Il vicino di casa nucleare

Nature ha pubblicato sul suo sito una mappa che associa alle centrali nucleari del mondo la densità di popolazione che le circonda. Il risultato? Non incoraggiante, neppure per l’Italia

LA VOCE DEL MASTER – Una delle più popolari serie televisive di sempre, I Simpson, offre in qualche modo uno spaccato di vita vicino a una centrale atomica. Springfield, la città di Homer e famiglia, è infatti caratterizzata dall’ingombrante presenza della centrale nucleare di proprietà dello spietato miliardario Charles Montgomery Burns: un impianto in cui lavorano inetti come Homer e che è spesso teatro di clamorose e criminali violazioni alla sicurezza. Certo, ne I Simpson la caricatura satirica è evidente, ma chi vorrebbe davvero come vicino di casa una centrale nucleare?

Se lo è chiesto anche Declan Butler, reporter di Nature, che ha elaborato un’analisi GIS in collaborazione con la Columbia University di New York per stimare quante persone vivano a ridosso delle circa duecento centrali nucleari nel mondo. Un GIS è un sistema informativo computerizzato in grado di associare a contenuti geografici dei dati statistici e matematici. In questo caso, Butler ha indagato la relazione fra la collocazione spaziale delle centrali nucleari e la densità della popolazione.

Il prodotto dell’inchiesta è una mappa tridimensionale consultabile direttamente sul sito di Nature. Sul blog The Great Beyond, Butler spiega anche come è stata realizzata tecnicamente. Gli autori hanno preso in considerazione i reattori attivi nel mondo, la loro collocazione geografica e la distribuzione della popolazione mondiale. I primi sono stati attinti dal database Power Reactor Information System dell’IAEA (International Atomic Energy Agency), che monitora costantemente le centrali attive, quelle in via di costruzione e quelle dismesse. Dal momento che l’IAEA non forniva latitudini e longitudini dei reattori, Butler ha così consultato il database dell’UNEP (United Nations Environmental Programme) che dispone di dati geografici precisi in grado di collocare con esattezza tutti gli impianti atomici oggi in funzione nel mondo. Per la popolazione, infine, Butler si è rivolto agli scienziati del CIESIN (Center for International Earth Science Information Network) della Columbia University di New York, utilizzando nello specifico il Global Rural-Urban Mapping Project, un mappa della popolazione molto accurata in grado di fornire informazioni dettagliate sulla popolazione nel mondo.

La mappa mostra dei pallini rossi, gialli e verdi, più o meno grandi a seconda della densità di popolazione nei pressi delle centrali. I pallini verdi rappresentano le centrali circondate dal minor numero di persone, ovvero poco meno di mezzo milione di abitanti in un raggio di 75 chilometri dall’impianto. I punti rossi, invece, i più grandi, simboleggiano una popolazione superiore ai 20 milioni di persone.

Ma quali sono le centrali che contano intorno a sé il maggior numero di abitanti? Stilando una classifica sulla distanza dei 75 chilometri dall’impianto, a prevalere è la Cina, che occupa il primo e il secondo gradino del podio con le centrali di Guangdong e Lingao, collocate nel sud del paese e non troppo distanti da Hong Kong, entrambe circondate da circa ventotto milioni di persone. Quindi è New York a guadagnarsi il terzo posto, grazie alla centrale di Indian Point, che può vantare più di diciassette milioni di abitanti in quello stesso raggio. Sfiora il podio l’India, con il reattore di Narora nello stato settentrionale dell’Uttar Pradesh. Lì sono 16 milioni le persone che vivono entro una distanza di 75 chilometri dall’impianto.

Se diminuiamo il raggio da 75 a 30 chilometri di distanza dalla centrale, la classifica cambia: prima è la centrale Kanupp a Karachi, la città più popolosa del Pakistan. Lì sono circa otto milioni e duecentomila persone a vivere a soli trenta chilometri dall’impianto. Secondo e terzo posto vanno ancora a due centrali asiatiche, quelle di Kuosheng (5,5 milioni di abitanti intorno) e di Chin Shan (4,7 milioni di persone) a Taiwan. Entrambi gli impianti sono vicini a Taipei, la capitale di Taiwan. Sempre considerando un raggio di trenta chilometri di lontananza dai reattori, dall’inchiesta emerge che circa due terzi dei 211 impianti considerati da Butler hanno una popolazione maggiore dei 172mila abitanti che vivono nello stesso raggio di distanza dalla centrale di Fukushima-Daiichi, teatro del recente disastro in Giappone. Numeri preoccupanti, se aggiungiamo anche che circa ventuno impianti hanno, sempre in quella distanza spaziale, un milione di abitanti; mentre i tre sopra citati ne hanno più di tre milioni.

