Oggi Scienza

La ricerca e i suoi protagonisti

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L’algoritmo della qualità

Pubblicato da Tomaso Fortibuoni su 25 giugno 2012

JEKYLL – È iniziata la fase di valutazione, da parte dei GEV (Gruppi di Esperti della Valutazione) nominati dall’ANVUR, della qualità della ricerca sviluppata in istituti e università in Italia, nell’ambito del programma di Valutazione della Qualità della Ricerca, noto come VQR. A giugno 2013 l’ANVUR pubblicherà il rapporto finale: la valutazione delle strutture interverrà nella distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario.

Il VQR prende in considerazione diversi “prodotti” della ricerca, come articoli su riviste, libri, brevetti depositati, mostre ed esposizioni organizzate, prototipi e opere d’arte. Saranno valutate 95 università e 39 enti di ricerca. Partecipano alla valutazione professori ordinari o associati, ricercatori e assistenti universitari, ricercatori e tecnologi, a cui l’ANVUR ha chiesto di elencare in ordine di preferenza decrescente i propri “prodotti di ricerca” (3 per ricercatori/professori universitari, 6 per ricercatori appartenenti ad enti di ricerca). I GEV quindi valutano la qualità di tali prodotti, attribuendo un voto a ciascuno di essi. La somma dei voti concorre a definire la valutazione dell’ente/università.

I prodotti con più autori, però, potevano essere presentati una sola volta dalla strutture, pena esclusione del prodotto dalla valutazione. Era compito della struttura risolvere conflitti di questo tipo, selezionando tra gli articoli indicati da ciascun ricercatore quelli che evitassero sovrapposizioni, sempre però tenendo conto dell’ordine di preferenza espressa.

Risultato: per massimizzare il voto era meglio che non fossero i singoli ricercatori a scegliere i loro lavori migliori, ma che fossero gli enti/università a selezionarli. Leggi il seguito di questo post »

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FameLab Italia, com’è andata?

Pubblicato da Tomaso Fortibuoni su 9 giugno 2012

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Riccardo Guidi, vincitore di FameLab Italia 2012

JEKYLL – Dopo averlo provato per voi e a pochi giorni dalle finali internazionali, facciamo un bilancio della prima edizione italiana di FameLab, il talent show della scienza ideato in Gran Bretagna dal Cheltenham Science Festival nel 2005. Il 4 maggio si è tenuta a Perugia la finale nazionale, e il vincitore, Riccardo Guidi (classe 1987) – laureato in Biotecnologie presso l’Università di Bologna e dottorando a Stoccolma presso il Karolinska Institutet – il 13 giugno volerà a Cheltenham per sfidare 20 avversari che provengono dal resto del mondo.

Abbiamo intervistato Leonardo Alfonsi, coordinatore di FameLab Italia Leggi il seguito di questo post »

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Data Journalism – Intervista a Luca De Biase

Pubblicato da Tomaso Fortibuoni su 4 maggio 2012

Luca De Biase

JEKYLL – Luca De Biase, giornalista de Il Sole 24 Ore, dal 2010 è presidente della Fondazione Ahref, impegnata nella ricerca sulla qualità dell’informazione su internet e i media digitali per rendere le nuove forme di giornalismo sempre più credibili. Abbiamo parlato con lui di data journalism, ovvero “una forma di giornalismo basata sulla raccolta, l’analisi, l’elaborazione, la spiegazione e la narrazione dei dati numerici”. Narrazione affidata a “grafici di varia natura animati su iPad e su computer”, come ci spiega De Biase.

Il data journalism è un filone giornalistico le cui origini si possono ricondurre all’uscita, nel 1969, del libro di Philip Meyer Precision Journalism: A Reporter’s Introduction to Social Science Methods”. Meyer descriveva il giornalista come uno scienziato che si avvale degli strumenti della scienza per raccontare una storia dove, più che la sensazionalità della notizia stessa, è fondamentale il rigore del metodo di analisi dei dati. Dalla metà degli anni Novanta, negli Stati Uniti, sono nate scuole per formare giornalisti con queste competenze, mentre in Italia il data journalism è ancora in fasce. Basti pensare che il libro di Meyer è stato tradotto in italiano solo nel 2006 (Giornalismo e metodo scientifico: ovvero il giornalismo di precisione. Armando Editore). Leggi il seguito di questo post »

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Nei mosaici, la storia delle specie marine

Pubblicato da Tomaso Fortibuoni su 6 ottobre 2011

AMBIENTE – Pescare una cernia bruna (Epinephelus marginatus) di mezzo metro è il sogno di molti pescatori ricreativi, mentre vedere una cernia bruna di un metro durante un visual census in una riserva marina è il sogno di molti biologi. Ma di certo essere inghiottiti da una cernia bruna mentre si fa snorkeling lungo le coste del Mediterraneo non è il sogno (o meglio, l’incubo) di nessuno, tanto è raro questo pesce.

