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	<title>Oggi Scienza</title>
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	<description>La ricerca e i suoi protagonisti</description>
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		<title>Oggi Scienza</title>
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		<title>Nuova scossa in Pianura Padana</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 15:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Sgorbissa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Parma]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[CRONACA - Una altra scossa, dopo quelle di due giorni fa (Verona e Parma) è stata avvertita poco fa dagli abitanti di Lombardia, Liguria e Toscana e Emilia Romagna. Di nuovo vicino a Parma, di magnitudo 5.3. Anche questo molto profondo. L'epicentro è a quasi 60 chilometri dalla superficie.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27171&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/schermata-2012-01-27-a-16-12-11.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-27172" title="Schermata 2012-01-27 a 16.12.11" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/schermata-2012-01-27-a-16-12-11.png?w=300&#038;h=247" alt="" width="300" height="247" /></a>CRONACA &#8211; Una altra scossa, dopo quelle di due giorni fa (Verona e Parma) è stata avvertita poco fa dagli abitanti di Lombardia, Liguria e Toscana e Emilia Romagna. Di nuovo vicino a Parma, di magnitudo 5.3. Anche questo molto profondo. L&#8217;epicentro è a quasi 60 chilometri dalla superficie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/uncategorized/'>Uncategorized</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/parma/'>Parma</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/terremoto/'>terremoto</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/27171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/27171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/27171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/27171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/27171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/27171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/27171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/27171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/27171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/27171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/27171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/27171/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/27171/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/27171/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27171&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Federica Sgorbissa</media:title>
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		<title>Bin Laden è vivo e sparge scie chimiche d’accordo con l’Fbi</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Ludovisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[COSTUME E SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[bin laden]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[cospirazione]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[COSTUME E SOCIETÀ - Un tipo vestito di nero ci ha intimato di non divulgare alcune informazioni riservate contenute in dei fascicoli che stavano dentro a degli scatoloni caduti da un camion proveniente dall’Area51. Ma siccome siamo contro il Sistema, ve le diamo lo stesso.

Un team di ricercatori dell’Università del Kent ha appena pubblicato uno studio su Social Psychological and Personality Science in cui analizzano le contraddizioni dei teorici del complotto.

Le conclusioni sono abbastanza intuibili. Stando a Michael Wood, Karen Douglas e Robbie Sutton, autori della ricerca, per i teorici della cospirazione chi è al potere è visto come ingannevole e malvagio, quindi qualsiasi spiegazione ufficiale ha un deficit di credibilità iniziale molto forte e ogni spiegazione alternativa è più credibile da subito.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27149&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/stallio/2420469923/sizes/m/in/photostream/"><img class="alignleft size-medium wp-image-27150" title="cospiratori" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/cospiratori.jpg?w=300&#038;h=246" alt="" width="300" height="246" /></a>COSTUME E SOCIETÀ - Un tipo vestito di nero ci ha intimato di non divulgare alcune informazioni riservate contenute in dei fascicoli che stavano dentro a degli scatoloni caduti da un camion proveniente dall’Area51. Ma siccome siamo contro il Sistema, ve le diamo lo stesso.</p>
<p>Un team di ricercatori dell’Università del Kent ha appena pubblicato uno studio su <a href="http://spp.sagepub.com/content/early/recent" target="_blank">Social Psychological and Personality Science</a> in cui hanno analizzato le contraddizioni dei teorici del complotto.</p>
<p>Le conclusioni sono abbastanza intuibili. Stando a Michael Wood, Karen Douglas e Robbie Sutton, autori della ricerca, per i teorici della cospirazione chi è al potere è visto come ingannevole e malvagio, quindi qualsiasi spiegazione ufficiale ha un deficit di credibilità iniziale molto forte e ogni spiegazione alternativa è più credibile da subito.<span id="more-27149"></span></p>
<p>Quando la sfiducia è coinvolta nel giudizio, la cura nei ragionamenti va a farsi benedire. E il momento è quanto mai propizio, vista la scarsa popolarità dei governi mondiali.</p>
<p>I ricercatori hanno voluto dimostrare come l’attaccamento a una spiegazione cospirativa sia più forte di ogni logica, al di là della consistenza argomentativa. Hanno così chiesto a 137 studenti universitari cosa pensassero della morte della principessa Diana. Nel corso delle interviste i sostenitori dell’assassinio da parte dei servizi segreti alla fin fine hanno appoggiato anche la versione di una Diana ritirata in isolamento grazie alla messa in scena della propria morte.</p>
<p>Non contenti, i tre inglesi hanno voluto approfondire l’elemento “autorità”, chiedendo ad altri 102 studenti la loro opinione in merito alla morte di Osama Bin Laden. Ebbene, dati alla mano chi sosteneva che il terrorista sia vivo, era anche convinto dell’insabbiamento da parte dell’amministrazione Obama di informazioni importanti sul blitz che l’ha ucciso, o che sia morto da anni. Quindi… Bin Laden sarebbe una sorta di gatto di Schrödinger, vivo e morto contemporaneamente.</p>
<p><em>Crediti immagine: stallio, Flickr (CC)</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/costume-e-societa/'>COSTUME E SOCIETÀ</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/bin-laden/'>bin laden</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/comportamento/'>comportamento</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/cospirazione/'>cospirazione</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/psicologia/'>psicologia</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/27149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/27149/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/27149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/27149/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/27149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/27149/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/27149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/27149/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/27149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/27149/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/27149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/27149/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/27149/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/27149/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27149&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Svelato il genoma di Schistosoma haematobium</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/27/svelato-il-genoma-di-schistosoma-haematobium/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 11:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Reginato</dc:creator>
				<category><![CDATA[LA VOCE DEL MASTER]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[DNA]]></category>
		<category><![CDATA[schistosomiasi]]></category>

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		<description><![CDATA[LA VOCE DEL MASTER - Più di 230 milioni di persone infettate ogni anno in 77 nazioni, stando ai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Queste le cifre della schistosomiasi, una malattia parassitaria seconda solo alla malaria in termini di diffusione. Ora, grazie ad uno studio pubblicato su Nature Genetics, si potranno sviluppare ulteriormente le terapie. Un team internazionale di ricercatori, coordinato dall’Università di Melbourne, ha infatti sequenziato il genoma di Schistosoma haematobium, uno dei parassiti che causano la schistosomiasi. Ed è bastata una piccola quantità di DNA, circa 200 nanogrammi estratta da due larve, per svelarne la sequenza.

Lo Schistosoma haematobium, diffuso soprattutto nell’Africa sub-sahariana, attacca il sistema uro-genitale. È stato associato all’insorgenza del cancro alla vescica ed è considerato come fattore di rischio per le infezioni da HIV, soprattutto nelle donne. La trasmissione all’uomo avviene in acque infette tramite il contatto con piccole larve rilasciate da lumache d’acqua dolce. All’interno dell’organismo umano, i vermi adulti vivono nei vasi sanguigni mentre le uova si insediano nell’epitelio vescicale, provocando infezioni croniche fino a favorire la comparsa del cancro.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27126&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/ynse/542370154/sizes/m/in/photostream/"><img class="alignleft  wp-image-27138" title="dna" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/dna.jpg?w=217&#038;h=360" alt="" width="217" height="360" /></a>LA VOCE DEL MASTER &#8211; Più di 230 milioni di persone infettate ogni anno in 77 nazioni, stando ai dati dell’<a href="http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs115/en/index.html" target="_blank">Organizzazione Mondiale della Sanità</a>. Queste le cifre della schistosomiasi, una malattia parassitaria seconda solo alla malaria in termini di diffusione. Ora, grazie ad uno studio pubblicato su <a href="http://www.nature.com/ng/journal/vaop/ncurrent/full/ng.1065.html" target="_blank">Nature Genetics</a>, si potranno sviluppare ulteriormente le terapie. Un team internazionale di ricercatori, coordinato dall’Università di Melbourne, ha infatti sequenziato il genoma di <em>Schistosoma haematobium</em>, uno dei parassiti che causano la schistosomiasi. Ed è bastata una piccola quantità di DNA, circa 200 nanogrammi estratta da due larve, per svelarne la sequenza.</p>
<p>Lo <em>Schistosoma haematobium</em>, diffuso soprattutto nell’Africa sub-sahariana, attacca il sistema uro-genitale. È stato associato all’insorgenza del cancro alla vescica ed è considerato come fattore di rischio per le infezioni da HIV, soprattutto nelle donne. La trasmissione all’uomo avviene in acque infette tramite il contatto con piccole larve rilasciate da lumache d’acqua dolce. All’interno dell’organismo umano, i vermi adulti vivono nei vasi sanguigni mentre le uova si insediano nell’epitelio vescicale, provocando infezioni croniche fino a favorire la comparsa del cancro.<span id="more-27126"></span></p>
<p>Studi precedenti hanno portato al sequenziamento del genoma di altri due parassiti intestinali della stessa famiglia, lo <em><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19606141" target="_blank">Schistosoma mansoni</a></em> e lo <em><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19606140" target="_blank">Schistosoma japonicum</a></em>, e il risultato della nuova ricerca aggiunge un ulteriore elemento nello sviluppo di terapie mirate.</p>
<p><em>Crediti immagine: ynse, Flickr (CC)</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/la-voce-del-master/'>LA VOCE DEL MASTER</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/salute/'>SALUTE</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/dna/'>DNA</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/schistosomiasi/'>schistosomiasi</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/27126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/27126/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/27126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/27126/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/27126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/27126/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/27126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/27126/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/27126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/27126/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/27126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/27126/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/27126/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/27126/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27126&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Prendete gli occhiali e preparatevi al genoma in 3D</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/27/prendete-gli-occhiali-e-preparatevi-al-genoma-in-3d/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:44:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Petrera</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Drosophila melanogaster]]></category>
		<category><![CDATA[epigenetica]]></category>
		<category><![CDATA[idrogeno]]></category>
		<category><![CDATA[sequenziamento]]></category>

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		<description><![CDATA[CRONACA - Non è una novità assoluta e già da tempo si parla di mappe tridimensionali del genoma, ma finalmente oggi un gruppo di ricercatori francesi è riuscito ad ottenere una mappa tridimensionale del genoma della Drosophila con una risoluzione mai raggiunta fino ad ora.

Dopo la notizia del genoma a 1000 dollari, la ricerca apparsa sulle pagine di Cell mette in luce un aspetto del funzionamento del DNA: la sua organizzazione spaziale dentro il nucleo della cellula. L'espressione genica infatti è il risultato non solo della sequenza nucleotidica ma anche dell'organizzazione spaziale che il DNA ha nel nucleo e di come i cromosomi permettono di avvicinare (e far interagire) pezzetti del genoma che si trovano lontani.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27008&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/freddy-click-boy/3012799305/"><img class="alignleft size-medium wp-image-27115" title="Drosophila" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/3012799305_1d91e9ec78_b.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>CRONACA &#8211; Non è una novità assoluta e già da tempo si parla di <a href="http://www.sciencemag.org/content/295/5558/1306">mappe tridimensionali</a> del genoma, ma finalmente oggi un gruppo di ricercatori francesi è riuscito ad ottenere una mappa tridimensionale del genoma della <em>Drosophila</em> con una risoluzione mai raggiunta fino ad ora.</p>
<p>Dopo la notizia del <a href="http://mygenomix.wordpress.com/2012/01/11/mille-dollari-per-un-genoma-forse-ci-siamo/">genoma a 1000 dollari,</a> la ricerca apparsa sulle pagine di <a href="http://www.cell.com/abstract/S0092-8674%2812%2900016-5">Cell</a> mette in luce un aspetto del funzionamento del DNA: la sua organizzazione spaziale dentro il nucleo della cellula. L&#8217;espressione genica infatti è il risultato non solo della sequenza nucleotidica ma anche dell&#8217;organizzazione spaziale che il DNA ha nel nucleo e di come i cromosomi permettono di avvicinare (e far interagire) pezzetti del genoma che si trovano lontani.</p>
<p>Come ha dichiarato Giacomo Cavalli, autore della ricerca e scienziato dell&#8217;Institute of Human Genetics di Montpellier:</p>
<blockquote><p>“Conceptually, we’re entering a new era. Forty years ago we looked at single genes, now we know we need to look at them in context — that’s the 3D folding of chromosomes.”</p>
<p><span id="more-27008"></span></p></blockquote>
<p>Questo risultato è stato possibile grazie alla combinazione di tecniche molecolari in grado di &#8220;fotografare&#8221; l&#8217;architettura dei cromosomi e alla nuove tecnologie di sequenziamento che hanno notevolmente ridotto i costi e i tempi necessari a leggere le basi che compongono la sequenza del genoma. Le applicazioni (non immediate) vanno dallo studio dello sviluppo embrionale all&#8217;analisi delle alterazioni che avvengono nelle cellule tumorali e di altre malattie.</p>
<p>Per capire il perché la struttura trimensionale sia così importante basta pensare al DNA stesso. Ovvero una lunga molecola formata dalla ripetizione dei 4 nucleotidi, che deve compattarsi in uno spazio piccolissimo come quello del nucleo. Pensando a una metafora scontata, è un po&#8217; come voler fare entrare un elefante in una cinquecento. Ma le cellule hanno sviluppato dei sistemi per riuscirci. E una volta che il DNA viene compattato con gli istoni a formare la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cromatina">cromatina</a>, deve spesso modificare la propria struttura nei diversi momenti del ciclo cellulare (come la trascrizione o la replicazione) e srotolarsi e aprirsi, sempre seguendo i vincoli di spazio che la cellula impone. È facile quindi immaginare come in questo groviglio (non casuale) tratti lontani del DNA vengano a trovarsi vicini e a interagire gli uni con gli altri.</p>
<p>Il genoma della Drosophila è composto da circa <a href="http://www.ensembl.org/Drosophila_melanogaster/Info/StatsTable?db=core">14mila</a> geni.  La mappa tridimensionale pubblicata oggi mostra come il genoma della Drosophila si divida in diversi domini, che separano geni attivamente espressi da quelli &#8220;spenti&#8221; da <a href="http://oggiscienza.wordpress.com/2010/02/04/orizzonte-epigenoma/">meccanismi epigenetici. </a>Questo conferma che geni anche molto lontani nella sequenza genomica possono in realtà interagire, anche se resta da chiarire se la struttura tridimensionali influenzi anche la funzione dei geni nella cellula.</p>
<p>Immagine di <a href="http://www.flickr.com/photos/freddy-click-boy/3012799305/">Freddy The Boy</a> (CC)</p>
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			<media:title type="html">Francesca Petrera</media:title>
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			<media:title type="html">Drosophila</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Mini Paleontologi in Argentina</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/27/mini-paleontologi-in-argentina/</link>
		<comments>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/27/mini-paleontologi-in-argentina/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:33:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Cerrato</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOTOGRAFIA]]></category>
		<category><![CDATA[VIAGGI]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[dinosauri]]></category>
		<category><![CDATA[Mini Darwin]]></category>
		<category><![CDATA[paleontologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://oggiscienza.wordpress.com/?p=27067</guid>
		<description><![CDATA[FOTOGRAFIA - Stavolta tocca alla paleontologia: dal 25 dicembre 2011 al 10 gennaio 2012 i "mini paleontologi" dell’ultima spedizione Mini Darwin sono andati a caccia di dinosauri in Argentina.

L’Argentina è un paese molto ricco dal punto di vista paleontologico, con numerosi siti d'interesse, alcuni dei quali toccati dalla spedizione: la spiaggia di Pehuen Có, sull’Atlantico vicino a Punta Alta, che conserva un’antica passeggiata fossile di mammiferi estinti, e la zona di Neuquén, detta anche Valle dei dinosauri, dove sono stati scoperti più di trenta specie di dinosauri fra le trecento oggi conosciute.

