Oggi Scienza

La ricerca e i suoi protagonisti

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Capi ufficio stampa per la ricerca: come sceglierli?

Pubblicato da Marzia Filippetti su 8 luglio 2012

Intervista a Giovanni Caprara

JEKYLL – Archiviata la querelle mediatica nata intorno alle recenti dichiarazioni del capo ufficio stampa dell’INGV, resta qualche dubbio su chi, nel nostro Paese, si occupa di comunicazione della scienza in enti di ricerca pubblici. Perché c’è una questione di metodo, nella fattispecie legato alle modalità di reclutamento, che non è solo formale ma che può avere delle ripercussioni anche sulla sostanza. Conseguenze tanto più delicate, come argomentato da Barbara Gallavotti in un post di qualche giorno fa, se si considerano alcune criticità legate al ruolo della comunicazione istituzionale nell’uso che ne fanno i media.

Tornando dunque a uno fra gli interrogativi rimasti sul terreno dopo il polverone che si è alzato nelle scorse settimane: i capi ufficio stampa che si occupano di comunicazione scientifica sono davvero tutti “segnalati”? E se così fosse, quanto pesa il legame di fiducia personale tra “segnalante” e professionista rispetto all’indipendenza giornalistica? Jekyll ha rivolto queste domande a Giovanni Caprara, una delle firme più autorevoli del giornalismo scientifico e attuale presidente dell’UGISLeggi il seguito di questo post »

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La repubblica delle idee? È Oltremanica

Pubblicato da Marzia Filippetti su 13 giugno 2012

JEKYLL - Parte domani la prima edizione della Repubblica delle Idee, in programma a Bologna fino al 17 giugno per festeggiare il quotidiano romano e i suoi lettori. Quattro giorni di incontri, dibattiti e conferenze sui grandi temi dell’attualità nazionale e internazionale per Scrivere il futuro, come recita il sottotitolo dell’evento.

Alla kermesse bolognese si parlerà anche del presente del giornalismo italiano, facendo il punto sui nuovi linguaggi legati al web 2.0 e approfondendo i mille volti del cronista (dal reporter di guerra al redattore di moda e costume). Riportando le parole di Ezio Mauro, la Repubblica delle Idee sarà l’occasione per fare incontrare lettori e giornalisti della testata, legati da un “rapporto particolare anche per una certa idea di Italia”, come lo stesso direttore ha dichiarato qualche giorno fa alla trasmissione Otto e Mezzo di La7.

Per analizzare in che modo il Festival di La Repubblica intende alimentare questa osmosi tra i suoi lettori e la redazione, Jekyll propone un confronto tra questo appuntamento e l’Open Week-end che il Guardian ha organizzato lo scorso 24 e 25 marzo. Leggi il seguito di questo post »

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Il mondo ha fame di accordi

Pubblicato da Marzia Filippetti su 4 luglio 2011

Il primo summit sulle politiche agricole dei 20 paesi più potenti al mondo si è concluso a Parigi con un nulla di fatto. Un’occasione mancata per mettere a freno la volatilità dei prezzi delle derrate alimentari. E le ONG rilanciano l’allarme per i soliti noti, i paesi del cosiddetto “terzo mondo”

LA VOCE DEL MASTER- Chi si aspettava un colpo di scena dalla riunione dei ministri dell’agricoltura del G20 è rimasto a bocca asciutta. Nessuna mossa coraggiosa è stata messa in campo per risolvere il vertiginoso aumento delle materie agricole registrato negli ultimi dieci anni. Nonostante i toni trionfalistici del ministro francese Bruno Le Maire, che ha parlato di un “accordo storico”, a Parigi si è registrato un drammatico nulla di fatto. Troppi gli interessi in ballo per dare una risposta concreta agli oltre 900 milioni di persone malnutrite nel mondo (stime FAO). Eppure, l’incontro si era aperto sotto i migliori auspici perché la Francia, presidente di turno del G20, ha fatto della lotta contro l’aumento dei prezzi dei beni agricoli un vero e proprio cavallo di battaglia.

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Non solo nucleare

Pubblicato da Marzia Filippetti su 30 giugno 2011

I cittadini italiani hanno da poco archiviato il nucleare grazie ad una mobilitazione che non si registrava da sedici anni. Da dove riparte il dibattito pubblico sulle strategie energetiche in Italia? Sicuramente dal gas e dai rapporti diplomatici che supportano fabbisogno nazionale. Perchè l’energia è anche una questione geopolitica

LA VOCE DEL MASTER- Smaltita la sbornia dell’inaspettato successo dei referendum del 12 e 13 giugno, la questione energetica nel nostro Paese non potrà più essere gestita a colpi di slogan. La crescente domanda di partecipazione scientifica emersa da più della metà degli aventi diritto a votare merita di essere soddisfatta più che mai.

