Rassicurazioni

Se fosse confermata una nuova stima e se limitiamo la CO2 atmosferica a 550 ppm, il riscaldamento globale potrebbe restare sotto i 3° C. Se non fosse confermata, resterà un buon esempio delle incertezze presenti in tutti i modelli, qualunque siano i fenomeni da simulare.

La sensitività del clima, nel senso di aumento della temperatura globale, a un raddoppio della CO2 in atmosfera era già stata stimata in + 4° C da Svante Arrhenius a fine Ottocento, con i mezzi di allora: legge di Boltzmann, carta e penna. Il calcolo si è via via complicato, ora le stime convergono attorno ai 3° C. Con una Terra sola a disposizione non conviene fare esperimenti, ma dagli anni Cinquanta – grazie soprattutto al grande Cesare Emiliani – si studia com’è andata in passato. Ormai decine di modelli simulano il clima del Pleistocene, per esempio, con risultati spesso divergenti e cospicui margini di incertezza.

Su Science Andreas Schmittner, un esperto di paleoclima e birra, e colleghi propongono un nuovo metodo per ricostruire le temperature a partire dalle informazioni contenute nei ghiacci, nei sedimenti lacustri e marini, nei pollini e altre fonti risalenti all’ultimo massimo glaciale tra 23 e 19 mila anni fa. Hanno scelto quel periodo perché

grandi differenze rispetto al clima pre-industriale e concentrazioni molto più basse di CO2 atmosferica (185 ppm rispetto a 280 ppm) danno un rapporto favorevole tra il segnale e il rumore di fondo; sia le forzanti radiative che le temperature superficiali sono abbastanza ben vincolate da estese ricostruzioni e da modelli; in quel periodo il clima era vicino all’equilibrio, il che evita le incertezze legate all’assorbimento transitorio del calore da parte degli oceani.

Dal loro modello, fatto di sotto-modelli, risultano

temperature dell’aria sulla superficie terrestre inferiori di 3,0 gradi Kelvin (probabilità del 60%) a quelle odierne; sulla superficie marina di 1,7 K (probabilità del 60%).

Di converso, un raddoppio della CO2 atmosferica porterebbe a 1,7-2,6 K in più (prob. 66%) e a un limite superiore di 3,2 K. Detta in gradi Celsius, la stima migliore è di 2,2 – 2,3° (prob. 90%). Durante l’ultimo massimo glaciale, il dimezzamento della CO2 avrebbe raffreddato il clima meno di quanto stimato. Di converso, un suo raddoppio lo scalderebbe di meno.

Deduzione logica e rassicurante. Le altre stime usano solo un secolo e mezzo di dati, sono tutte esagerate, si è letto sui giornali, possiamo star tranquilli.

Ma se 2,2° C in più sono davvero bastati a trasformare un massimo glaciale in un’era temperata e a innalzare di 120 m. il livello del mare, c’è poco da star tranquilli. Dal 1860 a oggi, la CO2 è aumentata del 40%, la temperatura di 1,4° C, metà dei quali dal 1970, e la popolazione di sette volte, un terzo della quale vive sulle coste. Aiuto!

Per fortuna, gli autori sono i primi a essere scettici del risultato e a criticare il proprio modello. Ha il vantaggio di ridurre il margine di incertezza a meno di 1° (2,6 meno 1,7), scrivono, però non ha la complessità dei modelli globali: non tiene conto dell’evoluzione delle calotte glaciali e della vegetazione; sottovaluta l’aumento della temperatura terrestre rispetto a quella oceanica; estrapola quella globale da dati insufficienti, mancano per l’Australia, l’Asia centrale, il Sud America, il Pacifico Nord e quelli disponibili sono a macchia di leopardo. Inoltre

nei modelli complessi, i feedback non lineari delle nubi rendono il rapporto tra ultimo massimo glaciale e sensibilità del clima a un raddoppio della CO2 più ambiguo di quanto appare nel nostro insieme di modelli semplificati. Ci vuole più lavoro…

Queste avvertenze sono ribadite dagli autori e tenute in conto da altri ricercatori. Non dagli “scettici” per autocertificazione, che usano il risultato per sostenere che il riscaldamento globale da emissioni antropiche di gas serra è un’invenzione del “movimento” catastrofista e che tutti i modelli climatici sono sbagliati, meno questo. Per esempio l’americano Pat Michaels che per essere ancora più rassicurante cancella due curve dal grafico originale, e il ten. col. Guido Guidi che gli fa eco e commenta:

Attenzione: gli autori di questo paper di fatto appartengono al movimento, non sono scettici, tanto da dichiarare apertamente che il riscaldamento globale è reale e che l’aumento della concentrazione di CO2 avrà diverse pericolose conseguenze. Però, mettendo nei modelli di simulazione qualche minutino in più rispetto agli ultimi secondi della vita di questo Pianeta normalmente presi in considerazione, è capitato loro di tirar fuori un risultato diverso che non solo va molto più d’accordo con il passato, ma appare anche essere parecchio più realistico e, una volta tanto, molto meno preoccupante.

Forse abita in collina.

***

Grafico: Figura 3.A, A. Schmittner et al., Climate Sensitivity Estimated from Temperature Reconstructions of the Last Glacial Maximum, 24 novembre 2011.

4 Comments on Rassicurazioni

  1. Se il livello del mare aumenta non resteranno tranquilli neanche gli abitanti delle colline: le popolazioni costiere da qualche parte si trasferiranno!
    E non è l’unica spinta: anche una qualsiasi carestia (ri)porterebbe le popolazioni a coltivare le colline…

  2. @Fabio
    non è un modello realistico, infatti. E meno male!

    Se interessa, Gavin Schmidt ha appena fatto una “recensione” molto più bella della mia

    http://www.realclimate.org/index.php/archives/2011/11/ice-age-constraints-on-climate-sensitivity

  3. Alla scorsa INQUA di Berna, presentando i risultati in anteprima, Schmittner concludeva lo speech di 15 minuti sottolineando come la cosa forse più importante dello studio fosse il fatto che vengano escluse le stime di una sensitività climatica più alte, rendendo poco plausibili quelle superiori a 5.5K. Ha anche fatto una battutina finale circa l’uso che ne avrebbero potuto fare i soliti noti. È stato buon profeta.

  4. Ruggero Revelli // 2 dicembre 2011 alle 16:20 // Rispondi

    Ma gradi °C e K non sono uguali, a parte il valore numerico?

    La fusione, a pressione atmosferica, del ghiaccio avviene a 273,16 K , esattamente come l’ebollizione, id id, avviene a 373,16 K.

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  1. Climatemonitor

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