Mini Darwin è progetto che prevede una serie di spedizioni realizzate da Sissa Medialab di Trieste (che è anche l'editore di OggiScienza) dove scienziati e ragazzi lavorano insieme per affrontare in modo partecipato e attivo argomenti fondamentali della scienza di oggi. Le spedizioni vedono protagonisti i bambini che possono così "toccare con mano" la scienza e viverla in prima persona. Da queste esperienze vengono poi realizzati video, libri, riviste, giochi.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27067&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/oggiscienza/sets/72157629038144479/show/"><img class="aligncenter size-full wp-image-27073" title="Galleria Mini Paleontologi" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/galleria-mini-paleontologi.png?w=600" alt=""   /></a></p>
<p>FOTOGRAFIA &#8211; Stavolta tocca alla paleontologia: dal 25 dicembre 2011 al 10 gennaio 2012 i &#8220;mini paleontologi&#8221; dell’ultima spedizione <a href="www.minidarwin.it">Mini Darwin</a> sono andati a caccia di dinosauri in Argentina.</p>
<p>L’Argentina è un paese molto ricco dal punto di vista paleontologico, con numerosi siti d&#8217;interesse, alcuni dei quali toccati dalla spedizione: la spiaggia di Pehuen Có, sull’Atlantico vicino a Punta Alta, che conserva un’antica passeggiata fossile di mammiferi estinti, e la zona di Neuquén, detta anche Valle dei dinosauri, dove sono stati scoperti più di trenta specie di dinosauri fra le trecento oggi conosciute.</p>
<p>Mini Darwin è progetto che prevede una serie di spedizioni realizzate da Sissa Medialab di Trieste (che è anche l&#8217;editore di OggiScienza) dove scienziati e ragazzi lavorano insieme per affrontare in modo partecipato e attivo argomenti fondamentali della scienza di oggi. Le spedizioni vedono protagonisti i bambini che possono così &#8220;toccare con mano&#8221; la scienza e viverla in prima persona. Da queste esperienze vengono poi realizzati video, libri, riviste, giochi.</p>
<p><em>Crediti immagine: Simona Cerrato</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/fotografia-3/'>FOTOGRAFIA</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/viaggi/'>VIAGGI</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/argentina/'>Argentina</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/dinosauri/'>dinosauri</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/mini-darwin/'>Mini Darwin</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/paleontologia/'>paleontologia</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/27067/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/27067/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/27067/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/27067/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/27067/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/27067/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/27067/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/27067/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/27067/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/27067/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/27067/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/27067/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/27067/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/27067/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27067&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Simona Cerrato</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/galleria-mini-paleontologi.png" medium="image">
			<media:title type="html">Galleria Mini Paleontologi</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Franco Pacini</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/26/franco-pacini/</link>
		<comments>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/26/franco-pacini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 14:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Soldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[astrofisica]]></category>
		<category><![CDATA[astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Pacini]]></category>

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		<description><![CDATA[    « Come fai a fare un altro lavoro, quando puoi fare l'astronomo? »

    (Franco Pacini, Sezze 16 Febbraio 2009, Auditorium Costa)

CRONACA - Con queste parole ci piace ricordare Franco Pacini, uno degli scienziati italiani di fama internazionale che ha portato un grande contributo all’astrofisica, che ci ha lasciato questa mattina.

Nella sua vita si è occupato di astrofisica teorica e delle alte energie,e ha dato un contributo fondamentale nella comprensione delle stelle pulsar: oggetti stellari pulsanti che si formano negli stadi finali della vita di stelle massicce in fase di collasso. Pacini ha anche studiato la complessità di oggetti lontanissimi come i quasar e le strutture galattiche compatte associate ai nuclei galattici attivi.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27084&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>« Come fai a fare un altro lavoro, quando puoi fare l&#8217;astronomo? »</p>
<p>(Franco Pacini, Sezze 16 Febbraio 2009, Auditorium Costa)</p></blockquote>
<p><a href="http://www.astro.virginia.edu/~rtr/photos/about.html"><img class="alignleft  wp-image-27090" title="Franco Pacini (Crediti immagine: Robert T. Rood)" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/pacini.jpg?w=300&#038;h=221" alt="" width="300" height="221" /></a>CRONACA &#8211; Con queste parole ci piace ricordare Franco Pacini, uno degli scienziati italiani di fama internazionale che ha portato un grande contributo all’astrofisica, che ci ha lasciato questa mattina.</p>
<p>Nella sua vita si è occupato di astrofisica teorica e delle alte energie,e ha dato un contributo fondamentale nella comprensione delle stelle pulsar: oggetti stellari pulsanti che si formano negli stadi finali della vita di stelle massicce in fase di collasso. Pacini ha anche studiato la complessità di oggetti lontanissimi come i quasar e le strutture galattiche compatte associate ai nuclei galattici attivi.</p>
<p><span id="more-27084"></span></p>
<p>A livello internazionale ha contribuito alla creazione dello <a href="http://www.eso.org/public/">European Southern Observatory (ESO)</a>, che quest’anno festeggia i cinquant’anni dalla sua fondazione. È stato presidente dell’Unione Astronomica Internazionale e ha partecipato alla progettazione e realizzazione del telescopio binoculare più grande, il <a href="http://www.pd.astro.it/othersites/lbt/">Large Binocular Telescope</a> e direttore dell’Osservatorio di Arcetri e professore ordinario all’Università di Firenze.</p>
<p>Oltre alla grande valenza in campo scientifico, Pacini si è dedicato anche alla divulgazione scientifica scrivendo numerosi articoli sulla stampa e libri anche dedicati ai più piccoli. Qui trovate un&#8217;intervista rilasciata nel 2009 da Franco Pacini a OggiScienza: <a href="http://oggiscienza.wordpress.com/2009/08/26/dal-telescopio-alle-onde-gravitazionali/">Dal telescopio alle onde gravitazionali</a></p>
<p><em>Crediti immagine: Robert T. Rood</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/cronaca/'>CRONACA</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/notizie/'>NOTIZIE</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/astrofisica/'>astrofisica</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/astronomia/'>astronomia</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/franco-pacini/'>Franco Pacini</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/27084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/27084/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/27084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/27084/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/27084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/27084/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/27084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/27084/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/27084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/27084/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/27084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/27084/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/27084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/27084/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27084&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">matteosoldi</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/pacini.jpg?w=300" medium="image">
			<media:title type="html">Franco Pacini (Crediti immagine: Robert T. Rood)</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Narciso for president</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/26/narciso-for-president/</link>
		<comments>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/26/narciso-for-president/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 11:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sylvie Coyaud</dc:creator>
				<category><![CDATA[IL PARCO DELLE BUFALE]]></category>
		<category><![CDATA[cortisolo]]></category>
		<category><![CDATA[narcisismo]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://oggiscienza.wordpress.com/?p=27036</guid>
		<description><![CDATA[IL PARCO DELLE BUFALE - Una nuova misura "oggettiva" del narcisismo patologico o meno desta parecchi dubbi, sebbene sembri confermata dai media per quanto riguarda i candidati alle campagne elettorali in corso negli Stati Uniti e altrove.

In mezzo alle primarie repubblicane, esce su PLoS One una ricerca di David Reinhard et al. che segnaliamo ai colleghi della cronaca politica<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27036&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/sbh/5551108203/sizes/l/in/photostream/"><img class="alignleft size-medium wp-image-27069" title="Crediti immagine: Steve-h" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/5551108203_f3ce317ae4_b.jpg?w=300&#038;h=237" alt="" width="300" height="237" /></a>IL PARCO DELLE BUFALE &#8211; Una nuova misura &#8220;oggettiva&#8221; del narcisismo patologico o meno desta parecchi dubbi, sebbene sembri confermata dai media per quanto riguarda i candidati alle campagne elettorali in corso negli Stati Uniti e altrove.</p>
<p>In mezzo alle primarie repubblicane, esce su<em> PLoS One</em> una ricerca di David Reinhard <em>et al. </em>che segnaliamo ai colleghi della cronaca politica<span id="more-27036"></span>:</p>
<blockquote><p><a href="http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0030858" target="_blank">Ego costosi: i maschi narcisisti hanno più cortisolo</a></p>
<p>Il narcisismo è un tratto della personalità caratterizzato da grandiosità, esagerazione della propria importanza e sopravvalutazioni della propria unicità… I narcisisti non clinici sovrastimano le proprie capacità intellettuali, l’avvenenza e altri tratti positivi della personalità.</p></blockquote>
<p>Nei rapporti interpersonali sono inaffidabili, considerano ogni impegno transitorio,</p>
<blockquote><p>hanno un basso livello di empatia, un alto livello di ostilità, una tendenza all&#8217;aggressione sopratutto se viene minacciata l&#8217;immagine positiva che hanno di sé.</p></blockquote>
<p>La stessa definizione, sebbene espressa in termini meno neutrali, è spesso applicata dai giornalisti ai politici, di <a href="http://www.thepragmaticpundit.com/2011/06/nasty-negative-narcissistic-newt.html" target="_blank">recente</a> al <a href="http://www.theatlantic.com/politics/archive/2011/12/why-president-gingrich-would-fail-at-every-reform-he-attempted/249661/" target="_blank">candidato</a> alla Casa Bianca <a href="http://www.commentarymagazine.com/2012/01/24/conservatives-newt-narcissism/" target="_blank">Newt Gingrich</a>. L&#8217;aspetto positivo, il quale spiega la permanenza del tratto stando agli psicologi evoluzionisti, è che i narcisisti hanno bassi livelli di depressione, ansia e solitudine, tratti che però sono contraddetti dall&#8217;aggressività e dell&#8217;incapacità di perdonare offese reali o presunte. Gli psicologi dell&#8217;università del Michigan e della Virginia, esiste però una chiara demarcazione tra il narcisismo sano e quello malsano e “costoso” per l’organismo, e per darle una base oggettiva, hanno reclutato</p>
<blockquote><p>106 studenti di un’università del Midwest e di una del Southwest (le proprie, ndt) di cui 79 femmine e 27 maschi, età media 20,1 anni. Il narcisismo è stato valutato con il Narcissistic Personality Inventory e le concentrazioni di cortisolo basale sono state misurate nella saliva raccolta in laboratorio.</p></blockquote>
<p>Il cortisolo è un ormone steroideo il cui livello aumenta con lo stress, com&#8217;è noto grazie ai <a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/0018506X82900277" target="_blank">lavori</a> di <a href="http://news.stanford.edu/news/2007/march7/sapolskysr-030707.html" target="_blank">Robert Sapolsky</a> sui babbuini (1), doveva quindi essere un evidente marcatore di narcisismo malsano, vendicativo, asociale. Con analisi della regressione, una tecnica statistica forse un po&#8217; semplice, i ricercatori hanno appurato che:</p>
<blockquote><p>non c’erano differenze tra i sessi nei livelli di cortisolo … e nemmeno nei punteggi per il narcisismo… Quest’ultimo non era correlato con il cortisolo nelle femmine, ma forniva una previsione significativa del cortisolo nei maschi</p></blockquote>
<p>i quali erano più affetti delle donne da narcisismo “malsano”. Come i candidati alle elezioni presidenziali, ne erano inconsapevoli:</p>
<blockquote><p>Nessuna relazione è stata trovata tra sesso, narcisismo o la loro interazione nello stress auto-diagnosticato.</p></blockquote>
<p>I risultati confermano quelli ottenuti con un precedente esperimento che gli autori criticano in quanto non prendeva in considerazione il marcatore biologico giusto.  Oltre alle carenze del proprio, evidenti nella scelta del campione e dall&#8217;assenza di un gruppo di controllo, gli autori stessi ne segnalano due mica da ridere. Il livello di cortisolo varia dal risveglio in poi, ma non hanno chiesto alle cavie da quante ore erano sveglie. A 20 anni, inoltre, è molto probabile che parecchie studentesse prendano la pillola, la quale cambia i livelli degli ormoni steroidei. Servono ulteriori ricerche, concludono gli autori. E magari un po&#8217; più serie: far compilare il <a href="http://psychcentral.com/quizzes/narcissistic.htm" target="_blank">Narcissistic Personality Inventory</a> e analizzare la saliva non basta.</p>
<div> (1) Al prof. Sapolsky si deve una delle frasi più memorabili della ricerca sul campo in neuro-endocrinologia: &#8220;Da quando ero piccolo, sognavo di diventare un gorilla di montagna, invece eccomi qua a fare il babbuino di pianura&#8221;.</div>
<div style="text-align:center;"></div>
<div><em>Crediti immagine: Steve-h, Flicr (CC)</em></div>
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			<media:title type="html">Crediti immagine: Steve-h</media:title>
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		<title>Inquinamento della Concordia: la situazione</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/26/inquinamento-della-concordia-la-situazione/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 09:10:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Ludovisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[concordia]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento acque]]></category>
		<category><![CDATA[naufragio]]></category>

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		<description><![CDATA[NOTIZIE - La situazione degli inquinanti in mare derivanti dal naufragio della nave Concordia nei pressi dell’Isola del Giglio al momento appare sotto controllo. Non c’è nessuna emergenza legata alla perdita di detersivo, mentre a breve, anzi, brevissimo, si inizierà ad aspirare il carburante. Tuttavia ci sono altri rischi.

Abbiamo sentito Juri Pittaluga, portavoce del Prefetto Gabrielli, commissario per l'emergenza: “Le attività di rimozione degli idrocarburi dalla nave inizieranno verosimilmente sabato. In questo momento stiamo verificando la messa in opera delle valvole che consentiranno l’aspirazione del carburante”.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27058&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/biccc/50264291/sizes/m/in/photostream/"><img class="alignleft  wp-image-27059" title="isola_giglio" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/isola_giglio.jpg?w=350&#038;h=263" alt="" width="350" height="263" /></a>CRONACA &#8211; La situazione degli inquinanti in mare derivanti dal naufragio della nave Concordia nei pressi dell’Isola del Giglio al momento appare sotto controllo. Non c’è nessuna emergenza legata alla perdita di detersivo, mentre a breve, anzi, brevissimo, si inizierà ad aspirare il carburante. Tuttavia ci sono altri rischi.</p>
<p>Abbiamo sentito Juri Pittaluga, portavoce del Prefetto Gabrielli, commissario per l&#8217;emergenza: “Le attività di rimozione degli idrocarburi dalla nave inizieranno verosimilmente sabato. In questo momento stiamo verificando la messa in opera delle valvole che consentiranno l’aspirazione del carburante”.<span id="more-27058"></span></p>
<p>In realtà pare che le operazioni possano iniziare anche prima, almeno secondo Luigi Alcaro, responsabile emergenze in mare dell&#8217;<a href="http://www.isprambiente.gov.it/site/it-IT/" target="_blank">ISPRA</a>. “È già da due giorni che abbiamo iniziato a individuare le cisterne, a misurare la lamiera e la quantità di carburante presente. Forse le operazioni di pompaggio inizieranno già domani”. Operazioni che non saranno banali. “dureranno ventotto giorni in totale, ma dipende molto dalle condizioni meteo”, ci fa sapere Pittaluga. “È un’operazione che difficilmente si svolgerà in modo continuativo, ma avrà delle pause dovute soprattutto dalle condizioni del mare”.</p>
<p>“Bisogna fare un foro, e si inizierà a prelevare le duemila e trecento tonnellate circa di carburante presente nelle quattro cisterne”, ci spiega Alcaro, che per quanto riguarda l’inquinamento in atto tranquillizza: “La quantità dispersa in mare per ora è trascurabile: sono solo iridescenze, uno strato di pochi micron di idrocarburi sulla superficie, si tratta di pochi litri”.</p>
<p>C’è anche il detersivo, però. “I dati non sono affatto preoccupanti”, dichiara Marco Talluri, dell’ufficio stampa dell’<a href="http://www.arpat.toscana.it/" target="_blank">Arpat</a>. “Su alcuni media finora sono usciti dati distorti, c’è stato un fraintendimento. Sono cifre risalenti a quasi una settimana fa. In tarda mattinata pubblicheremo sul nostro sito tutti i dati relativi anche ai detersivi”, continua.</p>
<p>Pittaluga conferma che la zona è circoscritta, e anche Alcaro sembra essere tranquillo: “Per capire quanto detersivo c’è effettivamente dovremo verificare le condizioni dei contenitori, se sono a tenuta stagna e se ci sono perdite (ricordiamo però che sono solubili in acqua)… Al momento però la situazione non è affatto preoccupante”.</p>
<p>Luigi Alcaro fa presente che però ci sono altri potenziali inquinanti, come quelli contenuti negli accumulatori elettrici, per esempio, metalli pesanti come piombo e cadmio. Alcaro conta sul piano di bonifica che la Costa sta elaborando, e spera sia pronto entro la settimana.</p>
<p>“Non bisogna dimenticare poi la nave stessa”, precisa. “Bisognerà rimuoverla, ma non sarà facile, e le vernici stesse sono tossiche. Tagliarla sul posto sarebbe un’operazione molto lunga, bisognerebbe considerarla come ultima possibilità”.</p>
<p><em>Crediti immagine: superbez, Flickr (CC)</em></p>
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		<title>Due scosse vicine ma scollegate</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Sgorbissa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CRONACA - Stanotte una scossa nel veronese, alle 0.54, magnitudo 4.2; questa mattina nel parmense, alle 9.06, di magnitudo 5.1. Casualità? Pare sì, come ci spiega Pierluigi Bragato, sismologo del centro di ricerche sismiche dell'OGS. Le due scosse non sarebbero collegate e ciscuna di esse rientrerebbe in una sequenza sismica diversa. Bragato inoltre spiega come mai la scossa di Parma si è sentita anche molto lontano, ma per fortuna i danni sono stati minimi, non più di qualche calcinaccio caduto. Ascoltate l'intervitsta!<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27038&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A<a href="http://cnt.rm.ingv.it/data_id/2221246460/event.html"><img class="alignleft  wp-image-27039" title="L'epicentro dell'evento del 25 gennaio alle 9.05" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/schermata-2012-01-25-a-15-46-44.png?w=272&#038;h=272" alt="" width="272" height="272" /></a>SCOLTA L&#8217;INTERVISTA!</strong></p>
<span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Foggiscienza.files.wordpress.com%2F2012%2F01%2Fpierluigibragato.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span>
<p>CRONACA &#8211; Stanotte una <strong>scossa</strong> nel veronese, alle 0.54, magnitudo 4.2; questa mattina nel parmense, alle 9.06, di magnitudo 5.1. Casualità? Pare sì, come ci spiega <strong>Pierluigi Bragato</strong>, sismologo del centro di ricerche sismiche dell&#8217;<strong>OGS</strong>. Le due scosse non sarebbero collegate e ciscuna di esse rientrerebbe in una sequenza sismica diversa. Bragato inoltre spiega come mai la scossa di Parma si è sentita anche molto lontano, ma per fortuna i danni sono stati minimi, non più di qualche calcinaccio caduto. Ascoltate l&#8217;intervitsta!</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Ti combatto, ma un po&#8217; ne soffro.</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/25/ti-combatto-ma-un-po-ne-soffro/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Ludovisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[COSTUME E SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[empatia]]></category>
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		<description><![CDATA[COSTUME E SOCIETÀ - Se uno per ben due volte nel giro di qualche anno si ritrova per caso in mezzo a rivolte etnico-politiche qualche domanda se la pone.