In una lettera pubblicata su Frontiers in Ecology and the Environment, due ricercatori italiani (il primo, Paolo Guidetti, lavora presso l’Università del Salento a Lecce; la seconda, Fiorenza Micheli, lavora presso l’Università di Stanford, Stati Uniti) ci fanno sapere che per quanto nelle riserve marine italiane le cernie brune stiano meglio che nelle aree non protette in passato questa specie era decisamente più abbondante e raggiungeva dimensioni molto maggiori. Lo studio si basa sull’analisi di più di settanta mosaici romani che si trovano in Tunisia, Inghilterra, Francia, Spagna, Italia, Grecia e Libano, risalenti al periodo tra il primo e il quinto secolo dopo Cristo: raffigurazioni di cernie enormi, così grandi da poter inghiottire un uomo (tranquilli, le cernie non attaccano l’uomo, si tratta probabilmente di una licenza artistica), pescate in abbondanza sotto costa con arpioni e canne. Osservazioni corroborate da alcuni scritti di Plinio il Vecchio (Historia Naturalis) e Ovidio (Halieuticon Liber), che narrano di cernie pescate dalla costa, così tenaci da spezzare le lenze, così grandi da essere descritte come “mostri marini” Leggi il seguito di questo post »

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Addio tonni nel mar di Trieste

Pubblicato da Tomaso Fortibuoni su 16 giugno 2011

Un secolo fa, i pescatori ne facevano incetta. Oggi, le reti delle tonnare sono vuote

LA VOCE DEL MASTER – Il Conte Agapito, nella sua Descrizione della città di Trieste pubblicata nel 1824, raccontava: “nelle pesche di Barcola e di Grignano si prendono tonni dei quali vengono fatte annualmente delle salagioni che spediti vengono per gli Stati austriaci, per la Germania ed anche per la Sicilia”. Le tonnare di Trieste oggi sono solo un ricordo, o forse nemmeno quello, visto che di tonni nel golfo friulano non se ne vedono più. Leggi il seguito di questo post »

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Quando le dimensioni contano

Pubblicato da Tomaso Fortibuoni su 4 maggio 2011

La nostra capacità di vivere insieme, in un ampio gruppo di persone, è legata alle dimensioni dell’amigdala, una piccola regione del cervello posta in profondità in corrispondenza delle tempie in entrambi gli emisferi cerebrali. È quanto emerge da un recente studio americano pubblicato su Nature neuroscience

LA VOCE DEL MASTER – Per molte specie, in particolare per i primati (ma anche per alcuni invertebrati, come le vespe), la vita sociale rappresenta un vantaggio adattativo importante, che si è evoluto nel tempo. La centralina della nostra socialità sembrerebbe risiedere nell’amigdala, una piccola regione del cervello posta in corrispondenza delle tempie. E parlando di amigdala, si può affermare che le dimensioni contano. Un gruppo di ricercatori americani, coordinato dalla psichiatra Lisa Feldman Barrett del Massachusetts General Hospital and Harvard Medical School (Stati Uniti), ha infatti individuato una correlazione tra il volume dell’amigdala e le dimensioni e la complessità delle relazioni sociali negli uomini. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Nature neuroscience, e richiama “l’ipotesi del cervello sociale”: la capacità di vivere in un gruppo numeroso e complesso di persone (o più in generale, di propri simili) dipende da alcune aree del cervello deputate a funzioni sociali, come l’identificazione e il giudizio del prossimo. Già si sapeva che i primati che presentano una vita sociale più articolata hanno un’amigdala di dimensioni maggiori, ma si tratta del primo studio che si occupa di differenze all’interno di una singola specie, e in particolare dell’uomo. Leggi il seguito di questo post »

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La socialità? Questione di cervello, anche per le vespe