L’inchiesta di Butler non è però terminata con la pubblicazione del suo lavoro sul sito di Nature. “Avendo creato queste mappe in poco tempo – scrive il reporter sulla sua pagina web – sono graditi i contributi di tutti per migliorare il prodotto”. Alcuni utenti infatti hanno lamentato una mancanza di contesto nella mappa 3-D di Butler: i pallini non sarebbero bastati a fare capire bene l’impatto di una centrale sulla popolazione circostante. Butler ha così integrato il suo lavoro con una mappa di densità di popolazione che ha semplificato la visualizzazione dei grandi agglomerati urbani nei pressi degli impianti atomici. Tuttavia, avverte Butler, “unire le due mappe fornisce un maggiore contesto, ma è più facile confondersi”. Anche la seconda versione della mappa 3-D di Butler è visibile sul blog di Nature The Great Beyond.

I reattori attivi nel mondo, al primo aprile 2011, sono circa 440: così emerge dai dati della World Nuclear Association. I paesi che detengono il maggior numero di reattori sono gli Stati Uniti (104, distribuiti in 65 centrali nucleari), la Francia (58 in 19 centrali), il Giappone (51 in 18 impianti) e la Russia (32 in 10 centrali).

E com’è la situazione per i “vicini di casa” dell’Italia? Dalla mappa di Butler è facile individuare il vicinato atomico dell’Italia. Considerando i paesi confinanti, quelli che posseggono centrali nucleari sono la Svizzera, la Slovenia e come si è visto la Francia, secondo paese al mondo per numero di reattori. La Confederazione elvetica possiede invece 5 reattori attivi in 4 impianti, mentre la Slovenia un solo reattore. Non confina direttamente con l’Italia, ma anche la Germania possiede impianti non troppo lontani dalle nostre frontiere.

Andiamo a vedere nel dettaglio quali sono queste centrali e quanto distano da alcune delle città più grandi dell’Italia settentrionale come Milano, Torino, Bolzano e Aosta. Le distanze chilometriche che forniamo sono da considerare come distanze in linea d’aria e sono state ottenute con il sistema di calcolo offerto da Google Maps Distance Calculator. La centrale nucleare più vicina a una grande città italiana è la centrale slovena di Krsko, a circa 137 chilometri da Trieste. Al secondo posto c’è l’impianto di St. Alban Leysse, vicino Lione, che dista 146 chilometri da Torino. Il capoluogo piemontese è circondato da centrali transalpine, avendo a 210 chilometri i quattro reattori di Bugey, a 235 la centrale di Cruas e a 244 quella di Tricastin. La stessa distanza, quest’ultima, che divide Aosta e i reattori francesi più vecchi, quelli di Fessenheim. Proprio a Fessenheim, in Alsazia, si è verificato un piccolo incidente lo scorso 4 aprile. Incidente catalogato al grado 1 della scala INES, graduatoria che classifica la gravità degli incidenti nucleari. Fessenheim era già stata teatro di un piccolo incidente nel 2004 e di un altro inconveniente nel dicembre 2009. Sull’ordine dei 200-300 chilometri anche la distanza che separa Milano da quattro centrali svizzere (Leibstadt, Beznau, Goesgen e Muhlberg) e Bolzano da tre impianti tedeschi (Isar, Gundremmingen e Neckarwestheim). Dalla seconda mappa elaborata da Butler emerge che il nord Italia è il territorio più densamente popolato del nostro paese ed è anche la zona più vicina alle centrali francesi, tedesche, svizzere e slovene.

Quello dell’Italia è quindi un vicinato nucleare piuttosto numeroso e, nel caso di Fessenheim, neppure troppo disciplinato. Italia a parte, la mappa di Butler mostra che diversi paesi nel mondo hanno a che fare con numerose centrali nei pressi di grandi agglomerati urbani. “È un’analisi spaventosa” ha detto a Nature Ed Lyman, scienziato esperto di energia atomica e membro dell’Union of Concerned Scientists, un’associazione americana di scienziati ambientalisti.

6 Comments on Il vicino di casa nucleare

  1. Se questa analisi è definita “spaventosa” non immagino come possa essere definita una analoga analisi sulle centrali a carbone che emettono in atmosfera (continuamente) oltre ad inquinanti vari anche notevoli quantità di isotopi radioattivi.
    Se preoccupa l’eventualità di incidenti nucleari credo dovrebbe preoccupare anche di più la moria continua di cittadini avvelenati dalle emissioni delle centrali termoelettriche. Pare che non sia così e che sia la stessa storia della paura dell’aereo contrapposta alla fiducia nell’auto…

    http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2011/03/the-triumph-of-coal-marketing.html

  2. Non vedo il punto di questo studio, le centrali vengono costruite dove servono, quindi dove c’è consumo, quindi vicino alle città, dove dovremo costruirle secondo l’autore? nel deserto?

  3. Impazzito, un mondo che utilizza tecnologie imperfette pur di raggiungere il profitto prima della concorrenza, senza curarsi dei rischi che pagheranno le future generazioni.
    Un uomo piccolo, piccolo.