Oltre a fare gli scongiuri ogni volta che intraprende un viaggio, Emile Bruneau si è anche chiesto come mai un gruppo possa odiare tanto un altro.

Una domanda che probabilmente gli è nata schivando le pallottole durante i tumulti scoppiati alla caduta dell’apartheid nel 1994 in Africa, dove Bruneau lavorava come volontario. Oppure nel 2001, quando si è trovato nel bel mezzo dei violenti scontri tra le Tigri del Tamil e l’esercito mentre era far visita a un suo amico in Sri Lanka.

Fatto sta che ora, diventato ricercatore all’MIT di Boston, ha appena pubblicato uno studio su Philosophical Transactions of the Royal Society: Biological Sciences dove in pratica ha cercato di identificare i meccanismi neurologici nei conflitti tra gruppi.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27022&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/palestineproject/6139859450/sizes/m/in/photostream/"><img class="alignleft size-medium wp-image-27023" title="6139859450_616a06977c" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/6139859450_616a06977c.jpg?w=300&#038;h=188" alt="" width="300" height="188" /></a>COSTUME E SOCIETÀ &#8211; Se uno per ben due volte nel giro di qualche anno si ritrova per caso in mezzo a rivolte etnico-politiche qualche domanda se la pone.</p>
<p>Oltre a fare gli scongiuri ogni volta che intraprende un viaggio, Emile Bruneau si è anche chiesto come mai un gruppo possa odiare tanto un altro.</p>
<p>Una domanda che probabilmente gli è nata schivando le pallottole durante i tumulti scoppiati alla caduta dell’apartheid nel 1994 in Africa, dove Bruneau lavorava come volontario. Oppure nel 2001, quando si è trovato nel bel mezzo dei violenti scontri tra le Tigri del Tamil e l’esercito mentre era far visita a un suo amico in Sri Lanka.</p>
<p>Fatto sta che ora, diventato ricercatore all’MIT di Boston, ha appena pubblicato uno studio su <a href="http://rstb.royalsocietypublishing.org/content/367/1589/717.abstract?sid=924f34be-2bed-4a59-bea3-3185b7ae1120" target="_blank">Philosophical Transactions of the Royal Society: Biological Sciences</a> dove in pratica ha cercato di identificare i meccanismi neurologici nei conflitti tra gruppi.<span id="more-27022"></span></p>
<p>Bruneau per molti anni ha anche lavorato come consigliere per le risoluzioni dei conflitti in Irlanda, partecipando a un programma per far socializzare i bambini cattolici e protestanti.</p>
<p>Proprio in seguito a questa esperienza si è reso conto che in realtà in queste situazioni c’è sempre un fattore che accomuna tutti: la sofferenza. Quali meccanismi ci fanno percepire quindi un’altra persona come nemica? Quali aree del cervello sono coinvolte?</p>
<p>Bruneau ha lavorato assieme a Rebecca Saxe, neuroscienziata e membro del McGovern Institute for Brain Research dell’MIT, per cercare di identificare i marcatori dell’attività cerebrale collegata all’empatia, nella speranza di usarli come metro per valutare l’effetto dei programmi di riconciliazione.</p>
<p>È bene chiarirlo subito: non ci sono riusciti. Non del tutto, almeno, perché qualcosa di interessante l’hanno scoperto. I due sono partiti da una loro ricerca precedente, i cui risultati sono stati pubblicati all’inizio di dicembre su <a href="http://www.elsevier.com/wps/find/homepage.cws_home" target="_blank">Neuropsychologia</a>. Lo studio ha dimostrato come le regioni del cervello coinvolte nella sofferenza emotiva siano sovrapponibili a quelle legate all’abilità nel percepire ciò che un’altra persona sta pensando o provando.</p>
<p>Per gli scopi della nuova ricerca hanno chiesto ad alcuni israeliani e arabi di ascoltare storie di sofferenza che riguardavano i membri del proprio gruppo o del gruppo opposto. Oltre a ciò, i partecipanti hanno anche ascoltato vicende di sudamericani, un gruppo considerato equidistante da entrambi.</p>
<p>Come previsto, sia gli israeliani che gli arabi si sono dimostrati più compassionevoli rispetto alle sofferenze della propria etnia, ed entrambi hanno dimostrato maggiore empatia verso i sudamericani rispetto alla fazione opposta. Tuttavia l’imaging a risonanza magnetica ha dimostrato che nessuno è indifferente alle sofferenze altrui, nemmeno nei confronti dei supposti “nemici”. Si sono infatti attivate le stesse aree cerebrali corrispondenti al dolore emotivo anche quando il racconto riguardava la fazione opposta.</p>
<p>In sostanza, anche se in forma minore, siamo toccati anche dalle sofferenze dei nostri nemici, che ci piaccia o no.</p>
<p><em>Immagine: PSP Photos, Flickr.com (CC)</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/costume-e-societa/'>COSTUME E SOCIETÀ</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/conflitti/'>conflitti</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/empatia/'>empatia</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/neuroscienze/'>neuroscienze</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/27022/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/27022/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/27022/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/27022/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/27022/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/27022/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/27022/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/27022/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/27022/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/27022/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/27022/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/27022/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/27022/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/27022/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27022&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Terremoto nel nord-ovest</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/25/terremoto-nel-nord-ovest/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 08:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Sgorbissa</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Parma]]></category>
		<category><![CDATA[pianura padana]]></category>
		<category><![CDATA[scossa]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[CRONACA - La notizia qualche minuto fa ha cominciato a rimbalzare sui social networ. Specialmente gli amici in zona milano dicono di aver sentito una forte scossa poco dopo le 9 del mattino, persino gente che stava viaggiando sui mezzi pubblici.

Cerchiamo subito qualche dato più preciso (questa notte alle 0.54 si è avvertita una scossa di magnitudo 4.2 con epicentro a Verona, ripetutasi, un assestamento, circa un'ora dopo). Dal sito dell'INGV si vede che l'ultima scossa (alle 9. 07 del mattino) è stata di magnitudo 4.9 con epicentro nei pressi di Parma (a Poviglio per la precisione). Aggiorneremo appena avremo notizie più dettagliate dai sismologi.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27014&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/schermata-2012-01-25-a-09-37-551.png"><img class="wp-image-27017 alignnone" title="Schermata 2012-01-25 a 09.37.55" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/schermata-2012-01-25-a-09-37-551.png?w=1024&#038;h=499" alt="" width="1024" height="499" /></a>CRONACA &#8211; La notizia qualche minuto fa ha cominciato a rimbalzare sui social network. Specialmente gli amici in zona milano dicono di aver sentito una forte scossa poco dopo le 9 del mattino, persino gente che stava viaggiando sui mezzi pubblici.</p>
<p>Cerchiamo subito qualche dato più preciso (questa notte alle 0.54 si è avvertita una scossa di magnitudo 4.2 con epicentro a Verona, ripetutasi, un assestamento, circa un&#8217;ora dopo). Dal sito dell&#8217;INGV si vede che l&#8217;ultima scossa (alle 9. 07 del mattino) è stata di magnitudo 4.9 con epicentro nei pressi di Parma (a Poviglio per la precisione). Aggiorneremo appena avremo notizie più dettagliate dai sismologi.</p>
<p>10.04: Assestamento (magnitudo 2.3) alle 9.24, epicentro praticamente sempre a Povigliano</p>
<p>10.44: <a href="http://www.emsc-csem.org/#2" target="_blank">Qui</a> la mappa delle scosse lungo il Mediterraneo nelle ultime 24 ore (non balzate subito a conclusioni, questa è una zona normalmente sismica, in cui si susseguono ogni giorno centinaia di microscosse).</p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/cronaca/'>CRONACA</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/milano/'>Milano</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/parma/'>Parma</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/pianura-padana/'>pianura padana</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/scossa/'>scossa</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/terremoto/'>terremoto</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/27014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/27014/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/27014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/27014/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/27014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/27014/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/27014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/27014/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/27014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/27014/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/27014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/27014/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/27014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/27014/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=27014&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Federica Sgorbissa</media:title>
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		</media:content>
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		<item>
		<title>Le staminali stanate dalla fisica</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/25/le-staminali-stanate-dalla-fisica/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 08:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sylvie Coyaud</dc:creator>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[biologia computazionale]]></category>
		<category><![CDATA[modelli]]></category>
		<category><![CDATA[staminali]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>

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		<description><![CDATA[SALUTE - Un melanoma continua a proliferare come se tutte le sue cellule fossero staminali, eppure le cellule sono differenziate e invecchiano come quelle dei tessuti sani. Per di più le staminali sembrano assenti. Come mai il tumore si rigenera lo stesso? Su PLoS Computational Biology, risponde un modello matematico confermato da esperimenti in vitro e in vivo.

In realtà risponde la biologa molecolare Caterina La Porta dell'università statale di Milano insieme ai fisici Stefano Zapperi dell'Istituto per l'energetica e l'interfasi del CNR (Milano) e James Sethna dell'università Cornell (Ithaca, N.Y.), in un articolo che mescola colture di cellule provenienti da pazienti, topi modificati geneticamente per essere  "immuno-compromessi" e simulazioni al computer basate sulla meccanica statistica per interpretare i risultati sperimentali.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26971&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Malignant_melanoma_%281%29_at_thigh_Case_01.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27011" title="Immagine istopatologica di un melanoma. Immagine: H &amp; E stain (CC)" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/malignant_melanoma_1_at_thigh_case_01.jpg?w=300&#038;h=226" alt="" width="300" height="226" /></a></p>
<p>SALUTE &#8211; Un melanoma continua a proliferare come se tutte le sue cellule fossero staminali, eppure le cellule sono differenziate e invecchiano come quelle dei tessuti sani. Per di più le staminali sembrano assenti. Come mai il tumore si rigenera lo stesso? Su <em>PLoS Computational Biology</em>, <a href="http://www.ploscompbiol.org/article/info:doi/10.1371/journal.pcbi.1002316" target="_blank">risponde</a> un modello matematico confermato da esperimenti <em>in vitro</em> e i<em>n vivo</em>.</p>
<p>In realtà risponde la biologa molecolare <a href="http://www.oncolab.unimi.it/wp-content/themes/cv-20114.pdf" target="_blank">Caterina La Porta</a> dell&#8217;università statale di Milano insieme ai fisici <a href="http://ricercatorialberi.blogspot.com/" target="_blank">Stefano Zapperi</a> dell&#8217;Istituto per l&#8217;energetica e l&#8217;interfasi del CNR (Milano) e <a href="http://www.lassp.cornell.edu/sethna/" target="_blank">James Sethna</a> dell&#8217;università Cornell (Ithaca, N.Y.), in un articolo che mescola colture di cellule provenienti da pazienti, topi modificati geneticamente per essere  &#8221;immuno-compromessi&#8221; e simulazioni al computer basate sulla meccanica statistica per interpretare i risultati sperimentali.</p>
<p>All&#8217;inizio le cellule in coltura si moltiplicavano, ma nel giro di 90 giorni invecchiavano e si dividevano sempre meno. Dopo quel rallentamento però, tornavano a proliferare e di cellule vecchie non ce n&#8217;erano più. Anche nei tumori trapiantati nei topi, il picco di senescenza avveniva dopo tre mesi. Dal modello, nei tessuti come nelle colture doveva esserci un 0,6% di staminali. Per esserne certi, i ricercatori hanno escluso che il calo &#8220;produttivo&#8221; fosse dovuto a fattori di stress, come la mancanza di ossigeno, controllato l&#8217;effetto sul picco della &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Survivin" target="_blank">survivina</a>&#8220;, una delle proteine che blocca l&#8217;invecchiamento e il conseguente &#8220;suicidio cellulare&#8221; (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Apoptosi" target="_blank">apoptosi</a>). Hanno scoperto che lo blocca davvero nelle cellule differenziate, ma nelle colture con quella percentuale di staminali l&#8217;effetto era minimo.</p>
<p>Per il melanoma, il modello e gli esperimenti mettono fine a un&#8217;incertezza: dimostrano che le staminali ci sono, anche se così poche da spiegare come mai siamo difficili da identificare. Il modello dovrebbe avere un&#8217;utilità più generale, e non solo perché gli autori hanno verificato che combacia con il comportamento di altre staminali in altri tumori. Consente di prevedere la &#8220;dinamica delle popolazioni&#8221; di entrambi i tipi di cellule e, in fin dei conti, l&#8217;evoluzione della malattia. Magari con qualche aggiustamento, per tener conto della diversa percentuale di staminali presenti per esempio.</p>
<p>Le ricerche che mirano a scoprire un inibitore della survivina potrebbero aver scelto il bersaglio sbagliato, e le cellule staminali si sono dimostrate capaci di sopravvivere agli attacchi terapeutici più feroci. Da un lato, non si può dire che l&#8217;articolo sia incoraggiante. Dall&#8217;altro, invita a studiare meglio le difese delle staminali tumorali, fino a trovare la breccia.</p>
<p><em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Malignant_melanoma_%281%29_at_thigh_Case_01.jpg" target="_blank">Immagine</a>: H &amp; E Stain (CC)</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/notizie/'>NOTIZIE</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/salute/'>SALUTE</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/biologia-computazionale/'>biologia computazionale</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/modelli/'>modelli</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/staminali/'>staminali</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/tumore/'>tumore</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26971/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26971&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Immagine istopatologica di un melanoma. Immagine: H &#38; E stain (CC)</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Vuoi provare un funghetto magico? È un esperimento…</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/24/vuoi-provare-un-funghetto-magico-e-un-esperimento/</link>
		<comments>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/24/vuoi-provare-un-funghetto-magico-e-un-esperimento/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:46:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Ludovisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[droghe]]></category>
		<category><![CDATA[funghi allucinogeni]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://oggiscienza.wordpress.com/?p=26998</guid>
		<description><![CDATA[SALUTE - Non è facile fare ricerca sulle droghe, sulle sostanze psicotrope in genere. Ci sono spesso ostacoli legali, ma anche culturali. Il rischio, infatti, è che si scopra che le droghe possono avere anche effetti positivi.

