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La grotta delle Torri di Slivia: nella grotta delle Torri di Slivia i chirotteri, amanti delle cavità, formano colonie riproduttive miste molto numerose, fra le più importanti conosciute in Friuli Venezia Giulia e per tutelarle i proprietari hanno deciso di collaborare con gli esperti del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste per regolare il flusso di turisti sulla base dei ritmi della natura..
Creatività a briglie sciolte: riparte "La Voce del Master", la rubrica di OggiScienza a cura del corso di multimedialità del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste. La redazione, formata dagli studenti, offrirà ai nostri lettori un arcobaleno di voci.
Jekyll è il blog realizzato dagli studenti del Master in Comunicazione
della Scienza e del Master in Giornalismo Scientifico Digitale della
Sissa di Trieste
Jekyll risponde ai cambiamenti dell’ecosistema della comunicazione
focalizzato sui media digitali. Jekyll analizza e descrive l'evoluzione
dell'informazione in ambito medico, scientifico e tecnologico.Il blog si
propone come strumento di approfondimento e di servizio per la comunità
dei giornalisti scientifici. Per accedere all'archivio di Jekyll clicca qui.
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Oggiscienza ha contribuito alla creazione e tutela di 806 mq di foresta in crescita in Costa Rica per compensare 540 kg di CO2 generati dal proprio traffico mensile
Pubblicato da Federica Sgorbissa su 21 maggio 2012
AMBIENTE – Lo scioglimento delle calotte polari causato dal riscaldamento globale innalza il livello del mare. È stato calcolato che il contributo dovuto al riscaldamento è di circa 1,1 milimetri all’anno. L’innalzamento registrato effettivamente però è di 1,8 mm annui. Da dove arrivano quegli 0,7 extra? Dall’acqua che utilizziamo per le attività antropiche (irrigamento agricolo, usi domestici…) spiega uno studio pubblicato su Nature Geoscience. Taikan Oki, dell’Università di Tokio e colleghi, hanno calcolato che l’acqua utilizzata dall’uomo potrebbe contribuire fino a 0,77 mm (o il 42% dell’innalzamento registrato).
L’acqua viene estratta dalle faglie acquifere, che si svuotano ma non vi ritorna: evapora nell’aria o finisce nei bacini idrici per poi essere alla fine scaricata nel mare. Lo studio ha utilizzato i dati noti dal 1961 al 2003 e ha condotto delle simulazioni. Già un altro studio di quest’anno, condotto da un team olandese e pubblicato su Geophysical Reserch, ha avanzato un’osservazione simile, anche se di entità minore (e cioè fino a 0,57 mm nel 2000).
AMBIENTE – L’immagine della donna (o del bambino) che trasporta taniche di acqua al villaggio è quasi un cliché dell’Africa. “C’è carenza d’acqua”. Eppure di acqua potrebbe essercene: a quanto pare sotto il continente africano ci sono dei veri e propri serbatoi idrici, di dimensioni enormi: sottoterra si troverebbe una quantità di acqua potabile cento volte superiore rispetto a quella in superficie.
Un team di scienziati della British Geological Survey and University College London (UCL) ha appena pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters una dettagliata analisi del sottosuolo africano. Lo studio ha combinato i dati di altre 283 ricerche idrogeologiche, riuscendo così a disegnare una mappa con un livello di dettaglio mai raggiunto prima. Hanno identificato precisamente le aree del continente che celano queste enormi riserve idriche, soprattutto in Libia, Algeria e Ciad.
