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Terremoto in carcere: ci sono più rischi?

Pubblicato da Gianluca Carta su 7 luglio 2012

Con un’infografica di Annelore Bezzi

JEKYLL – “Io, che a quell’ora dormivo, in un primo momento ho pensato che fosse il mio compagno di stanza che mi muoveva la branda perché magari russavo troppo forte.” Questo è il racconto di un terremotato visto da un’ottica diversa. Antonio Floris, alle 4 del mattino di domenica 20 maggio, si trovava infatti nella sua cella del carcere di Due Palazzi, a Padova. Il racconto prosegue con la descrizione degli attimi concitati e della sensazione di intrappolamento che provavano i detenuti, visto che “vivere l’esperienza di un terremoto in carcere è cosa ben diversa da come può essere vissuta fuori da liberi. Le persone libere hanno almeno la possibilità di aprire le porte delle case e scappare e si sa che più veloci si scappa più alte sono le probabilità di salvezza. In carcere invece questo non si può fare.”

In effetti in Italia non esiste una direttiva specifica che indichi le azioni da compiere nelle carceri in caso di terremoto e, com’è facile immaginare, le strutture carcerarie sono spesso datate, obsolete e non costruite secondo le più recenti indicazioni antisismiche.

Alla prima scossa di terremoto, circa 500 detenuti del carcere di Ferrara sono stati evacuati e trasferiti nel campo da calcio della struttura (e fra questi anche diversi detenuti collaboratori di giustizia sottoposti al regime di massima sicurezza che non si sarebbero potuti incontrare fra loro). Un gruppo di Radicali ha chiesto certezze sugli eventuali danni arrecati al carcere e la ministra Severino ha emanato un provvedimento per tenere le celle aperte 24 ore su 24, affermando che “non si può aggiungere al carcerato l’angoscia della claustrofobia”.

Certo è che rispetto a decenni fa la situazione dei detenuti è migliorata per ciò che concerne la possibilità di ricevere informazioni su quello che accade fuori dal carcere: la maggior parte delle celle oggi ha un televisore e in quasi tutte le strutture è possibile tenerlo acceso 24 ore su 24.

Per avere un quadro più definito del rapporto fra carceri e rischio sismico abbiamo pensato di sovrapporre la mappa della distribuzione delle strutture carcerarie con quella che classifica proprio il rischio sismico delle diverse aree del nostro Paese. La domanda a questo punto è d’obbligo: quante strutture ubicate in zona 1 o 2 sono costruite con adeguati criteri antisismici?

Crediti per la foto di apertura: Shamballah/Flickr

Una Risposta a “Terremoto in carcere: ci sono più rischi?”

  1. lorenza detto

    da quello che so a bologna la circolare severino è stata applicata solo nei primi giorni. ora al giudiziario di nuovo tutti chiusi per 21 ore

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