Apriti cielo, non sia mai! In realtà le sostanze allucinogene sono, appunto, delle sostanze che agiscono sul cervello, e conoscerle meglio può essere utile non solo per una comprensione maggiore del cervello stesso, ma forse anche per curare alcuni disturbi.

Capita quindi che a trenta volontari venga chiesto di assumere psilocibina, una triptamina allucinogena presente in alcuni funghi, per vedere l’effetto che fa. I risultati apparsi in studi separati, uno pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science (Pnas) e l’altro che dovrebbe uscire in settimana sul British Journal of Psychiatry sono stati per certi versi inaspettati.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26998&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/iawsome/3473758739/"><img class="alignleft size-medium wp-image-26999" title="3473758739_0948fa5cdc" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/3473758739_0948fa5cdc.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>SALUTE &#8211; Non è facile fare ricerca sulle droghe, sulle sostanze psicotrope in genere. Ci sono spesso ostacoli legali, ma anche culturali. Il rischio, infatti, è che si scopra che le droghe possono avere anche effetti positivi.</p>
<p>Apriti cielo, non sia mai! In realtà le sostanze allucinogene sono, appunto, delle sostanze che agiscono sul cervello, e conoscerle meglio può essere utile non solo per una comprensione maggiore del cervello stesso, ma forse anche per curare alcuni disturbi.</p>
<p>Capita quindi che a trenta volontari venga chiesto di assumere psilocibina, una triptamina allucinogena presente in alcuni funghi, per vedere l’effetto che fa. I risultati apparsi in studi separati, uno pubblicato su <a href="http://www.pnas.org/content/early/2012/01/17/1119598109.full.pdf+html?sid=b9425d71-22e6-4ba3-a09a-321c6a372899" target="_blank">Proceedings of the National Academy of Science</a> (Pnas) e l’altro che dovrebbe uscire in settimana sul <a href="http://bjp.rcpsych.org/" target="_blank">British Journal of Psychiatry</a> sono stati per certi versi inaspettati.<span id="more-26998"></span></p>
<p>I volontari, sottoposti a imaging a risonanza magnetica per misurarne l’attività cerebrale, hanno mostrato una soppressione di alcune aree cerebrali coinvolte nei trattamenti antidepressivi.</p>
<p>Le sostanze psichedeliche sono spesso assunte per “espandere la mente”, e ci si aspetterebbe un aumento di attività cerebrale, ma in realtà si assiste al contrario: un decremento di aree ad alta densità di connessione.</p>
<p>Secondo Robin Carhart Harris del dipartimento di medicina dell’Imperial College, che ha lavorato in entrambe le ricerche, la psilocibina potrebbe essere utile nei trattamenti psicoterapeutici. Non solo, perché questa sostanza pare aver migliorato anche il recupero dei ricordi nei soggetti esaminati.</p>
<p>Le aree cerebrali coinvolte sono la corteccia prefrontale mediale e la corteccia posteriore cingolata, aree considerate come una sorta di “piattaforma di connessione”. Se la seconda è ritenuta essere fondamentale nella coscienza di sé, la prima è conosciuta per essere molto attiva nei casi di depressione. Farmaci antidepressivi come il Prozac e altri trattamenti e terapie cognitivo comportamentali tendono a sopprimere proprio quest’area.</p>
<p>Ecco perché secondo i ricercatori l’azione della psilocibina potrebbe essere utile proprio per curare questo disturbo.</p>
<p>Le due ricerche hanno anche dimostrato inoltre che la triptamina riduce il flusso sanguigno nell’ipotalamo, la parte del cervello che spesso vede un aumento di sangue nei casi di emicranie a grappolo.</p>
<p>Attenzione, però. Molta attenzione. Stiamo parlando di studi in situazioni controllate. Questi solo alcuni dei tanti effetti di sostanze stupefacenti come i funghi allucinogeni. Studiare le proprietà di una sostanza contenuta in particolari miceti serve a capirne il funzionamento, ma l’assunzione di droghe del genere, oltre ad essere illegale, può essere estremamente pericolosa.</p>
<p>I ricercatori fanno inoltre notare che questa nuova ricerca è a uno stadio preliminare e ha coinvolto solo un piccolo numero di persone. Queste droghe hanno un impatto molto intenso sul cervello, ma resta ancora molto lavoro da fare. I risultati emersi sono molto interessanti da un punto di vista scientifico, ma bisogna ancora capire se effettivamente la psilocibina potrà considerarsi una sostanza sicura, efficace e accettabile nelle psicoterapie.</p>
<p><em>Immagine: &#8220;VintageER&#8221; (CC)</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/salute/'>SALUTE</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/depressione/'>depressione</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/droghe/'>droghe</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/funghi-allucinogeni/'>funghi allucinogeni</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/neuroscienze/'>neuroscienze</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26998/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26998/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26998/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26998/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26998/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26998/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26998/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26998&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il senso dei bimbi per il giusto</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:28:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Stulle</dc:creator>
				<category><![CDATA[COSTUME E SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[altruismo]]></category>
		<category><![CDATA[egoismo]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia cognitiva]]></category>

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		<description><![CDATA[COSTUME E SOCIETÀ - Altruismo ed egoismo si manifestano nell'essere umano già in età molto precoce. Per l'essere umano la cooperazione è un elemento chiave per la sopravvivenza, nonostante la natura paradossale delle attività cooperative  – che in genere hanno un costo per l'individuo, ma non sempre un beneficio diretto – e nonostante il fatto che la selezione naturale metta di solito gli individui in competizione. È vero però che l'altruismo e la correttezza verso gli altri membri della specie possono favorire il benessere del gruppo e offrire di conseguenza all'individuo più di quanto questo dia singolarmente (spesso a patto che anche gli altri collaborino e nessuno o pochi altri individui del gruppo imbroglino). Diverse sono le ipotesi evoluzioniste che hanno cercato di spiegare come l'evoluzione porti alla selezione dei comportamenti altruisti e del senso della correttezza (vantaggi individuali indiretti, kin selection...). Per esempio per Richard Dawkins, celebre scienziato evoluzionista, l'altruismo non sarebbe che "egoismo travestito".

Studi ben consolidati hanno dimostrato che il senso della correttezza tra membri della stessa comunità è presente nei bambini di sei o sette anni e studi più recenti suggeriscono che anche la tendenza a condividere si sviluppa abbastanza tardi nell'infanzia. Ma prima di quell'età i  bambini sono dunque fondamentalmente egoisti? Non è detto. Stando ad uno studio pubblicato su PloS One già a 15 mesi i bambini mostrerebbero un certo senso per la giustizia e una tendenza a condividere altruisticamente.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26983&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.plosone.org/article/slideshow.action?uri=info:doi/10.1371/journal.pone.0023223&amp;imageURI=info:doi/10.1371/journal.pone.0023223.g003"><img class="alignleft size-medium wp-image-26990" title="Una figura tratta dallo studio schematizza il compito di condivisione (secondo esperimento).  Nella fase di preferenza (A) il bambino sceglie tra uno dei due giocattoli quello che preferisce.  Quando il bimbo ha scelto e preso il gioco lo sperimentatore (un familiare) gli consegna anche l'altro gioco.  Nella fase B un altro sperimentatore (questa volta non familiare) chiede direttamente al bambino di poter  avere uno dei due giochi. In questa immagine il bambino sceglie di condividere proprio il suo preferito.  È un altruistic sharer. Immagine: Schmidt, Sommerville (CC)  " src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/journal-pone-0023223.jpg?w=237&#038;h=300" alt="" width="237" height="300" /></a>COSTUME E SOCIETÀ &#8211; Altruismo ed egoismo si manifestano nell&#8217;essere umano già in età molto precoce. Per l&#8217;essere umano la cooperazione è un elemento chiave per la sopravvivenza, nonostante la natura paradossale delle attività cooperative  – che in genere hanno un costo per l&#8217;individuo, ma non sempre un beneficio diretto – e nonostante il fatto che la selezione naturale metta di solito gli individui in competizione. È vero però che l&#8217;altruismo e la correttezza verso gli altri membri della specie possono favorire il benessere del gruppo e offrire di conseguenza all&#8217;individuo più di quanto questo dia singolarmente (spesso a patto che anche gli altri collaborino e nessuno o pochi altri individui del gruppo imbroglino). Diverse sono le<a href="http://www.science20.com/gadfly/altruism_its_origin_its_evolution_its_discontents" target="_blank"> ipotesi evoluzioniste </a>che hanno cercato di spiegare come l&#8217;evoluzione porti alla selezione dei comportamenti altruisti e del senso della correttezza (vantaggi individuali indiretti, kin selection&#8230;). Per esempio per <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Richard_Dawkins" target="_blank">Richard Dawkins</a>, celebre scienziato evoluzionista, l&#8217;altruismo non sarebbe che &#8220;egoismo travestito&#8221;<span id="more-26983"></span>.</p>
<p>Studi ben consolidati hanno dimostrato che il senso della correttezza tra membri della stessa comunità è presente nei bambini di sei o sette anni e studi più recenti suggeriscono che anche la tendenza a condividere si sviluppa abbastanza tardi nell&#8217;infanzia. Ma prima di quell&#8217;età i  bambini sono dunque fondamentalmente egoisti? Non è detto. Stando ad uno <a href="http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0023223" target="_blank">studio</a> pubblicato su <a href="http://www.plosone.org" target="_blank">PloS One</a> già a 15 mesi i bambini mostrerebbero un certo senso per la giustizia e una tendenza a condividere altruisticamente.<br />
Quarantacinque bambini americani hanno partecipato ai due esperimenti condotti dai ricercatori dell&#8217;Istituto di Antropologia Evolutiva Max Plank di Lipsia e dell&#8217;Università di Washington, il primo un cosiddetto <em>violation-of-expectation paradigm</em> (paradigma di violazione dell&#8217;aspettativa &#8211; VOE), il secondo un compito di condivisione di giochi.<br />
Nel primo test i ricercatori hanno fatto vedere ai bambini un film dove una persona dava dei cracker e del latte ad altre due persone, prima somministrando il cibo in parti uguali e poi in maniera iniqua. Nel secondo, ad ogni bambino erano consegnati due giochi, uno meno interessante e uno invece preferito. A quel punto i ricercatori chiedevano ai bambini di cedere a loro uno dei due giocattoli.<br />
Il risultato ha mostrato che anche i bambini di poco più di un anno sono in grado di avere un&#8217;idea della giustizia e di essere altruisti oppure no. Così gli autori dello studio hanno potuto distinguere tra “condivisori altruisti” e “condivisori egoisti”. Gli altruisti rimanevano sorpresi quando la distribuzione di cibo del primo test non era giusta; molti degli egoisti invece mostravano sorpresa  quando il cibo era diviso equamente e se, nel secondo test, gli <em>altruistic sharers</em> in molti casi cedevano il gioco preferito allo sperimentatore, la maggioranza degli <em>egoistic sharers</em> cedeva il giocattolo al quale teneva meno. Ciò non toglie che il 68% dei bambini ha deciso di condividere almeno uno dei due giocattoli. Chissà, potendo ripetere il test con gli stessi bambini tra dieci e poi venti anni, come muterebbe questa percentuale&#8230;</p>
<p><em>Immagine: <a href="http://www.plosone.org/article/slideshow.action?uri=info:doi/10.1371/journal.pone.0023223&amp;imageURI=info:doi/10.1371/journal.pone.0023223.g003" target="_blank">Schmidt, Sommerville (CC)</a></em></p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/costume-e-societa/'>COSTUME E SOCIETÀ</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/altruismo/'>altruismo</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/egoismo/'>egoismo</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/psicologia-cognitiva/'>psicologia cognitiva</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26983/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26983/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26983/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26983/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26983/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26983/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26983/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26983/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26983/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26983/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26983/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26983/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26983/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26983/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26983&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Una figura tratta dallo studio schematizza il compito di condivisione (secondo esperimento).  Nella fase di preferenza (A) il bambino sceglie tra uno dei due giocattoli quello che preferisce.  Quando il bimbo ha scelto e preso il gioco lo sperimentatore (un familiare) gli consegna anche l&#039;altro gioco.  Nella fase B un altro sperimentatore (questa volta non familiare) chiede direttamente al bambino di poter  avere uno dei due giochi. In questa immagine il bambino sceglie di condividere proprio il suo preferito.  È un altruistic sharer. Immagine: Schmidt, Sommerville (CC)  </media:title>
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		<title>Guai in vista per Nemo</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/24/guai-in-vista-per-nemo/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 09:17:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sylvie Coyaud</dc:creator>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[acidificazione degli oceani]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>

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		<description><![CDATA[AMBIENTE - Su Nature Climate Change due ricercatori norvegesi, quattro australiani e Paolo Domenici dell'Istituto per l'ambiente marino costiero del CNR, a Torre Grande (Oristano) pubblicano una ricerca in... neuroclimatologia? Comunque la si voglia chiamare, riguarda le conseguenze dell'acidificazione degli oceani dovuta alle nostre emissioni di CO2.

Se continua ad aumentare la concentrazione di CO2 in mare (ne aggiungiamo 2,3 miliardi di tonnellate ogni anno...), i Garibaldi, i Pagliacci come Nemo e altri pesciolini rischiano di perdere la Trebisonda. In laboratorio si gasano, diventano imprudenti e da larve non sanno girare a destra o a sinistra insieme al branco.

