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India, la natura del Rajasthan: dal punto di vista naturalistico l’India può vantare territori tra i più ricchi al mondo in termini di biodiversità, con numerosissime specie e una straordinaria varietà di paesaggi. Una biodiversità che è ancora parte integrante delle città, sempre più popolose..
Creatività a briglie sciolte: riparte "La Voce del Master", la rubrica di OggiScienza a cura del corso di multimedialità del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste. La redazione, formata dagli studenti, offrirà ai nostri lettori un arcobaleno di voci.
Jekyll è il blog realizzato dagli studenti del Master in Comunicazione della Scienza della Sissa di Trieste.
Jekyll risponde ai cambiamenti dell’ecosistema della comunicazione
focalizzato sui media digitali. Jekyll analizza e descrive l'evoluzione
dell'informazione in ambito medico, scientifico e tecnologico.
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Oggiscienza ha contribuito alla creazione e tutela di 831 mq di foresta in crescita in Costa Rica per compensare 4320 kg di CO2 generati dal proprio traffico annuale
Si è conclusa il 19 dicembre la 15esima conferenza ONU sul clima. Pochi numeri, troppe emissioni
CRONACA – La conferenza Onu sul clima “ha preso nota” dell’accordo raggiunto il 19 dicembre tra cui Stati Uniti, India, Cina e Sud Africa. È questa la conclusione di due anni di trattative e due settimane di lavoro itenso a Copenhagen.
La formula “prendere nota” è un modo per rendere operativo un accordo che non è legalmente vincolante, senza il bisogno dell’approvazione formale di tutti i paesi. L’accordo di Copenhagen, infatti, non è un nuovo trattato, Leggi il seguito di questo post »
Copenaghen è congestionata dalle misure di sicurezza e dalle basse temperature. Al Bella Centre Obama ha parlato.“Siamo qui per agire non per parlare” ha detto. È deciso ma non convince. Spinge per la stipula di un accordo, anche se impreciso, ma su come intervenire per bloccare il riscaldamento del pianeta i punti del suo discorso sono ancora troppo vaghi, così come le misure suggerite dalla bozza di accordo
Nel documento che circola da questa mattina tra capi di Stato e di governo al COP15 si dichiara l’obiettivo di 2 C come limite al riscaldamento globale, ed è riconosciuto e l’impatto negativo sui paesi particolarmente vulnerabili. Ma, contrariamente Leggi il seguito di questo post »
Ascolta l’intervistadel Corriere della Serra a Saleemul Huq
A un passo dalla chiusura degli accordi ecco i primi bilanci del vertice di Copenhagen. “Dicembre 2009 verrà ricordato come un momento di rottura per la storia del nostro pianeta. Non per quello che accadrà oggi, 18 dicembre, nelle sale del Bella Centre. Ma per la voce delle migliaia di persone che in questi giorni ha chiesto ai leader della politica di lavorare per una giustizia climatica”. A parlare è Saleemul Huq, scienziato dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, membro del gruppo sul clima dell’Istituto Internazionale per l’Ambiente e lo Sviluppo che in questi giorni ha partecipato a COP15. Ai microfoni del Corriere della Serra Huq spiega quali sono i rischi dei cambiamenti climatici e come si potrebbero affrontare.
Ascolta il servizio del Corriere della Serra sui musei scientifici a COP15
Interattività e partecipazione sono le parole chiavi presentate oggi a COP15 da science centre e musei scientifici europei, luoghi dove imparare ma anche dove portare avanti azioni concrete contro i cambiamenti climatici. È questa la filosofia del progetto europeo Accent. Il Corriere della Serra ne parla con Luigi Amodio, direttore della Città della Scienza. il science centre di Napoli, promotore e cordinatore del progetto, mentre Michael Creek di Ecsite, la rete dei musei scientifici europea, ci presenta I do, il sito di Accent dove le istituzioni coinvolte nella comunicazione sul riscaldamento climatico possono condividere strumenti e risorse. Ma qual è il ruolo dei musei scientifici nella comunicazione di argomenti controversi come i cambiamenti climatici? Devono limitarsi a informare, essere neutrali o assumere una posizione? Ne parliamo con Jean-Luois Fellous, direttore di Cospar, la commissione sulle richerche nello spazio.
Vandana Shiva a Copenhagen racconta come i cambiamenti climatici mettono a rischio il delicato ecosistema dell’Himalaya
CRONACA – “Il tetto del mondo è in pericolo”. A lanciare l’allarme, a Copenhagen, è Vandana Shiva. “Tutti parlano dello scioglimento dei ghiacciai ai poli, nessuno dice invece cosa sta accadendo nelle regioni dell’Himalaya”.
