, perché regola le scorte di colina, precursore dell’acetilcolina. “Abbiamo ipotizzato che, aumentando i livelli di questa proteina, avremmo aumentato la funzionalità muscolare e la resistenza alla fatica” spiega Blakely.

Ricerche realizzate in passato avevano portato, attraverso moderne tecniche di ingegneria genetica a una manipolazione del gene che codifica per la miostatina, fattore di crescita del tessuto muscolare. Tali approcci avevano portato ad avere animali con maggiore forza e aumentata resistenza ma questa è la prima volta che vengono coinvolte le fibre che innervano il muscolo.

“Farmaci che possono aumentare l’attività del colina trasportatore possono rappresentare una nuova strategia terapeutica per il trattamento della miastenia gravis e di un ampio gruppo di malattie legate a un deficit della trasmissione colinergica.” spiega Blakely.

Tra questi, è possibile ricordare la distrofia muscolare, l’insufficienza cardiaca congestizia, la depressione, la schizofrenia, la malattia di Alzheimer, ma anche il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).

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