In passato, gli autori avevano già osservato che non sentivano l'odore né dei predatori né della barriera corallina nella quale nascondersi di notte e dalla quale allontanarsi di giorno. Dopo l'odorato, ne hanno controllato l'udito - di giorno, nella barriera c'è parecchio rumore - e l'hanno trovato difettoso anch'esso.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26966&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/9e/Anemone_purple_anemonefish.jpg/250px-Anemone_purple_anemonefish.jpg" alt="" width="250" height="313" /></p>
<p>AMBIENTE &#8211; Su <em><a href="http://www.nature.com/nclimate/journal/vaop/ncurrent/pdf/nclimate1352.pdf" target="_blank">Nature Climate Change</a></em> due ricercatori norvegesi, quattro australiani e <a href="http://iamc.objectis.net/staff/domenici-paolo" target="_blank">Paolo Domenici</a> dell&#8217;Istituto per l&#8217;ambiente marino costiero del CNR, a Torre Grande (Oristano) pubblicano una ricerca in&#8230; neuroclimatologia? Comunque la si voglia chiamare, riguarda le conseguenze dell&#8217;<a href="http://www.pmel.noaa.gov/co2/story/Ocean+Acidification">acidificazione degli oceani</a> dovuta alle nostre emissioni di CO2.</p>
<p>Se continua ad aumentare la concentrazione di CO2 in mare (ne aggiungiamo 2,3 miliardi di tonnellate ogni anno&#8230;), i <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Garibaldi_(fish)" target="_blank">Garibaldi</a>, i <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Anemone_purple_anemonefish.jpg" target="_blank">Pagliacci</a> come Nemo e altri pesciolini rischiano di perdere la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Trabzonmontage.JPG" target="_blank">Trebisonda</a>. In laboratorio si gasano, diventano imprudenti e da larve non sanno girare a destra o a sinistra insieme al branco.</p>
<p>In passato, gli autori avevano già osservato che non sentivano l&#8217;odore né dei predatori né della barriera corallina nella quale nascondersi di notte e dalla quale allontanarsi di giorno. Dopo l&#8217;odorato, ne hanno controllato l&#8217;udito &#8211; di giorno, nella barriera c&#8217;è parecchio rumore &#8211; e l&#8217;hanno trovato difettoso anch&#8217;esso<span id="more-26966"></span>.</p>
<p>Se s&#8217;inceppano funzioni diverse è difficile che il danno riguardi singole aree del cervello. I ricercatori hanno quindi ipotizzato che oltre una certa soglia, la CO2 interferisse con la bio-chimica cerebrale di base. Infatti nel <em><a href="http://www.fishbase.org/Photos/PicturesSummary.php?ID=10227&amp;what=species" target="_blank">Neopomacentrus azysron</a></em> (stessa famiglia di Garibaldi) usato negli esperimenti hanno visto che un tasso di CO2 poco più elevato di quello oceanico attuale stimola i <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/GABAA_receptor" target="_blank">recettori</a> per il neurotrasmettitore <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gamma-Aminobutyric_acid" target="_blank">GABA</a>, che regola l&#8217;attività elettrica dei neuroni e impedisce loro di &#8220;sparare&#8221; a vanvera.</p>
<p>Per verificare che era colpa dell&#8217;eccesso di GABA, hanno diluito in una delle vasche una <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gabazine">sostanza</a> antagonista &#8211; che ne tappa il recettore, come certi ansiolitici usati in psichiatria &#8211; e nelle larve di <em>Neopomacentrus azysron</em>, i &#8220;deficit&#8221; motori e sensoriali sono scomparsi.</p>
<p>Secondo Paolo Domenici e i suoi colleghi, è probabile che i danni siano più marcati nei pesci e nei crostacei che consumano molto ossigeno, nel sangue hanno poca CO2 e, diversamente da noi, sono poco attrezzate per liberarsene. Tuttavia,</p>
<blockquote><p>Data l&#8217;ubiquità e la funzione conservata (<em>nel corso dell&#8217;evoluzione, ndt</em>) dei recettori GABA-A, prevediamo che crescenti livelli di CO2 possano causare deficit sensoriali e del comportamento in un&#8217;ampia gamma di specie marine.</p></blockquote>
<p>&#8220;Un&#8217;ampia gamma&#8221; comprende anche gli astici e le aragoste che si pescano nel mare di Torre Grande e di Caprera, l&#8217;isola di Garibaldi.</p>
<p>*</p>
<p><em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Anemone_purple_anemonefish.jpg" target="_blank">Immagine</a>: Nick Hopgood (CC)</em></p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/ambiente/'>AMBIENTE</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/notizie/'>NOTIZIE</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/acidificazione-degli-oceani/'>acidificazione degli oceani</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/biodiversita/'>biodiversità</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/co2/'>CO2</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/neuroscienze/'>neuroscienze</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26966/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26966/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26966/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26966/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26966/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26966/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26966/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26966/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26966/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26966/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26966/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26966/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26966/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26966/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26966&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;anno record</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/24/lanno-record/</link>
		<comments>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/24/lanno-record/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 07:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Pulici</dc:creator>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[costi]]></category>
		<category><![CDATA[disastri naturali]]></category>
		<category><![CDATA[infografica]]></category>
		<category><![CDATA[Munich Re]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>

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		<description><![CDATA[AMBIENTE - 820 disastri naturali, 380 miliardi di dollari di danni economici, 27.000 vittime: è questo il triste bilancio del 2011, annus horribilis dei disastri naturali. La stima arriva da Munich Re, una delle maggiori compagnie di assicurazioni del mondo, che ha calcolato i costi delle tragedie ambientali dagli anni ’80 a oggi<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26942&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="disastri naturali 2011 - costi e vittime" src="http://laurapulici.files.wordpress.com/2011/12/costi-disastri.jpg?w=584&#038;h=437" alt="" width="584" height="437" /></p>
<p>AMBIENTE &#8211; 820 disastri naturali, 380 miliardi di dollari di danni economici, 27.000 vittime: è questo il triste bilancio del 2011, annus horribilis dei disastri naturali. La stima arriva da Munich Re, una delle maggiori compagnie di assicurazioni del mondo, che ha calcolato i <a href="http://www.munichre.com/en/media_relations/press_releases/2012/2012_01_04_press_release.aspx" target="_blank">costi delle tragedie ambientali</a> dagli anni ’80 a oggi<span id="more-26942"></span>.</p>
<p>Terremoti, inondazioni, uragani e altre calamità hanno raddoppiato, nell’anno appena trascorso, il costo economico che è passato da 152 a 380 miliardi di dollari, battendo il precedente record del 2005. A far schizzare il conteggio dei danni sono stati due terremoti: quello dell’11 marzo in Giappone, responsabile per oltre metà delle perdite, e quello del 22 febbraio in Nuova Zelanda.</p>
<p>Secondo i dati del rapporto di Munich Re, circa il 90% degli 820 eventi disastrosi è stato causato da fenomeni meteorologici (alluvioni, siccità uragani…), mentre solo il 10% da fattori geofisici (terremoti e tsunami). In termini di impatto economico, la situazione è quasi rovesciata: quasi due terzi del costo dei danni sono, infatti, attribuibili ai terremoti.</p>
<p>Senza dubbio, nel 2011, si è verificata una sequenza insolita di disastri violenti, ma c’è un altro fenomeno alla base dell’aumento dei danni economici: la sempre maggiore presenza di infrastrutture e insediamenti umani nelle zone a rischio.</p>
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			<media:title type="html">disastri naturali 2011 - costi e vittime</media:title>
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		<title>MrPod &#8211; Il tempo è in crisi</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/23/il-tempo-e-in-crisi/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 15:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Cipolloni</dc:creator>
				<category><![CDATA[PODCAST]]></category>
		<category><![CDATA[Albert Einstein]]></category>
		<category><![CDATA[fisica]]></category>
		<category><![CDATA[gravità]]></category>
		<category><![CDATA[meccanica quantistica]]></category>
		<category><![CDATA[podcast]]></category>
		<category><![CDATA[relatività]]></category>

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		<description><![CDATA[MRPOD - Ieri, oggi, domani. Ci sembrano concetti chiari, condivisi. Un'ora è un'ora per tutti. Ma la scienza c'insegna che spesso il mondo non è come ci appare a prima vista. E anche il tempo non è assoluto come tendiamo a pensare nella nostra vita quotidiana. Un secolo fa, la teoria della relatività generale di Albert Einstein ha smantellato il concetto di tempo galileiano, universale, dimostrando che ore, minuti, secondi si possono contrarre e dilatare a seconda della velocità a cui ci si muove. Più è alta la velocità, più  le lancette rallentano. Ma anche la gravità distorce il tempo: maggiore è l'una, più lento è l'altro, così che per chi vive al mare le giornate passano (in maniera infinitesimale) più lentamente rispetto a chi vive in montagna e addirittura nell'Universo, in prossimità dei buchi neri che esercitano un fortissimo campo gravitazionale, l'orologio di un osservatore esterno si fermerebbe<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26934&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2011/12/logopodinverno.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-26471" title="logopodinverno" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2011/12/logopodinverno.jpg?w=600" alt=""   /></a>ASCOLTA IL PODCAST!</strong></p>
<span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Foggiscienza.files.wordpress.com%2F2012%2F01%2Ftempo-mrpod.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span>
<p>MRPOD &#8211; Ieri, oggi, domani. Ci sembrano concetti chiari, condivisi. Un&#8217;ora è un&#8217;ora per tutti. Ma la scienza c&#8217;insegna che spesso il mondo non è come ci appare a prima vista. E anche il tempo non è assoluto come tendiamo a pensare nella nostra vita quotidiana. Un secolo fa, la teoria della relatività generale di Albert Einstein ha smantellato il concetto di tempo galileiano, universale, dimostrando che ore, minuti, secondi si possono contrarre e dilatare a seconda della velocità a cui ci si muove. Più è alta la velocità, più  le lancette rallentano. Ma anche la gravità distorce il tempo: maggiore è l&#8217;una, più lento è l&#8217;altro, così che per chi vive al mare le giornate passano (in maniera infinitesimale) più lentamente rispetto a chi vive in montagna e addirittura nell&#8217;Universo, in prossimità dei buchi neri che esercitano un fortissimo campo gravitazionale, l&#8217;orologio di un osservatore esterno si fermerebbe<span id="more-26934"></span>.</p>
<p>Ora, la fisica moderna è sul punto di effettuare un ulteriore salto avanti. La sfida è unificare le due grandi teorie del Novecento: la relatività che vale su larga scala, e la meccanica quantistica, che funziona nell&#8217;infinitamente piccolo. Ebbene: in quest&#8217;ulteriore passaggio, del tempo, per come lo conosciamo noi, non resterebbe proprio più nulla. Già, perché almeno qualche brandello del senso comune la relatività generale ce lo aveva lasciato. In particolare, il concetto della simultaneità di due eventi coincidenti nello spazio e nel tempo. Una frase del tipo &#8220;<em>Quando il fulmine ha colpito la casa, è andata via la luce</em>&#8221; per Einstein ha senso, perchè gli eventi sono avvenuti contemporaneamente nello stesso luogo, mentre dire &#8220;<em>L&#8217;esplosione è avvenuta proprio mentre passavo in macchina nel punto più vicino dell&#8217;autostrada, a due chilometri di distanza dall&#8217;esplosione</em>&#8220;, non è corretta, perché non ci può essere simultaneità oggettiva, assoluta, per due eventi lontani nello spazio.</p>
<p>Con le nuove teorie, dovremmo dire addio anche alla simultaneità spazio-temporale. Ne parliamo al Festival delle Scienze 2012 di Roma con <a href="http://www.phys.uniroma1.it/gr/HETG/staff/Amelino_page.html" target="_blank">Giovanni Amelino-Camelia</a>, fisico dell&#8217;Università La Sapienza di Roma, esperto di gravità quantistica e considerato uno dei cervelli più promettenti candidati a &#8220;superare&#8221; Einstein.</p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/podcast-2/'>PODCAST</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/albert-einstein/'>Albert Einstein</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/fisica/'>fisica</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/gravita/'>gravità</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/meccanica-quantistica/'>meccanica quantistica</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/podcast/'>podcast</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/relativita/'>relatività</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26934/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26934/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26934/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26934/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26934/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26934/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26934/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26934/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26934/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26934/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26934/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26934/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26934/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26934/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26934&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Nati per ruggire</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Stulle</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[leone]]></category>

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		<description><![CDATA[[Immagine: qmnonic (CC)] CRONACA - Ovvero quando è la forma a fare la sostanza.
Fino a poco tempo fa c'era chi credeva che l'incredibile potenza del ruggito di tigri e leoni dipendesse dalla loro capacità polmonare. In poche parole: polmoni più grandi, suono più profondo e forte. Mentre alcuni scienziati sostenevano che il tipo di suono dipendesse piuttosto dalla presenza di adipe disposto sulle corde vocali. Ma ci è voluta una ricerca della University of Utah, pubblicata su PloS One  per chiarire che non è dimensione delle corde vocali, né quella dei polmoni, e non il grasso in quanto tale, a scatenare un suono gutturale capace di farsi sentire anche oltre otto chilometri e che può raggiungere i 114 decibel. La responsabile è la forma delle corde vocali dei grandi felini<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26916&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/qmnonic/2907410391/"><img class="alignleft size-medium wp-image-26963" title="Immagine: qmnonic (CC)" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/2907410391_60f74dee85_b.jpg?w=300&#038;h=239" alt="" width="300" height="239" /></a>CRONACA &#8211; Ovvero quando è la forma a fare la sostanza.<br />
Fino a poco tempo fa c&#8217;era chi credeva che l&#8217;incredibile potenza del ruggito di tigri e leoni dipendesse dalla loro capacità polmonare. In poche parole: polmoni più grandi, suono più profondo e forte. Mentre alcuni scienziati sostenevano che il tipo di suono dipendesse piuttosto dalla presenza di adipe disposto sulle corde vocali. Ma ci è voluta una ricerca della University of Utah, pubblicata su<a href="www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0027029" target="_blank"><em> PloS One</em></a>  per chiarire che non è dimensione delle corde vocali, né quella dei polmoni, e non il grasso in quanto tale, a scatenare un suono gutturale capace di farsi sentire anche oltre otto chilometri e che può raggiungere i 114 decibel. La responsabile è la forma delle corde vocali dei grandi felini<span id="more-26916"></span>.</p>
<p>Quest&#8217;organo è relativamente piccolo, ma grazie alle sue proprietà meccaniche uniche garantisce una tale potenza. Le corde vocali di tigri e leoni, infatti, non sono triangolari come in molti altri animali, bensì hanno una forma quadrata (e in questo sì che il grasso c&#8217;entra perché aiuta ad ottenere questa conformazione) che consente una maggiore resistenza allo stiramento. “In qualche modo quello del leone è un suono che replica il pianto di un bambino – ha spiegato il coordinatore della ricerca Ingo Titze in un comunicato diffuso dall&#8217;istituto – insistente e rumoroso, ma molto più basso. In entrambi i casi un suono forte e graffiante colpisce gli orecchi. Anche quando piange un bambino il suono non è piacevole. È ruvido e la vibrazione irregolare”.</p>
<p><em>Immagine: <a href="http://www.flickr.com/photos/qmnonic/2907410391/" target="_blank">qmnonic (CC)</a></em></p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/uncategorized/'>Uncategorized</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/evoluzione/'>evoluzione</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/leone/'>leone</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26916/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26916/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26916/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26916/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26916/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26916/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26916/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26916/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26916&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Immagine: qmnonic (CC)</media:title>
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		<title>Riscaldamento globale: una molecola che fa discutere</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/23/riscaldamento-globale-una-molecola-che-fa-discutere/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 08:31:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Cantoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[FUTURO]]></category>
		<category><![CDATA[atmosfera]]></category>
		<category><![CDATA[biochimica]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[molecole]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>

