Oggi Scienza

La ricerca e i suoi protagonisti

Staminali: dal Nobel alle stalle

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 16 ottobre 2012

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IL PARCO DELLE BUFALE – Al convegno della Stem Cell Foundation di New York, Hisashi Moriguchi spiegava di aver curato pazienti con staminali pluripotenti indotte, migliorando il metodo messo a punto da Shinya Yamanaka il cui premio Nobel per la Medicina era stato annunciato tre giorni prima.

Giovedì scorso, il dott. Moriguchi della Harvard Medical School e dell’Università di Tokyo affermava di aver trapiantato quelle cellule nel cuore di sei pazienti con esiti dieci volte migliori di quelli raggiunti in modelli animali. Rilasciava interviste trionfali ai quotidiani giapponesi: per gli esperimenti clinici, fatti al Massachusetts General Hospital, aveva ottenuto l’approvazione del Comitato bioetico di Harvard, collaborato con dottorandi del Massachusetts Institute of Technology e ricevuto due milioni di dollari da investitori privati.

Aveva anche una visione:

Il Prof. Yamanaka ed io vogliamo salvare la vita dei pazienti. In questo momento, ci serve il sostegno congiunto del settore pubblico e privato. Questo creerà anche posti di lavoro per i giovani e contribuirà a risollevare il Giappone.

Allertato da un collega, Paul Knoepfler - dell’Università della California a Davis – era il primo a dubitare dei risultati, seguito da David Ciranovsky, direttore dell’edizione giapponese di Nature. La Harvard Medical School precisava che Moriguchi era stato “visiting fellow” solo nel 1999-2000; il Comitato bioetico non ne aveva mai sentito parlare; all’Università di Tokyo risultava di passaggio una o due volte alla settimana. E non aveva una laurea in medicina, ma un diploma di infermiere.

Gli esperimenti clinici in doppio cieco con placebo, se li era inventati.

Nelle migliori famiglie

Forse gli organizzatori del convegno avevano un motivo per credergli.

Nel febbraio e nel luglio scorso Hisashi Moriguchi ha pubblicato due articoli su Scientific Reports, una rivista in open access del gruppo Nature, in cui si firma dell’Università di Tokyo come altri due co-autori, e Harvard. Nel primo, ha un co-autore, Yue Zhang, che è di Harvard, ma si occupa d’altro e nel secondo  Raymond Chung, che lavora al Massachusetts General Hospital, ma ignorava tutto di quell’articolo.

Scientific Reports si presenta come una rivista”veloce e rigorosa”. Veloce sì.

 Foto: Japan Times

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