Pubblicato da Tomaso Fortibuoni su 20 aprile 2011

LA VOCE DEL MASTER – Per molte specie la vita sociale rappresenta un vantaggio adattativo importante, e sembra sia una questione di “cervello”. Nei mammiferi e negli uccelli, più grande è il cervello, maggiore è la socialità. Un recente studio americano, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, ha dimostrato che anche per le vespe è così: vespe più grandi hanno un cervello più grande, e di conseguenza maggiori capacità cognitive.
Questo studio riguarda ovviamente le cosiddette “vespe sociali” (in particolare la vespa cartonaia, famiglia Vespidae, sottofamiglia Polistinae). Esistono infatti vespe sociali e vespe solitarie. Anzi, vespe eusociali, termine coniato appositamente per identificare la socialità degli insetti, caratteristica che ne contraddistingue solo pochi ordini. Nel mondo delle vespe si considera eusociale una colonia nella quale i membri allevano in comune la prole, presentano una divisione del lavoro in caste di tipo riproduttivo (la regina: femmina fecondata, le operaie: femmine sterili, e maschi fertili) e presentano una sovrapposizione di generazioni (i figli rimangono assieme ai genitori) Leggi il seguito di questo post »

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Mi ricordo montagne verdi

Pubblicato da Tomaso Fortibuoni su 28 febbraio 2011

LA VOCE DEL MASTER – A tutti noi, credo, è capitato di rimanere incantati e increduli nell’ascoltare i nostri nonni di quando da giovani facevano il bagno nel fiumiciattolo davanti casa, o nel laghetto di campagna, dove adesso il bagno lo fanno solo le nutrie e qualche tartaruga d’acqua cresciuta troppo, e per questo sfrattata dall’acquario domestico. Per noi è “normale” che quel laghetto sia inavvicinabile. Lo abbiamo sempre visto così. E se un giorno ci troveremo a raccontare ai nostri nipoti, che a loro volta ci ascolteranno incantati e increduli, che da giovani facevamo il bagno nel mare?

Il punto non è la nostalgia dei tempi andati, ma il patrimonio della memoria ambientale. Le testimonianze, i ricordi, i racconti del passato possono essere fondamentali per ricostruire la storia di un certo ambiente – mari, laghi, fiumi, boschi, montagne – e per conoscere com’è cambiato nel tempo e perché. Laddove mancano altre forme di “archivio”, Leggi il seguito di questo post »

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Il volo più raro del calabrone***

Pubblicato da Tomaso Fortibuoni su 11 gennaio 2011

“L’uomo ha perduto la capacità di prevedere e di prevenire. Andrà a finire che distruggerà la Terra” sono le parole di Albert Schweitzer che Rachel Carson citava in Primavera silenziosa, il libro del 1962 che avrebbe dato inizio al movimento ambientalista. Il pianeta se la caverà, ma in primavera gli insetti impollinatori si sentono e si vedono sempre meno.

LA VOCE DEL MASTER – Uno studio americano pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, il primo così approfondito, ha rilevato un vistoso declino di alcune specie di calabrone bombo (nella fattispecie, Bombus occidentalis, B. pensylvanicus, B. affinis, e B. terricolae) e una netta contrazione del loro areale di distribuzione negli Stati Uniti e in Canada. La ricerca, durata tre anni, si è basata su dati storici, più di 73.000 documenti museali raccolti dal 1800 in poi, relativi a circa 400 siti, confrontati con monitoraggi condotti a livello nazionale che hanno coinvolto più di 16.000 campioni Leggi il seguito di questo post »

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Storie dal Mare

Pubblicato da Tomaso Fortibuoni su 22 dicembre 2010

Dal 18 al 20 novembre 2010 si è tenuta a Dublino, presso il Trinity College, la conferenza “Oceans Past III: Stories from the sea – history of marine animal populations and their exploitation” in conclusione del progetto decennale History of Marine Animal Populations, la componente storica del Census of Marine Life.

LA VOCE DEL MASTER – Il progetto ha coinvolto più di 100 storici, ecologi, scienziati della pesca, biologi e archeologi dal Canada alla Nuova Zelanda, passando per il Mediterraneo, per cercare di rispondere alle domande: com’erano i mari nel passato, prima dell’attuale sfruttamento eccessivo, dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento? È possibile ricostruire la storia Leggi il seguito di questo post »

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