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Conflitti all’Opera

Pubblicato da carlorigon su 16 giugno 2012

JEKYLL – Con un asciutto comunicato stampa, l’INFN ha posto fine alla questione dei neutrini superluminari. In modo elegante, Opera viene nominato assieme a BOREXINO, ICARUS, LVD come uno degli esperimenti che ha permesso di “controllare” la velocità delle particelle.

Personalmente, nella lunga e contorta vicenda mediatica di Opera, una delle cose che più mi ha colpito (tra tunnel gelminiani, fisici in odore di Nobel, conferme, smentite, manuali di fisica da riscivere e presunte vendette di Einstein)  sono state le dichiarazioni di Yves Declais, spokesperson dell’esperimento dal 2002 al 2008. Quando ormai, anche se non c’era ancora la conferma ufficiale, si era capito che la scoperta dei neutrini più veloci della luce era una bufala, Declais aveva dichiarato al Newsblog di Nature che “ci sono divisioni culturali tra italiani e nord europei, e molti conflitti personali che rendono difficile  una discussione scientifica pacifica”.

Insomma, se  di solito nell’immaginario collettivo il mondo delle collaborazioni scientifiche appare  come un’oasi felice e illuminata, in cui scienziati di tutto il mondo sanno mettere da parte eventuali divergenze culturali o personali per l’avanzamento del progresso, Declais sembra tratteggiare invece una realtà diversa, in cui distanze tra popoli e problemi relazionali possono essere causa di catastrofi mediatiche e di fallimenti in  lunghe e costose collaborazioni tra luminari. È davvero così? Lo abbiamo chiesto a due figure di spicco all’interno di Opera: Luca Stanco, Dirigente di Ricerca INFN, che collabora alla realizzazione di questo esperimento dal 1999 e Piero Monacelli, professore ordinario di Fisica sperimentale all’Università dell’Aquila.  Leggi il seguito di questo post »

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Tutti pazzi per i gatti imburrati

Pubblicato da carlorigon su 9 maggio 2012

Un frame dal video Nyan Cat (fonte: YouTube)JEKYLL – “La prima regola per fare un video virale? Non cercare di fare un video virale”. Una breve chiacchierata con Sergio Maistrello sulle (talvolta) imperscrutabili meccaniche della popolarità sul web.

Si sa, ci sono domande a cui la scienza non sa rispondere, ma su cui forse dovremmo riflettere lo stesso. Ecco, una delle meno importanti che mi viene in mente è: “Perché  un video con un gatto imburrato, che lascia una scia di arcobaleni è uno dei filmati più popolari al mondo?”

Il filmato, apparentemente  privo di qualsivoglia messaggio, è un semplice loop di qualche secondo riproposto per qualche minuto. Ad oggi è stato visto da oltre 70 milioni di internauti, che sarebbero molti di più se calcolassimo anche gli innumerevoli cloni di Nyan cat (tra le varie versioni ne esiste una da 100 ore ed è cliccatissima). Leggi il seguito di questo post »

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E se Ponzio Pilato avesse giocato a World of Uncertainty?

Pubblicato da carlorigon su 25 luglio 2011

LA VOCE DEL MASTER - Ricercatori dell’Università di Belfast hanno sviluppato un videogioco in grado di migliorare le nostre capacità di prendere decisioni nella vita di tutti i giorni e nei momenti critici. Una speranza di guarigione per gli indecisi cronici? Boh!

Diamoci un’occhiata dopo aver ripercorso un po’ la storia dei videogiochi educativi.

“Papà mi compri il computer? Non fa solo videogiochi, mi serve per studiare, è utile per la gestione della tua azienda e poi… ci sono i giochi educativi, che mi insegnano divertendomi!” Discorsi del genere, falsi quanto ingenui, sono ronzati nelle orecchie di tanti papà degli anni ’80, che molto spesso non avevano aziende da gestire (o che magari non le avrebbero gestite con un Commodore 64) e che guardavano con sospetto quelle nuove macchine che si “attaccavano” alla televisione.

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Le antenne di Conconello

Pubblicato da carlorigon su 11 luglio 2011

Telefoni che parlano da soli, cancelli elettrici che si aprono e chiudono senza nessun motivo, giocattoli che si animano senza che nessuno li tocchi… fino a qualche anno fa questa poteva sembrare la descrizione di un film horror di serie b:  poi abbiamo iniziato ad associare queste “manifestazioni” all’inquinamento elettromagnetico, grazie anche alcuni efficaci reportage.  Fece scalpore, ad esempio,  nel  marzo del 2000 il servizio delle Iene sulle emissioni di Radio Vaticana e sull’anomalo proliferare di leucemie e tumori nelle vicinanze delle antenne, in particolare a Cesano…

LA VOCE DEL MASTER – Eppure esistono anche altre realtà meno note, ma su cui sarebbe importante soffermarsi, come quella di Conconello, una piccola frazione di Trieste in cui gli abitanti, da decenni, vivono in involontaria simbiosi con le antenne radiotelevisive e in cui, da decenni, si sentono ripetere che questa convivenza finirà a breve.

Conconello è probabilmente il primo caso di sito “inquinato elettromagneticamente” di cui si parla in Italia: già nel 1996 il Corriere della Sera lo cita, accanto ad Honolulu, come caso emblematico di danni da esposizione a onde elettromagnetiche: “Disturbi neurovegetativi riscontrati su 27 persone abitanti sulla collina di Conconello, alla periferia di Trieste, furono imputati, da parte di un gruppo di esperti incaricati dal pretore di Trieste, ai ripetitori radiotelevisivi presenti in alta concentrazione nella zona”. Il Corriere si occupa di Conconello e del suo inquinamento anche due anni più tardi, parlando di  “Far West di antenne”: in effetti, le trasmittenti radiotelevisive a Conconello sono installate su tralicci abusivi che però non possono essere abbattuti in quanto radio e televisione offrono un servizio di pubblica utilità Leggi il seguito di questo post »

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