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		<description><![CDATA[AMBIENTE - Una molecola presente nell'atmosfera terrestre sembra candidarsi a un ruolo fondamentale nel contrastare il riscaldamento globale. Sorgono però molti dubbi sulla sua effettiva applicabilità. In un articolo pubblicato su Science, ricercatori delle università di Manchester e Bristol, Regno Unito, e dei Sandia National Laboratories, Stati Uniti, hanno riportato gli effetti potenzialmente rivoluzionari di un tipo di radicali, i biradicali Criegee (dal nome del loro teorizzatore, Rudolf Criegee), che sarebbero capaci di abbassare la temperatura del pianeta.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26866&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://s0.geograph.org.uk/geophotos/02/16/23/2162355_87be2a5b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26871" title="" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/2162355_87be2a5b.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>AMBIENTE &#8211; Una molecola presente nell&#8217;atmosfera terrestre sembra candidarsi a un ruolo fondamentale nel contrastare il riscaldamento globale. Sorgono però molti dubbi sulla sua effettiva applicabilità. In un <a href="http://www.sciencemag.org/content/335/6065/204">articolo</a> pubblicato su <em>Science</em>, ricercatori delle università di Manchester e Bristol, Regno Unito, e dei Sandia National Laboratories, Stati Uniti, hanno riportato gli effetti potenzialmente rivoluzionari di un tipo di radicali, i <em>biradicali Criege</em>e (dal nome del loro teorizzatore, Rudolf Criegee), che sarebbero capaci di abbassare la temperatura del pianeta.<span id="more-26866"></span>Queste sostanze chimiche agiscono infatti da potenti ossidanti di inquinanti come i biossidi d&#8217;azoto e di zolfo, prodotti dalla combustione, e sarebbero in grado di contrastare il riscaldamento provocato dai gas serra. Nonostante l&#8217;esistenza di questi radicali sia stata teorizzata negli anni Cinquanta, essi sono stati scoperti soltanto recentemente. Gli scienziati sono ora convinti che, dopo ulteriori ricerche, queste sostanze possano giocare un ruolo rilevante nel contrastare il cambiamento climatico.</p>
<p>Il rilevamento dei biradicali Criegee e la misura della loro velocità di reazione è stata resa possibile da un apparato sperimentale unico, progettato dai ricercatori dei laboratori Sandia, che fa uso della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Radiazione_di_sincrotrone">luce di un sincrotrone</a> di terza generazione, l&#8217;<a href="http://www-als.lbl.gov/">Advanced Light Source</a>, parte dei Lawrence Berkeley National Laboratory, in California. La luce intensa e modulabile del sincrotrone ha permesso ai ricercatori di scoprire che i biradicali Criegee reagiscono più rapidamente di quanto si credesse inizialmente, e che accelerano la formazione di solfati e nitrati nell&#8217;atmosfera.</p>
<p>Questi composti portano alla formazione di aerosol (cioè un sistema costituito dalla dispersione di una sostanza liquida o solida in un gas) e, successivamente, alla formazione di nubi, provocando in ultima analisi un abbassamento della temperatura. I biradicali Criegee, per esempio, ossidano l’anidride solforosa, mutandola nel raffreddante acido solforico.</p>
<p>Tuttavia, questa nuova scoperta suscita diverse perplessità. Grandi percentuali nell&#8217;aria di sostanze come l&#8217;acido solforico potrebbero non essere affatto innocue, e non soltanto provocare piogge acide, ma rischiare anche di assottigliare la fascia protettiva di ozono che funge da filtro per le radiazioni ultraviolette. Inoltre, un altro dei sottoprodotti delle reazioni coi biradicali è la formaldeide, una sostanza cancerogena per l&#8217;uomo. Altri dubbi riguardano poi il fatto che i biradicali non agiscano sull&#8217;anidride carbonica, il maggiore inquinante dell&#8217;atmosfera, ma usino invece, per contrastarne l&#8217;effetto, delle reazioni a loro volta inquinanti.</p>
<p>Negli ultimi cento anni, la temperatura media della superficie della Terra è aumentata di circa 0,8 ºC, e i due terzi di questo aumento hanno avuto luogo soltanto negli ultimi tre decenni. La maggior parte dei paesi del mondo ha concordato sulla necessità di tagli drastici nelle emissioni di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gas_serra">gas serra</a>, e ha stabilito che il riscaldamento globale futuro dovrà essere limitato a meno di 2,0 ºC. Un grosso inconveniente è che, tra questi paesi, non ci siano gli Stati Uniti, tra i maggiori produttori mondiali di sostanze atmosferiche inquinanti.</p>
<p>Se lo studio sui biradicali fosse confermato, resterebbe comunque un dubbio di natura etica: affidarsi soltanto a queste molecole rischierebbe infatti di deresponsabilizzare i cittadini e i governi del mondo industrialmente avanzato. Dal momento che esiste una molecola in grado di impedire il riscaldamento globale &#8211; si potrebbe pensare &#8211; perché ridurre le emissioni inquinanti?</p>
<p>Carl Percival, docente di chimica atmosferica all&#8217;università di Manchester,  tra gli autori dello studio, è convinto che la scoperta possa condurre a interessanti sviluppi. &#8220;I nostri risultati avranno un impatto significativo sulla comprensione della capacità ossidativa dell&#8217;atmosfera, e avranno delle implicazioni di ampio raggio sull&#8217;inquinamento e sul cambiamento climatico&#8221;.</p>
<p>Dudley Shallcross, chimico atmosferico dell&#8217;università di Bristol anch&#8217;egli fra gli autori del <em>paper</em>, aggiunge: &#8220;Un ingrediente importante, essenziale alla produzione di questi radicali viene dagli agenti chimici rilasciati in modo del tutto naturale dalle piante, da cui il ruolo fondamentale che potrebbero avere gli ecosistemi naturali nell&#8217;ostacolare il riscaldamento globale&#8221;.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo punto sembra particolarmente interessante, e suona come un avvertimento: anche ammettendo che si possa fare uso, in futuro, dei biradicali Criegee, sarà essenziale salvaguardare l&#8217;equilibrio degli ecosistemi. Ciò, a sua volta, dovrebbe spingere il mondo industrializzato a ridurre le sue emissioni inquinanti. Si creerebbe così un circolo virtuoso, in cui scappatoie deresponsabilizzanti troverebbero un posto sempre minore. Come sempre avviene per le ricerche innovative, bisognerà attendere ulteriormente per capire quanto i biradicali possano essere impiegati, e se il loro uso non abbia conseguenze peggiori, per l&#8217;atmosfera, del problema che dovrebbero risolvere.</p>
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			<media:title type="html">Roberto Cantoni</media:title>
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		<title>Kenya: il cuore dei Safari</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 14:15:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nataša Stuper</dc:creator>
				<category><![CDATA[VIAGGI]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Clicca sull&#8217;immagine per visualizzare la galleria su Flickr VIAGGI –  I paesaggi africani attirano ogni anno migliaia di turisti. Il Kenya è uno dei paesi africani maggiormente visitati al mondo, soprattutto per le offerte di safari nei numerosi parchi naturali che abbeliscono il paese. Per chi volesse visitare il Kenya, non può mancare una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26873&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align:center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/oggiscienza/sets/72157628952911081/show/"><img class="aligncenter size-full wp-image-26961" title="galleria kenya" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/galleria-kenya.png?w=600" alt=""   /></a></h4>
<h4 style="text-align:center;">Clicca sull&#8217;immagine per visualizzare la galleria su Flickr</h4>
<p>VIAGGI –  I paesaggi africani attirano ogni anno migliaia di turisti. Il Kenya è uno dei paesi africani maggiormente visitati al mondo, soprattutto per le offerte di safari nei numerosi parchi naturali che abbeliscono il paese.</p>
<p>Per chi volesse visitare il Kenya, non può mancare una sosta a Nairobi, che con i suoi 4,5 milioni di abitanti circa, è la capitale del Kenya e la più grande città dell&#8217;Africa orientale e quarta più grande dell&#8217;intero continente africano. In mezzo al frenetico traffico della capitale i viaggiatori potranno godersi un primo contatto con la natura. Nairobi viene definita infatti <em>“</em><em>Green city in the Sun”</em> (Città verde nel Sole) nonché “<em>Safari Capital of the world”</em> (Capitale mondiale del safari), dato che la maggior parte dei safari nella natura partono proprio dalla capitale.<span id="more-26873"></span></p>
<p>Il Nairobi National park Orphanage offre la possibilità di osservare da vicino molte specie animali, tra cui i grandi felini, facoceri, giraffe e moltissime specie di uccelli. Si tratta di cuccioli rimasti orfani o adulti trovati feriti in mezzo alla savana, spesso a causa dei bracconieri. Gli individui salvati vengono seguiti e accuditi da “baby sitter” esperti all’interno del parco, seguendo un programma specifico per ogni singola specie.</p>
<p>Il<strong> </strong><a href="http://www.giraffecenter.org/">Giraffe Centre AFEW</a> (African Fund for Endangered Wildlife Kenya), situato nella zona di Langata a Nairobi, rappresenta un’altra imperdibile sosta naturalistica. Fondato nel 1979, Il Giraffe Center da la possibilità di osservare da vicino ed entrare in contatto con la giraffa di Rothschild (<em>Giraffa camelopardalis rothschildi</em>), la seconda sottospecie di giraffa più minacciata.</p>
<p>Lasciando Nairobi alle spalle, e seguendo la linea ferroviaria Nairobi – Mombasa, si attraversano le pianure di uno dei più vasti parchi nazionali del Kenya, lo Tsavo. Il treno passa in mezzo al parco nazionale dello Tsavo orientale (Tsavo East National Park) e al parco nazionale dello Tsavo occidentale (Tsavo West National Park). La ferrovia nei pressi dello Tsavo è famosa storicamente in quanto scena di una tra le più affascinanti leggende dell’Africa, quella dei Mangiatori di Uomini dello Tsavo. Durante la costruzione di un ponte ferroviario su fiume Tsavo, che avrebbe dovuto unire il porto di Mombasa all’entroterra ugandese, nel 1898, due grossi leoni attaccarono e divorarono 135 operai. Dal 1924, i due leoni sono conservati ed esposti al Field Museum di Chicago.</p>
<p>Con una superficie complessiva di 22 000 km², lo Tsavo è il più grande parco naturale del paese, e offre diversi tipologie di habitat. Dalle zone pianeggianti e steppose dello Tsavo East, dominate dagli erbivori, quali la gazzella di Grant, l’alcefalo di Coke (detto anche <em>kongoni</em>), l’orice beisa, decine di zebre, elefanti e giraffe, si può risalire verso la più grande distesa lavica del mondo, sull’altipiano di Yatta, con un’estensione lavica di 190 km.</p>
<p>La regione dello Tsavo rappresenta inoltre un paradiso per gli appassionati del birdwatching, con la possibilità di avvistare numerose specie di uccelli, tra cui rapaci, uccelli acquatici, insettivori, marabù africani e molti avvoltoi. Spostandosi in jeep durante il <em>game drive</em>, ed entro le linee percorribili del parco e nel pieno rispetto delle abitudini di ogni singola specie, è facile osservare numerosi esemplari e seguirne le orme. Il parco nazionale dello Tsavo, come tutti i parchi naturali del Kenya, è amministrato e monitorato dal <a href="http://www.kws.org/">KWS</a> (Kenya Wildilife Service), l&#8217;ente per la protezione della natura del Kenya, che lotta in prima linea contro il bracconaggio.</p>
<p>Al tramonto e nelle prime ore notturne, l’atmosfera in mezzo alla savana muta e rende possibile l’avvistamento di specie arboricole attive di notte quali i galagoni, piccoli primati simili ai lemuri. Sono organismi molto agili nel spostarsi velocemente da un ramo all’altro, ed è possibile avvistarli grazie ai loro grandi occhi che brillano di notte o sentendo il loro inconfondibile richiamo notturno, simile a un urlo.</p>
<p>Nonostante la crescente domanda turistica che sta portando a safari sempre più affollati di turisti, l’<a href="http://www.espertiafrica.it/">AIEA</a> (Associazione Italiana Esperti d’Africa) offre ai viaggiatori più attenti e desiderosi di un vero contatto con la natura, un safari vecchio stile, dando a questa esperienza un significato puramente esplorativo, legato all’avventura e all’esplorazione, al senso di libertà e all’emozione che si può provare durante l’osservazione degli animali. L’AIEA nasce da un gruppo di esperti e appassionati del continente africano, che non solo ha saputo offrire ai viaggiatori e amanti del continente africano il vero sapore del safari, ma da anni li coinvolge attivamente in diverse missioni naturalistiche, volte alla salvaguardia delle specie africane a rischio di estinzione e alla lotta al bracconaggio. Grazie all’AIEA, il termine “safari”, che deriva dallo swahili e significa proprio “viaggio, spedizione”, assume le sue caratteristiche tradizionali di avventura attraverso le zone selvagge dell’Africa.</p>
<p>FOTO: Natasa Stuper e Dodi Samec</p>
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			<media:title type="html">Nataša Stuper</media:title>
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		<title>GREENJOBS &#8211; Studiare le foreste con il laser</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 13:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Sgorbissa</dc:creator>
				<category><![CDATA[PODCAST]]></category>
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		<description><![CDATA[GREENJOBS - Che ci fa un esperto di scienze forestali con un laser? Ci studia le foreste, ovviamente. Come Alessandro Montaghi, che si occupa di remote sensing forestale per la Swedish University of Agricoltural Science a Umeo, in Svezia, poco sotto il circolo polare artico, che grazie al LIDAR crea mappe dettagliate delle foreste svedesi, che possono essere utilizzate poi per diversi motivi (monitoraggio della quantità di legname, emissione/assorbimento del carbonio atmosferico...)<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26907&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2011/09/green-jobs.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22647" title="green-jobs" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2011/09/green-jobs.jpg?w=300&#038;h=228" alt="" width="300" height="228" /></a><strong>ASCOLTA IL PODCAST!</strong></p>
<span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Foggiscienza.files.wordpress.com%2F2012%2F01%2Falessandro-montaghi.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span>
<p>GREENJOBS &#8211; Che ci fa un esperto di scienze forestali con un laser? Ci studia le foreste, ovviamente. Come <strong>Alessandro Montaghi</strong>, che si occupa di <em>remote sensing</em> forestale per la <a href="http://www.slu.se/en/" target="_blank">Swedish University of Agricoltural Science</a> a Umeå, in Svezia, poco sotto il circolo polare artico, che grazie al <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/LIDAR" target="_blank">LIDAR</a></strong> crea mappe dettagliate delle foreste svedesi, che possono essere utilizzate poi per diversi motivi (monitoraggio della quantità di legname, emissione/assorbimento del carbonio atmosferico&#8230;)</p>
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		<title>Quella molecola nelle ossa</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:51:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Ludovisi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SALUTE - Il nome, IL-6, è curioso, sembra indicare un autobus, ma si tratta di una molecola responsabile di una serie di patologie che coinvolgono le ossa. In particolare, la IL-6 è coinvolta nello sviluppo dell’osteoporosi in età precoce, già in tenera età.

Da anni un team di ricercatori dell’Università dell’Aquila e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ne stanno studiando i meccanismi per individuare cure migliori, e ora sono riusciti a capirne meglio il suo comportamento. In uno studio pubblicato su Nature Communication hanno dimostrato come l’IL-6 lavora assieme ad altre due molecole dai nomi ben più complessi, la c-Src e la IGFBP5.