Il sistema montuoso dell’Himalaya è uno dei più complessi e dinamici della Terra. Sulle punte delle sue catene montuose, tra le falesie le più alte del pianeta e i ghiacciai e le zone coperte da permafost più estese dopo i poli, il riscaldamento globale raggiunge il suo apice Leggi il seguito di questo post »
Per studiare i cambiamenti climatici i computer degli scienziati elaborano i dati raccolti dai ricercatori e con delle simulazioni ricostruiscono come è cambiata la temperatura del pianeta e fanno previsioni su come varierà negli anni. Gli indegeni che vivono nelle foreste, invece, non hanno bisogno di un calcolatore per accorgersi che la Terra sta cambiando. Le popolazioni che vivono a stretto contatto con la natura in questi anni hanno visto le foreste e i ritmi della natura trasformarsi. Per questo per l’associazione Rede Povos da Floresta la difesa delle popolazioni indigene non può prescindere dalla difesa dell’ambiente.
Ascolta l’intervista a John Holten Andersen (inglese)
Migliaia di persone provenienti da paesi di tutto mondo riscaldano l’aria della capitale danese mentre rimbalzano tra seminari, mostre, concerti, spettacoli. Al centro di tutti gli eventi, tra le persone, c’è la Terra e il suo clima
Il cielo invernale del nord fa da sfondo ai mille colori di Copenhagen, dove il clima è cambiato davvero. Del riscaldamento globale non si parla solo al Bella Centre, il lussuoso centro congressi dove sono riuniti politici e rappresentanti delle istituzioni, a sud della capitale. La città è invasa da persone che vogliono capire cosa sta accadendo alla Terra, che vogliono raccontare le loro storie, raccoglierne di nuove. Ci sono iniziative di ogni sorta organizzate da una miriade di gruppi di diverso colore o provenienza. A un passo dalla stazione centrale, Leggi il seguito di questo post »
Il mondo punta gli occhi su COP15, il vertice ONU sui cambiamenti climatici che deciderà le sorti del pianeta
CRONACA – 7 Dicembre 2009, København. O come scrivono i giornali di tutto il mondo, Copenaghen. Ci siamo: la quindicesima conferenza dei paesi delle Nazioni Unite, ha avuto il suo via. Circa 15000 persone sono attese a COP15: accanto ai delegati dei 193 paesi delle Nazioni Unite aderenti al Framework Convention on the Climate Change (UNFCCC) ci saranno i rappresentanti delle organizzazioni ambientaliste, dell’industria e delle istituzioni di ricerca. Arrivano dai quattro punti cardinali per discutere di una questione che riguarda il globo intero: il clima. E infatti, proprio con questo messaggio il primo ministro della Danimarca, Lars Løkke Rasmussen, ha aperto i lavori della conferenza: “I cambiamenti climatici non hanno confini. Leggi il seguito di questo post »
Oliver Tickell, giornalista e ambientalista britannico, spiega ai microfoni del Corriere della Serra quali potrebbero essere delle soluzioni alternative per gestire i gas serra. Ma la strada per un accordo sostenibile sul futuro del pianetasi si scontra con la pragmaticità della politica e i ritardi di Obama
INTERVISTE - “Il protocollo di Kyoto è stato il primo tentativo di porre un freno alla minaccia dei cambiamenti climatici, ma ha fallito. Adesso dobbiamo intraprendere una strada nuova”. Non ha dubbi Oliver Tickell, giornalista e ambientalista britannico. Le proposte racchiuse nel suo libro Kyoto2 (Zed Book, 2008), uno acuto trattato di politica ed economia dei cambiamenti climatici, descrivono una serie di misure volte a definire un accordo sul clima, più equo, efficiente, ed economico. “Per affrontare il problema dei gas serra bisogna tornare alla sua fonte, andare lì dove le emissioni hanno origine. Leggi il seguito di questo post »
A che velocità cambia il clima? In che modo i cambiamenti globali della Terra entrano nelle storie dei singoli individui? In un percorso che oscilla tra provocazione e contemplazione della bellezza del pianeta, più di trenta artisti contemporanei hanno provato a rispondere ad alcune di queste domande e a rielaborare il dibattito di scienziati e politici sul clima in una nuova nuova chiave narrativa. È nata così Earth. Art of changing world, la mostra sui cambiamenti climatici inaugurata oggi alla Royal Academy of Arts di Londra. Aria, cielo, elementi organici, sono alcuni degli ingredienti che si intrecciano su diversi materiali e piani percettivi, in un racconto di migrazioni, di biodiversità, di fragilità ma anche e, soprattutto, di emozioni e speranza. Earth sarà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2010. Eccone un assaggio virtuale.