Dalle urne non è uscito solo il “no” alla costruzione di centrali per la produzione di energia atomica ma anche un chiaro invito a rivedere le politiche energetiche italiane. Già, perché la tanto citata indipendenza in questo settore, rivendicata proprio dai fautori del nucleare made in Italy, entra a gamba tesa nel dibattito post-referendum. Uno a uno, palla al centro e si riparte. Sì, ma da dove? Nonostante una lieve flessione, dovuta alla recessione economica, nel 2009 la domanda italiana di energia si è attestata intorno ai 180 Mtep mentre i consumi finali sono stati di circa 130 Mtep nello stesso anno. Nel Paese di “santi, poeti e navigatori”, però, manca la cosiddetta materia prima, indispensabile per generare energia. Dunque, in assenza di sufficienti giacimenti di combustibili fossili, l’energia che utilizziamo per riscaldarci o illuminare proviene d’oltreconfine. Sulla mancanza di petrolio, gas e carbone nel sottosuolo italiano pesa ancora di più lo stentato decollo delle rinnovabili, al centro di recenti polemiche tra il neo-ministro della Sviluppo Economico, Paolo Romani, e gli imprenditori dell’energia “pulita”, che hanno visto diminuirsi di molto le agevolazioni fiscali per l’impianto di pannelli fotovoltaici o di pale eoliche. Se le rinnovabili non crescono quanto dovrebbero, almeno secondo quanto indica l’Europa, resta l’unica via percorribile: l’importazione. Leggi il seguito di questo post »

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La canna da zucchero che rinfresca l’aria

Pubblicato da Marzia Filippetti su 5 maggio 2011

Uno studio condotto nella savana brasiliana rivela un motivo in più per cui produrre biocarburanti dalla canna da zucchero farebbe bene all’ambiente. Ma non è tutto oro quello che luccica e la prudenza è d’obbligo: il rischio di una deforestazione massiccia è dietro l’angolo

LA VOCE DEL MASTER- Il Brasile non è solo la terra del carnevale, della samba e del caffè. Grazie a strategie avviate in seguito alla crisi petrolifera del 1973, è diventato anche il paese del biocarburante e oggi è leader mondiale indiscusso nella produzione di biocombustibili da canna da zucchero. Un modo pulito di produrre energia che, oltre a limitare lo sfruttamento di fonti non rinnovabili, come gas e petrolio, riduce di molto le emissioni di anidride carbonica. E i benefici per l’ambiente non si esauriscono qui. Stando a una ricerca pubblicata sull’ultimo numero della rivista “Nature Climate Change”, la riconversione in canna da zucchero di altre coltivazioni, soprattutto soia, è in grado di raffreddare il clima locale Leggi il seguito di questo post »

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L’anello debole della malaria

Pubblicato da Marzia Filippetti su 7 aprile 2011

Importante scoperta sul fronte della lotta alla malaria: una nuova classe di farmaci chemioterapici interferisce con il meccanismo di crescita del Plasmodium falciparum, il più comune responsabile della malattia. Con un rischio ridotto di resistenza.

LA VOCE DEL MASTER- È latitante nelle cronache dei quotidiani occidentali eppure resta ancora un’emergenza sanitaria dai numeri impressionanti. La malaria causa ogni anno circa un milione di morti e 250 milioni di nuove infezioni, specie nelle regioni più povere di Asia, Africa, America Latina e Oceania. Miliardi i dollari investiti nel tempo per ridurre l’impatto mortale del parassita responsabile, il Plasmodium, che ha sviluppato una forte resistenza alla maggior parte dei farmaci in uso, così come agli insetticidi utilizzati per disinfestare le zone endemiche. E neppure la ricerca su un vaccino ha dato, finora, buoni frutti. Forse, però, qualcosa potrebbe presto cambiare. Grazie a una classe di farmaci già utilizzati per altre patologie (i tumori), si potrebbero aprire nuovi scenari per una cura efficace Leggi il seguito di questo post »

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Buon sangue non mente

Pubblicato da Marzia Filippetti su 16 dicembre 2010

La parola “fine” ai gialli irrisolti potrebbe venire dall’Olanda. I ricercatori di Rotterdam hanno messo a punto una tecnica per risalire all’età di un individuo a partire da un piccolo campione del suo sangue.

LA VOCE DEL MASTER – Detti popolari e scienza, si sa, difficilmente vanno d’accordo. Eppure, i ricercatori dell’Erasmus University Medical Centre, a Rotterdam, sono riusciti a far quadrare credenze ancestrali e raffinate tecniche di laboratorio. Stando alla ricerca pubblicata su Current Biology, è possibile risalire all’età di una persona anche da un semplice campione di sangue. Sdoganando questa tecnica al campo forense, per esempio, sarà possibile stabilire con una certa accuratezza l’età di chi ha lasciato tracce ematiche sulla scena del crimine.

Le premesse dello studio, coordinato da Manfred Kayser, si basano sul fatto che il timo, con l’avanzare dell’età diminuisce gradualmente la produzione di cellule T, indispensabili per il nostro sistema immunitario; più  invecchiamo e meno cellule T saranno rilasciate nel sangue. Inoltre, nell’assumere la funzione di “guerriere”, queste cellule liberano del materiale genetico; è proprio la minore o maggiore concentrazione di questi frammenti genetici ad essere stata studiata dai ricercatori per stabilire l’età di un individuo. Leggi il seguito di questo post »

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