Inibendo la c-Src negli esperimenti l’osso ritorna normale, ma la IL-6 rimane elevata. In presenza di elevati livelli di IL-6, tramite le alterazioni di c-Src e di IGFBP5, le ossa vanno incontro ad osteoporosi. In parole povere individuare meglio gli obiettivi per bilanciare il normale ricambio dell’osso (distruzione del tessuto vecchio e formazione di nuovo tessuto) permetterebbe di individuare cure migliori.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26887&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/chiropractic/4666355083/sizes/m/in/photostream/"><img class="alignleft size-medium wp-image-26889" title="4666355083_dbddee6804" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/4666355083_dbddee6804.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" width="225" height="300" /></a>SALUTE &#8211; Il nome, IL-6, è curioso, sembra indicare un autobus, ma si tratta di una molecola responsabile di una serie di patologie che coinvolgono le ossa. In particolare, la IL-6 è coinvolta nello sviluppo dell’osteoporosi in età precoce, già in tenera età.</p>
<p>Da anni un team di ricercatori dell’Università dell’Aquila e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ne stanno studiando i meccanismi per individuare cure migliori, e ora sono riusciti a capirne meglio il suo comportamento. In uno studio pubblicato su <a href="http://www.nature.com/ncomms/journal/v3/n1/full/ncomms1651.html" target="_blank">Nature Communication</a> hanno dimostrato come l’IL-6 lavora assieme ad altre due molecole dai nomi ben più complessi, la c-Src e la IGFBP5.</p>
<p>Inibendo la c-Src negli esperimenti l’osso ritorna normale, ma la IL-6 rimane elevata. In presenza di elevati livelli di IL-6, tramite le alterazioni di c-Src e di IGFBP5, le ossa vanno incontro ad osteoporosi. In parole povere individuare meglio gli obiettivi per bilanciare il normale ricambio dell’osso (distruzione del tessuto vecchio e formazione di nuovo tessuto) permetterebbe di individuare cure migliori.<span id="more-26887"></span></p>
<p>Non solo, perché secondo i ricercatori questo meccanismo sembra avere un ruolo cruciale anche in cellule diverse da quelle ossee, come quelle coinvolte nei processi di infiammazione e quelle tumorali. “Negli esperimenti sui topi dimostriamo come l’inibizione di c-Src riduca notevolmente la formazione di metastasi ossee e l’induzione di processi infiammatori”, spiega Barbara Peruzzi, che ha condotto la sperimentazione. “Inoltre, abbiamo ottenuto dati preliminari che indicano come queste molecole possano essere determinanti anche nell’insorgenza di un tumore pediatrico molto aggressivo, l’osteosarcoma, grazie ai quali abbiamo ottenuto un finanziamento triennale dalla Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro”.</p>
<p>Immagine: &#8220;planetc1&#8243; (CC)</p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/notizie/'>NOTIZIE</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/salute/'>SALUTE</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/molecole/'>molecole</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/ossa/'>ossa</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/osteoporosi/'>osteoporosi</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/tumori/'>tumori</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26887/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26887/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26887/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26887/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26887/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26887/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26887/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26887/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26887/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26887/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26887/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26887/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26887/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26887/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26887&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>MrPod &#8211; Spegnetela!</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 14:20:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Sgorbissa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MRPOD - Sono più di 11 milioni gli italiani che fumano, ma molti diloro vorrebbero smettere. Come fare? Da soli, con l'aiuto del medico? Cerotti, gomme, sigarette elettroniche? Mentre uno studio sembra affermare che "aiutini" come gomme e cerotti non servano a prevenire le ricadute, Roberto Boffi, pneumologo del Centro per i danni da fumo dell'Istituto Tumori di Milano, che abbiamo intervistato, è cauto: prima di tutto per smettere di fumare è bene chiedere aiuto, e comunque i farmaci possono essere un valido supporto...<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26860&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2011/12/logopodinverno.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-26471" title="logopodinverno" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2011/12/logopodinverno.jpg?w=600" alt=""   /></a>ASCOLTA IL PODCAST!</p>
<span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Foggiscienza.files.wordpress.com%2F2012%2F01%2Froberto-boffi-mrpod.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /><param name='wmode' value='opaque' /></object></p></span>
<p>MRPOD &#8211; Sono più di 11 milioni gli italiani che fumano, ma molti diloro vorrebbero smettere. Come fare? Da soli, con l&#8217;aiuto del medico? Cerotti, gomme, sigarette elettroniche? Mentre uno <a href="http://tobaccocontrol.bmj.com/content/early/2012/01/10/tobaccocontrol-2011-050129.abstract?sid=7b4e2209-ba28-4792-916c-595e445b4301" target="_blank">studio</a> sembra affermare che &#8220;aiutini&#8221; come gomme e cerotti non servano a prevenire le ricadute, <strong>Roberto Boffi</strong>, pneumologo del <a href="http://www.istitutotumori.mi.it/istituto/cittadino/motivi_Amb_fumo.asp" target="_blank"><strong>Centro per i danni da fumo dell&#8217;Istituto Tumori di Milano</strong></a>, che abbiamo intervistato, è cauto: prima di tutto per smettere di fumare è bene chiedere aiuto, e comunque i farmaci possono essere un valido supporto&#8230;</p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/notizie/'>NOTIZIE</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/podcast-2/'>PODCAST</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/salute/'>SALUTE</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/fumo/'>fumo</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/podcast/'>podcast</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/prevenzione/'>prevenzione</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26860/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26860/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26860/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26860/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26860/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26860/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26860/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26860/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26860/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26860/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26860/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26860/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26860/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26860/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26860&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Finché batte</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Sgorbissa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[battito cardiaco]]></category>
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		<description><![CDATA[CRONACA  - Se sei un serpente è questione di risparmiare energia. Un amico appassionato e possessore di pitone mi assicura che possono stere mesi senza mangiare, "d'altronde stan lì far niente tutto il dì". Dunque anche quando devono uccidere una preda si guardano bene dal muovere un muscolo di troppo o per troppo tempo. Per questo motivo, secondo gli autori dello studio pubblicato su Biology Letters i Boa constrictor sono addirittura in grado di sentire quando il cuore della preda cessa di battere (e di conseguenza smettono di stringere).<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26851&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/alex-campos/3597241314/sizes/m/in/photostream/"><img class="alignleft size-medium wp-image-26853" title="Immagine: Alex Campos (CC)" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/3597241314_800b367a961.jpg?w=278&#038;h=300" alt="" width="278" height="300" /></a>CRONACA  &#8211; Se sei un serpente è questione di risparmiare energia. Un amico appassionato e possessore di pitone mi assicura che possono stare mesi senza mangiare, &#8220;d&#8217;altronde stan lì far niente tutto il dì&#8221;. Dunque anche quando devono uccidere una preda si guardano bene dal muovere un muscolo di troppo o per troppo tempo. Per questo motivo, secondo gli autori dello <a href="http://rsbl.royalsocietypublishing.org/content/early/2012/01/11/rsbl.2011.1105" target="_blank">studio pubblicato su Biology Letters</a> i serpenti (in questo caso si trattava di <em>Boa constrictor</em>) sono addirittura in grado di sentire quando il cuore della preda cessa di battere (e di conseguenza smettono di stringere).</p>
<p>Nell&#8217;esperimento Scott Boback, del Dickinson College in Pennsylvania, e colleghi hanno usato topi rigorosamente morti, ma attrezzati con un congegno idraulico che simulava un cuore. I boa che stringevano un topo morto ma con il dispositivo acceso continuavano a stringere per un tempo ben più prolungato di quello che fanno normalmentein condizioni reali, spiegano gli autori. Quando invece il cuore  a pompa veniva spento il rettile rilasciava la preda (la stretta del boa veniva monitorata attraverso un dispositivo che misurava la pressione del corpo del rettile su quello del roditore). Inoltre i ricercatori hanno osservato che anche i boa più giovani mostravano lo stesso pattern comportamentale, suggerendo un&#8217;origine innata<span id="more-26851"></span>.</p>
<p>In base a questa osservazione gli autori hanno dedotto che il rettile cerca di usare meno energia possibile per nutrirsi, anche se non è ancora noto quale sia il meccanismo sensoriale che permette all&#8217;animale di rilevare il battito cardiaco.</p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/cronaca/'>CRONACA</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/battito-cardiaco/'>battito cardiaco</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/pitone/'>pitone</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/preda/'>preda</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26851/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26851/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26851/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26851/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26851/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26851/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26851/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26851/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26851/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26851/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26851/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26851/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26851/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26851/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26851&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Federica Sgorbissa</media:title>
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			<media:title type="html">Immagine: Alex Campos (CC)</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Un numero verde per i problemi con il cibo</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/18/un-numero-verde-per-i-problemi-con-il-cibo/</link>
		<comments>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/18/un-numero-verde-per-i-problemi-con-il-cibo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 14:16:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Murelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione incontrollata]]></category>
		<category><![CDATA[anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[bulimia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi del comportamento alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[ALUTE - M. ha 17 anni. È una bella ragazza, va bene a scuola, ma da due anni ha un grosso problema: la bulimia. Periodicamente sente il bisogno di "abbuffarsi", ingerire in una volta sola, di nascosto, enormi quantità di cibo e poi vomitare tutto, per non ingrassare. M. sa che questo comportamento non è "normale"; si sente sola, inadeguata, sofferente ma non sa con chi parlarne. Un giorno, per caso, sente citare in tv un numero verde per i disturbi del comportamento alimentare (DCA): l'800180969. Lo si può chiamare rimanendo anonimi, per ricevere un sostegno e indicazioni su come affrontare il proprio disturbo. Dopo l'ennesima abbuffata, chiusa nella solitudine della sua camera, M. compone quel numero. E la sua vita, poco a poco, comincia a cambiare.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26835&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/3962891383_c2304833f8_b1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26838" title="3962891383_c2304833f8_b" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/3962891383_c2304833f8_b1-e1326886553822.jpg?w=200&#038;h=300" alt="" width="200" height="300" /></a>SALUTE &#8211; M. ha 17 anni. È una bella ragazza, va bene a scuola, ma da due anni ha un grosso problema: la bulimia. Periodicamente sente il bisogno di &#8220;abbuffarsi&#8221;, ingerire in una volta sola, di nascosto, enormi quantità di cibo e poi vomitare tutto, per non ingrassare. M. sa che questo comportamento non è &#8220;normale&#8221;; si sente sola, inadeguata, sofferente ma non sa con chi parlarne. Un giorno, per caso, sente citare in tv un numero verde per i disturbi del comportamento alimentare (DCA): l&#8217;<strong>800180969</strong>. Lo si può chiamare rimanendo anonimi, per ricevere un sostegno e indicazioni su come affrontare il proprio disturbo. Dopo l&#8217;ennesima abbuffata, chiusa nella solitudine della sua camera, M. compone quel numero. E la sua vita, poco a poco, comincia a cambiare.<span id="more-26835"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Il <a href="http://www.disturbialimentarionline.it/MappaDCA/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=16&amp;Itemid=6" target="_blank">numero verde</a>, istituito dall&#8217;Istituto superiore di sanità e dal Ministero della Gioventù e gestito dall&#8217;Usl 2 di Perugia (in particolare dalla Residenza Palazzo Francisci per i DCA), è attivo dal 31 ottobre scorso: dal lunedì al venerdì, 24 ore al giorno. &#8220;Finora sono arrivate circa 750 telefonate, 10-15 al giorno. E per il futuro ce ne aspettiamo molte di più&#8221;, racconta Alessandro Ciarrocchi, biologo nutrizionista, uno dei quattro operatori che rispondono alle richieste d&#8217;aiuto. In due modi: cercando di accogliere il &#8220;paziente&#8221; e il suo disturbo, di aiutarlo a identificare con maggior chiarezza i suoi bisogni e i suoi desideri, di fornirgli un sostegno nei momenti di crisi. Ma anche fornendo indicazioni sulle strutture e i servizi del territorio che trattano in modo specifico i DCA: tutti rigorosamente pubblici oppure privati ma convenzionati con il servizio sanitario nazionale e accreditati dal Ministero della salute. L&#8217;elenco è disponibile anche sul sito <a href="http://www.disturbialimentarionline.it" target="_blank">www.disturbialimentarionline.it</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">A due mesi dall&#8217;attivazione, è già possibile tracciare un primo report degli utenti-tipo del servizio: &#8220;Nella metà dei casi si tratta di genitori di ragazze (e <a href="http://oggiscienza.wordpress.com/2010/01/11/quando-il-cibo-e-un-problema-per-lui/" target="_blank">pure di qualche ragazzo</a>) con patologie alimentari: anoressia, ma soprattutto bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata, che stanno diventando sempre più frequenti&#8221;, spiega Ciarrocchi. &#8220;Quando è il genitore a chiamare, significa che chi è colpito dal disturbo ancora non lo riconosce e non pone una domanda di cura: chi telefona vuole sapere come è meglio comportarsi per motivare la figlia o il figlio a un processo di cambiamento&#8221;. A volte, a chiamare sono i genitori di bambini anche molto piccoli (Ciarrocchi ricorda la mamma di una bimba di 4 anni che rifiuta di mangiare qualunque pasto servito alla mensa dell&#8217;asilo), a indicare una rapida trasformazione delle patologie del comportamento alimentare. Non più soltanto l&#8217;anoressia nervosa delle ragazzine, ma un universo variegato di disturbi.</p>
<p style="text-align:justify;">Nell&#8217;altra metà dei casi a telefonare sono direttamente le persone colpite dal disturbo: per lo più giovani donne (dai 14 ai 25 anni), ma non mancano donne più mature, che tipicamente hanno cominciato a soffrire di una patologia alimentare dopo la menopausa. &#8220;Spesso queste persone provano molta vergogna, ma è importante che capiscano che i DCA non riguardano solo l&#8217;adolescenza, ma possono insinuarsi in corrispondenza di ogni cambiamento importante. E soprattutto che possono essere curati&#8221;, commenta il nutrizionista.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel suo lavoro alla postazione telefonica, Ciarrocchi è affiancato da un collega nutrizionista, da un&#8217;infermiera specializzata nella gestione di DCA e da una filosofa, Francesca Sorberi: una figura che forse può apparire strana in un contesto del genere, ma che ha invece un ruolo ben preciso, quello di portare il dialogo con i pazienti su un piano più profondo, esistenziale. &#8220;Partendo dai loro problemi reali, arriviamo a discutere di temi collegati ma più ampi, come la bellezza, il senso della vita, l&#8217;amore, la felicità, il dolore&#8221;, spiega Sorberi. &#8220;Spesso le ragazze mi dicono che per loro bellezza è entrare in una taglia 42. Allora rispondo che per Platone &#8216;bellezza è lo splendore del vero&#8217; e a partire da questa considerazione cominciamo a riflettere insieme sul concetto di bellezza. Altre volte ragioniamo sul dolore, sul fatto che è una componente inevitabile della vita e che per essere superato deve essere attraversato&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo la responsabile del servizio, la psichiatra Laura Dalla Ragione, a lungo andare il numero verde servirà anche come osservatorio epidemiologico sulle patologie alimentari. Che sono purtroppo in costante crescita.</p>
<p style="text-align:justify;">Immagine: <a href="http://www.flickr.com/photos/daniellehelm/with/3962891383/" target="_blank">Daniellehelm</a>/Flickr/CC</p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/notizie/'>NOTIZIE</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/salute/'>SALUTE</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/alimentazione-incontrollata/'>alimentazione incontrollata</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/anoressia/'>anoressia</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/bulimia/'>bulimia</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/disturbi-del-comportamento-alimentare/'>disturbi del comportamento alimentare</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26835/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26835/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26835/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26835/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26835/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26835/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26835/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26835/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26835/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26835/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26835/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26835/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26835/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26835/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26835&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Fate passare?</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 10:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sylvie Coyaud</dc:creator>
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		<description><![CDATA[AMBIENTE - Su Science è uscita una ricerca che interesserà dai governanti (onesti) ai semplici cittadini soprattutto se collaborano con associazioni umanitarie e ambientaliste. Da leggere prima del vertice della Terra "Rio 92 + 20".

Prima di tutto complimenti a Elisabetta Vignati e Luca Pozzoli dell'Istituto per l'ambiente e la sostenibilità al Joint Research Centre di Ispra. E per non essere sciovinisti, anche ai loro 21 coautori guidati dal climatologo Drew Shindell del centro Goddard-NASA a New York.