  4. E’ chiaro che il nucleare appartiene al passato e non al futuro.
    Oggi cade l’anniversario dell’incidente di Chernobyl, la gravità
    dell’incidente appare negli anni sempre più grave. Si parlava di 4000 morti, oggi le stime sembrano essere enormemente più pesanti, alcuni calcolano, basandosi sulle differenze statistiche nell’incidenza di tumori specifici in gruppi di popolazioni esposte,anche di alcuni milioni di morti finora nell’intera Europa, ma purtroppo è solo provvisorio.
    Non solo ,ma a Chernobyl il nocciolo è ancora attivo e potrebbe causare un nuovo incidente anche più grave di quello del 1986, per cui si pensa di dover costruire una grande cupola di contenimento.
    Questo mostra che il nucleare è una tecnologia i cui incidenti spesso sono incontrollabili e dall’evoluzione sconosciuta.
    Fidarsi della III generazione, e di parte della IV, dove si prevede maggior robustezza, qualche ridondanza,ecc.non mi pare una gran soluzione,sopratutto se si immagina il numero di centrali attuali sempre in aumento.
    Chernobyl non era insicura come qualcuno immagina, Fukushima era considerata molto sicura, ecc.
    Solo dopo si dice il contrario, o si trovano i punti deboli,ecc. ecc.

    Abbiamo davanti solo 1 possibilità veramente seria er il pianeta: il solare e, aggiungerei, tutta la ricerca su fonti e fenomeni particolari,senza escludere per forza tra questi la ricerca sul nucleare.

    • “appartiene al passato”, ma “non bisogna escludere per forza la ricerca sul nucleare”? :-?
      Riguardo all'”alcuni calcolano”… mio cugino calcola che ogni anno ci siano in Italia milioni di morti a causa delle canzoni di Masini. Sono tutti affidabili allo stesso modo i… “calcoli”?
      Molto interessante l’affermazione “basandosi sulle differenze statistiche nell’incidenza di tumori specifici”: ci piacerebbe vederle e valutarle queste differenze statistiche, ma personalmente sento sempre e solo aggettivi e mai numeri.
      Un articolo che mi è capitato di leggere ieri proprio sull’argomento: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/apr/05/anti-nuclear-lobby-misled-world

      Chernobyl è stato ed è un disastro di gravi proporzioni, ma le centrali termoelettriche che abbiamo costruito ed acceso per compensare l’abbandono del nucleare hanno fatto senza dubbio* più vittime, sia in assoluto che in proporzione all’energia prodotta.

      *naturalmente se mi troverò di fronte a studi che dicono che la radioattività del carbone è buona mentre quella di Chernobyl è cattiva, che spargere tutti i giorni nei fumi arsenico, piombo, cadmio, mercurio, anidride solforosa e tutto il resto non fa poi tanto male e che le centrali termoelettriche italiane non uccidono migliaia di persone all’anno e li trovassi fondati e convincenti passerò a sostenere che le prime da chiudere siano le centrali nucleari. Per ora penso che sia il carbone la prima fonte da abbandonare.

      E se i conti li facciamo sull’energia prodotta emergono delle evidenze piuttosto inattese: in Italia negli ultimi 12 mesi abbiamo avuto almeno 12 morti per installare 4’000MWp, ipotizziamo che questi impianti producano per 20 anni 1250kWh/kWp senza causare altri morti durante le fasi di pulizia, manutenzione e smontaggio: fanno 100 TWh in tutto per un rapporto di 0,12 morti per TWh. Pochi o tanti? Il motivo per cui non ci si oppone con forza al fotovoltaico sui tetti è che i morti sono uno alla volta, suddivisi in molti eventi separati e non tutti insieme per un unico incidente?
      Se il motivo fosse solo questo credo che dopo il Vajont avremmo dovuto abbandonare la tecnologia delle dighe ad invaso… a proposito una è crollata ed ha ucciso un po’ di persone in Giappone proprio nelle prefettura di Fukushima, ma pare siano morti di serie B. Qualcuno è riuscito ad avere una stima delle vittime? La diga viene citata l’11 marzo, se ne parla il 12 e il 13, poi dopo il 15 marzo non interessa più a nessuno. Si sa solo che ha spazzato via decine di case. 100 morti? Boh, a chi interessa? :-(
      Quindi non è nemmeno il “fare tanti morti in una volta sola” il parametro che fa la differenza. Serve un’altra spiegazione…

  5. 40 years later, Nagasaki bomb still causes disease
    They found the disease risk rose by between 70 and 88 percent for each kilometer (about 0.6 miles) closer the survivors had lived to the blast.

    http://www.reuters.com/article/2010/12/14/us-nagasaki-bomb-idUSTRE6BD69Y20101214

    Si potrebbe pensare alla conversione al torio almeno..

    http://www.focus.it/Tecnologia/energia/multimedia/Il_nucleare_pulito_30082008_1451_265.aspx

    http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/8393984/Safe-nuclear-does-exist-and-China-is-leading-the-way-with-thorium.html

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