Hanno testato 400 misure già applicate oggi per tagliare le emissioni di metano e di black carbon, il particolato di fuliggine e ozono che sosta sopra l’Asia meridionale, per esempio, in una grande nube bruna. Sono sostanze dette “climalteranti” che riscaldano l’atmosfera, anche se a tempo e distanze più brevi, più dell’anidride carbonica. Questa ha un effetto serra determinante perché è ben miscelata e una parte scalda  cieli e mari per centinaia di migliaia di anni.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26797&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/pedronet/2796213369/sizes/m/in/photostream/"><img class="alignleft size-medium wp-image-26844" title="pollution" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/pollution.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a>AMBIENTE &#8211; Su <em>Science</em> è <a href="http://www.sciencemag.org/content/335/6065/183.full" target="_blank">uscita</a> una ricerca che interesserà dai governanti (onesti) ai semplici cittadini soprattutto se collaborano con associazioni umanitarie e ambientaliste. Da leggere prima del vertice della Terra <a href="http://www.earthsummit2012.org/" target="_blank">&#8220;Rio 92 + 20&#8243;</a>.</p>
<p>Prima di tutto complimenti a Elisabetta Vignati e Luca Pozzoli dell&#8217;Istituto per l&#8217;ambiente e la sostenibilità al <a href="http://ec.europa.eu/dgs/jrc/index.cfm" target="_blank">Joint Research Centre</a> di Ispra. E per non essere sciovinisti, anche ai loro 21 coautori guidati dal climatologo <a href="http://www.giss.nasa.gov/staff/dshindell.html" target="_blank">Drew Shindell</a> del centro Goddard-NASA a New York.</p>
<p>Hanno testato 400 misure già applicate oggi per tagliare le emissioni di metano e di black carbon, il particolato di fuliggine e ozono che sosta sopra l’Asia meridionale, per esempio, in una grande nube bruna. Sono sostanze dette “climalteranti” che riscaldano l’atmosfera, anche se a tempo e distanze più brevi, più dell’anidride carbonica. Questa ha un effetto serra determinante perché è ben miscelata e una parte scalda  cieli e mari per centinaia di migliaia di anni.<span id="more-26797"></span></p>
<p>Scovate le 24 misure più efficaci e convenienti, ne hanno calcolato l’impatto, e i costi e i benefici nel tempo a seconda di quando e dove e su che scala vengono adottate. Misure così giovano anche oltre confine, e più un paese è densamente popolato e più sono efficaci.</p>
<p>Se si cominciano a usare adesso per averle a regime planetario nel 2030 è l’affare de secolo: il costo si ripaga subito in resa agricola maggiore, risparmi sulla spesa sanitaria, sui giorni di lavoro persi per malattie dell’apparato respiratorio. <em>Last but not least</em>, si risparmiano da <strong>2 a 4 milioni</strong> di vite all’anno.</p>
<p>Attenzione, scrive la squadra dei nettamondo, i calcoli sul metano ci sembrano adeguati; quelli sul black carbon sono approssimati, non fidatevi troppo. E sapete com’è un primo tentativo&#8230; i margini d’errore variano da matti, mancano un sacco di dati perché tanti paesi non hanno i soldi per raccoglierli; è soltanto una proposta, da confermare con altre ricerche. Fanno di tutto per smorzare l’entusiasmo.</p>
<p>Alla fine però, si devono arrendere all’evidenza del loro modello. Che è un&#8217;enorme matriosca di <a href="http://www.sciencemag.org/content/335/6065/183/F4.large.jpg" target="_blank">scenari e di modelli climatici epidemiologici, geografici, demografici, economici, fisici-dinamici-non lineari</a> (altro che riduzionismo!)</p>
<blockquote><p>Queste misure possono fermare il tasso di cambiamento climatico e contribuire a mantenere a breve termine il riscaldamento globale sotto i 2° C rispetto all’epoca preindustriale, mitigarne gli effetti nell’Artico e nell’Himalaya, e ridurre la disruption (<em>“inguaiamento” non va bene, ma rende l’idea, ndt</em>) dei ritmi delle precipitazioni regionali. Oltre ai vantaggi sanitari locali, e da locali a globali per l’agricoltura.</p>
<p>Rendersene conto può agevolarne la messa in opera precoce e diffusa….</p></blockquote>
<p>Morale: la salute di flora, fauna (noi compresi), aria, acque ed economia è una sola, si può sanare l’ultima senza ammorbare tutti gli altri e vice versa. Cifre alla mano.</p>
<p>Immagine: &#8220;<a href="http://www.flickr.com/photos/pedronet/" target="_blank">Pedronet</a>&#8221; (CC)</p>
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		<item>
		<title>La contraffazione aiuta la malaria</title>
		<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2012/01/18/la-contraffazione-aiuta-la-malaria/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 10:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Ludovisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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		<description><![CDATA[SALUTE - Ottocentomila morti l’anno, soprattutto bambini e donne incinte. Questa è la drammatica stima delle conseguenze della malaria, che colpisce soprattutto l’Africa. Gli ostacoli per affrontare questo disastro sono molti, e vanno dalla mancanza di medicinali, alle condizioni politico-economiche dei vari paesi, ma ora è emerso un problema in più: l’avidità umana.
Un articolo apparso sul Malaria Journal evidenzia come alcune organizzazioni criminali stiano immettendo da tempo sul mercato farmaci antimalarici contraffatti, con gravi conseguenze sulla salute pubblica.

Lo studio, condotto da un team internazionale guidato dalla Oxford University e finanziato dalla Wellcome Trust, dimostra che le medicine derivanti spesso da scarti di laboratorio, non solo sono dannose per la salute, ma rischiano di aumentare la resistenza dei parassiti che causano la malaria.

I ricercatori hanno analizzato per otto anni, dal 2002 al 2010, antimalarici venduti in undici paesi africani, rilevando che le contraffazioni contengono un mix di ingredienti farmaceutici sbagliati. Purtroppo non fanno solo male, ma inizialmente danno l’impressione di funzionare, perché contengono piccole dosi derivate dall’artemisina (l’antimalarico al momento considerato il più efficace);  è un’illusione, ovviamente: alleviano solo i primi sintomi della malattia, non curandola affatto.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26824&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/cmuffins/5472910934/sizes/m/in/photostream/"><img class="alignleft size-medium wp-image-26825" title="5472910934_cd48d9bd34" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/5472910934_cd48d9bd34.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a>SALUTE &#8211; Ottocentomila morti l’anno, soprattutto bambini e donne incinte. Questa è la drammatica stima delle conseguenze della malaria, che colpisce soprattutto l’Africa. Gli ostacoli per affrontare questo disastro sono molti, e vanno dalla mancanza di medicinali, alle condizioni politico-economiche dei vari paesi, ma ora è emerso un problema in più: l’avidità umana.<br />
Un articolo apparso sul<a href="http://www.malariajournal.com/content/10/1/352/abstract" target="_blank"> Malaria Journal</a> evidenzia come alcune organizzazioni criminali stiano immettendo da tempo sul mercato farmaci antimalarici contraffatti, con gravi conseguenze sulla salute pubblica.</p>
<p>Lo studio, condotto da un team internazionale guidato dalla Oxford University e finanziato dalla Wellcome Trust, dimostra che le medicine derivanti spesso da scarti di laboratorio, non solo sono dannose per la salute, ma rischiano di aumentare la resistenza dei parassiti che causano la malaria.</p>
<p>I ricercatori hanno analizzato per otto anni, dal 2002 al 2010, antimalarici venduti in undici paesi africani, rilevando che le contraffazioni contengono un mix di ingredienti farmaceutici sbagliati. Purtroppo non fanno solo male, ma inizialmente danno l’impressione di funzionare, perché contengono piccole dosi derivate dall’artemisina (l’antimalarico al momento considerato il più efficace);  è un’illusione, ovviamente: alleviano solo i primi sintomi della malattia, non curandola affatto.<span id="more-26824"></span></p>
<p>Non solo, gli ingredienti del finto farmaco possono causare gravi effetti collaterali, soprattutto quando interagiscono con altri medicinali assunti dal paziente, come quelli per le terapie contro l’HIV, per esempio. L’inganno serve per far superare al medicinale contraffatto alcuni test base di autenticazione.</p>
<p>Al danno si somma altro danno. Come detto, infatti, gli sforzi per contrastare la malaria potrebbero essere vanificati, dal momento che i finti farmaci, incoraggiando la resistenza della malattia, renderebbero potenzialmente fallimentari i trattamenti combinati con l’artemisina.</p>
<p>Già nel 2001 la polizia di Guangzhou, in Cina, aveva arrestato alcuni nigeriani e cinesi implicati in un traffico di alofantrina contraffatta (un altro principio attivo antimalarico), e i ricercatori hanno identificato un tipo particolare di polline nelle confezioni che indica che provengono proprio dall’Asia.</p>
<p>Paul Newton, l’autore principale dello studio, evidenzia che le terapie antimalariche messe a rischio da questa attività criminale potrebbero provocare moltissime vittime, e perciò sollecita le organizzazioni sanitarie internazionali ad investire maggiormente per migliorare l’accesso ai trattamenti di buona qualità. Un accesso per la popolazione con ancora troppe barriere, che favorisce un commercio illegale e letale.</p>
<p>Immagine: &#8221;<a href="http://www.flickr.com/photos/cmuffins/" target="_blank">Canned Muffins</a>&#8221; (CC)</p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/notizie/'>NOTIZIE</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/salute/'>SALUTE</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/africa/'>Africa</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/malaria/'>malaria</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/medicina/'>medicina</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/salute/'>SALUTE</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26824/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26824/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26824/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26824/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26824/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26824/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26824/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26824/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26824/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26824/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26824/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26824/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26824/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26824/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26824&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Black out di en.wikipedia.org, domani</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 13:29:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Sgorbissa</dc:creator>
				<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[PIPA]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà intellettuale]]></category>
		<category><![CDATA[SOPA]]></category>
		<category><![CDATA[Wikipedia]]></category>

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		<description><![CDATA[POLITICA - Domani la versione in inglese di wikipedia resterà chiusa per 24 ore, per protestare contro lo Stop Online Piracy Act (SOPA) e il Protect IP Act (PIPA), due provvedimenti al vaglio uno  della Camera dei Rappresentanti e l'altro al Senato USA per regolamentare la proprietà intellettuale in internet. Ne avevamo già parlato qualche tempo fa.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26815&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Main_Page"><img class="alignnone size-full wp-image-26817" title="Schermata 2012-01-17 a 14.21.21" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/schermata-2012-01-17-a-14-21-211.png?w=600&#038;h=139" alt="" width="600" height="139" /></a></p>
<p>POLITICA &#8211; Domani la versione in inglese di <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Main_Page" target="_blank">Wikipedia</a></strong> resterà <strong>chiusa per 24 ore</strong>, per protestare contro lo Stop Online Piracy Act (<strong>SOPA</strong>) e il Protect IP Act (<strong>PIPA</strong>), due provvedimenti al vaglio uno  della Camera dei Rappresentanti e l&#8217;altro al Senato USA per <strong>regolamentare la proprietà intellettuale in internet</strong>. Ne avevamo già parlato <a href="http://oggiscienza.wordpress.com/2011/11/17/mrpod-sopa-cosa-succedera-a-internet/" target="_blank">qualche</a> tempo fa.</p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/politica/'>POLITICA</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/pipa/'>PIPA</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/proprieta-intellettuale/'>proprietà intellettuale</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/sopa/'>SOPA</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/wikipedia/'>Wikipedia</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26815/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26815/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26815/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26815/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26815/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26815/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26815/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26815/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26815/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26815/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26815/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26815/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26815/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26815/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26815&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Federica Sgorbissa</media:title>
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			<media:title type="html">Schermata 2012-01-17 a 14.21.21</media:title>
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		<title>A che ora è la fine del mondo?</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 12:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Pulici</dc:creator>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[Doomsday Clock]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[FUTURO - Mancano solo cinque minuti. A dirlo sono gli esperti del Bulletin of the Atomic Scientists, che proprio qualche giorno fa hanno spostato l'orologio dell'apocalisse alla 23:55, un minuto in avanti rispetto a gennaio 2010, l'ultima volta in cui il panel di scienziati aveva ritoccato l'orario. Doomsday Clock non è solo il titolo di una canzone degli Smashing Pumpkins, ma un orologio che simboleggia quanto siamo vicini alla distruzione della terra, causata da armi nucleari, cambiamenti climatici o altri disastri provocati dall'uomo<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26808&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="doomsday-clock" src="http://laurapulici.files.wordpress.com/2011/12/doomsday-clock.jpg?w=584&#038;h=435" alt="" width="584" height="435" /></p>
<p>FUTURO &#8211; Mancano solo cinque minuti. A dirlo sono gli esperti del <strong><a href="http://www.thebulletin.org/content/about-us/purpose" target="_blank">Bulletin of the Atomic Scientists</a></strong>, che proprio qualche giorno fa hanno spostato l&#8217;orologio dell&#8217;apocalisse alla 23:55, un minuto in avanti rispetto a gennaio 2010, l&#8217;ultima volta in cui il panel di scienziati aveva ritoccato l&#8217;orario. <strong><a href="http://www.thebulletin.org/content/doomsday-clock/overview" target="_blank">Doomsday Clock </a></strong>non è solo il titolo di una canzone degli Smashing Pumpkins, ma un orologio che simboleggia quanto siamo vicini alla distruzione della Terra, causata da armi nucleari, cambiamenti climatici o altri disastri provocati dall&#8217;uomo<span id="more-26808"></span>.</p>
<p>Apparso per la prima nel 1947, in piena guerra fredda, le sue lancette sono state spostate in avanti o indietro per ben 20 volte. Nel 1953 è arrivato a segnare le 23:58 a causa della decisione degli Stati Uniti di proseguire nelle ricerche sulla bomba all&#8217;idrogeno, mentre nel 1991, in concomitanza con <strong>la fine della guerra fredda</strong>, ha raggiunto la sua massima distanza dalla mezzanotte. Da allora fino al 2010, il fallimento delle politiche di disarmo nucleare, il terrorismo e le conseguenze dei cambiamenti climatici hanno determinato diversi spostamenti delle lancette verso la mezzanotte.</p>
<p>Nel 2010 il Bulletin ha deciso di portare indietro l&#8217;orologio di un minuto sulla base delle intenzioni manifestate dai leader mondiali, decisi ad affrontare la riduzione degli armamenti e a dedicare maggiore attenzione ai cambiamenti climatici.</p>
<p>Ora, pero&#8217;, siamo alla resa dei conti: &#8220;In molti casi le promesse sono state <strong>disattese</strong> &#8211; spiega il <a href="http://www.thebulletin.org/content/doomsday-clock/overview" target="_blank">comunicato ufficiale </a>dell&#8217;associazione &#8211; messi di fronte ai pericoli di proliferazione nucleare e dei cambiamenti climatici, oltre che al bisogno di trovare fonti di energia sicure e sostenibili, i leader mondiali hanno come al solito fallito nel cambiare politica&#8221;. Ed ecco che l&#8217;orologio si sposta in avanti, alla 23:55, e la fine del mondo si avvicina. Secondo gli esperti del Bulletin of Atomic Scientist solo un maggiore controllo sul nucleare civile e sulla proliferazione di quello militare, così come l&#8217;adozione di un nuovo accordo sulle emissioni di gas serra potrebbero farlo indietreggiare e farci tornare in zona salvezza.</p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/cronaca/'>CRONACA</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/notizie/'>NOTIZIE</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/clima/'>clima</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/doomsday-clock/'>Doomsday Clock</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/nucleare/'>nucleare</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26808/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26808/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26808/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26808/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26808/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26808/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26808/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26808/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26808&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Astro-vintage</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Sgorbissa</dc:creator>
				<category><![CDATA[FOTOGRAFIA]]></category>
		<category><![CDATA[esplorazione spaziale]]></category>
		<category><![CDATA[Gemini]]></category>
		<category><![CDATA[NASA]]></category>
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		<description><![CDATA[FOTOGRAFIA - Appassionati di esplorazione spaziale vintage, sarete certamente felici che la NASA abbia messo online il database delle immagini delle missioni Gemini (le missioni preparatorie alle mitiche Apollo, quelle dello sbarco sulla Luna) restaurate di fresco. Fanno una certa emozione. Buona Visione.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26804&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tothemoon.ser.asu.edu/gallery/gemini/11#S66-54546_G11-S"><img class="alignleft size-medium wp-image-26805" title="Immagine: l'oceano indiano visto da Gemini XI (immagine NASA)" src="http://oggiscienza.files.wordpress.com/2012/01/s66-54546_g11-s_s.png?w=287&#038;h=300" alt="" width="287" height="300" /></a>FOTOGRAFIA &#8211; Appassionati di esplorazione spaziale vintage, sarete certamente felici che la NASA abbia messo online il <a href="http://tothemoon.ser.asu.edu/gallery/gemini/11#S66-54546_G11-S" target="_blank">database delle immagini delle missioni Gemini</a> (<a href="http://tothemoon.ser.asu.edu/about/gemini/history" target="_blank">le missioni preparatorie</a> alle mitiche Apollo, quelle dello sbarco sulla Luna) restaurate di fresco. Fanno una certa emozione. Buona Visione.</p>
<br />Filed under: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/category/fotografia-3/'>FOTOGRAFIA</a> Tagged: <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/esplorazione-spaziale/'>esplorazione spaziale</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/gemini/'>Gemini</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/nasa/'>NASA</a>, <a href='http://oggiscienza.wordpress.com/tag/vintage/'>vintage</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/oggiscienza.wordpress.com/26804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/oggiscienza.wordpress.com/26804/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/oggiscienza.wordpress.com/26804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/oggiscienza.wordpress.com/26804/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/oggiscienza.wordpress.com/26804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/oggiscienza.wordpress.com/26804/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/oggiscienza.wordpress.com/26804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/oggiscienza.wordpress.com/26804/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/oggiscienza.wordpress.com/26804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/oggiscienza.wordpress.com/26804/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/oggiscienza.wordpress.com/26804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/oggiscienza.wordpress.com/26804/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/oggiscienza.wordpress.com/26804/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/oggiscienza.wordpress.com/26804/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=oggiscienza.wordpress.com&amp;blog=7193014&amp;post=26804&amp;subd=oggiscienza&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Federica Sgorbissa</media:title>
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