Il Sahara si è infatti trasformato in deserto durante in migliaia di anni, ma l’acqua non è semplicemente scomparsa: si trova sottoterra. Leggi il seguito di questo post »
AMBIENTE – Tempi duri per l’acqua dolce. Se nel 2000 la domanda globale di acqua era poco più di 3.500 km3 all’anno, le ultime proiezioni dell’Ocse prevedono un aumento del 55% della domanda di oro blu entro il 2050. Tra le cause, oltre all’aumento della popolazione, troviamo la crescente domanda da parte delle industrie (+400%), della produzione elettricità (+140%) e dell’uso domestico (+130%). In particolare la disponibilità di acqua sarà messa a dura prova dai 2,3 miliardi di abitanti in più che dovrebbero vivere nelle zone dei bacini fluviali del Nord e del Sud dell’Africa e del Sud e del Centro Asia, aree soggette a gravi problemi di stress idrico Leggi il seguito di questo post »
CRONACA – Vista dallo spazio la Terra è il “Pianeta blu”, una splendido zaffiro incastonato nel Sistema Solare. È l’acqua degli oceani a dargli quest’aspetto, ma nonostante le apparenze, nel complesso della massa del nostro Pianeta, questa sostanza è meno di quanto ci si aspetta. Ma quant’è esattamente? E soprattutto c’è sempre stata? È arrivata, come sostengono alcune teorie, con antichissimi impatti di comete e asteroidi o si è formata insieme al pianeta? Quanta ne abbiamo persa nel corso della storia? Rispondere a tutte queste domande è cruciale anche per comprende le dinamiche del nostro clima. Ci hanno provato a farlo un gruppo di ricercatori del Museo di storia Natuarle della Danimarca e della Stanford University, che hanno appena pubblicato i loro risultati su PNAS.
Secondo i calcoli di Emily Pope e colleghi l’acqua sul nostro Pianeta (pur ricoprendone circa il 70%ndella superficie) rappresenta circa la metà di un millesimo della sua massa totale. Pope e colleghi hanno anche cercato di dare una stima di quanta acqua ci fosse quando la Terra era ancora giovane esaminando dei minerali vecchi di 3,8 miliardi di anni reperiti in Groenlandia, rocce che arrivano direttamente dagli oceani primordiali della Terra. Basandosi sulla percentuale di isotopi presenti nei campioni di roccia gli scienziati hanno calcolato che la Terra nel corso degli ultimi 4 miliradi di anni ha perso meno di un quarto della sua acqua, che può sembra moltore, ma per i ricercatori è una quantità sorprendentemente piccola, tanto che il bilancio idrico del pianeta del corso della sua storia è stato definito “stabile”.
Pope e colleghi hanno inoltre dato una nuova interpretazione al cosidetto “Paradosso del Sole giovane e debole” (Faint young sun paradox): le analisi dei paleoclimatologi ci dicono che il clima del nostro pianeta è rimasto piuttosto stabile negli ultimi 4,5 miliardi di anni, questo nonostante la radiazione solare in questo periodo sia variata molto (è incrementata del 25/30 %). Nel 1993 Jim Kastings, scienziato dell’atmosfera, in base ai suoi calcoli formulò l’ipotesi che questa stabilità sia legata alla quantità di CO2 nell’atmosfera, che 4 miliardi di anni fa era il 30% in più dell’attuale. L’idea è che la CO2 abbia mantenuto più calda l’atmosfera per via dell’effetto serra. L’ipotesi alternativa proposta invece ora da Pope e colleghi assegna invece un ruolo fondamentale alla massa d’acqua degli oceani, che avrebbero avuto una funzione (ancor più d’oggi) mitigante sulla temperatura, impedendo al ghiaccio di ricoprire l’intera superficie del Pianeta.
La sonda Mars Express dell’Agenzia spaziale europea (Esa) ha ottenuto delle prove convincenti della presenza, nel passato, di un oceano su Marte. La sonda, usando un radar, ha rivelato sedimenti provenienti da un fondale oceanico entro confini già identificati come delle antiche zone costiere del pianeta rosso. Leggi il seguito di questo post »
AMBIENTE – Su Science è uscita una ricerca che interesserà dai governanti (onesti) ai semplici cittadini soprattutto se collaborano con associazioni umanitarie e ambientaliste. Da leggere prima del vertice della Terra “Rio 92 + 20″.
Prima di tutto complimenti a Elisabetta Vignati e Luca Pozzoli dell’Istituto per l’ambiente e la sostenibilità al Joint Research Centre di Ispra. E per non essere sciovinisti, anche ai loro 21 coautori guidati dal climatologo Drew Shindell del centro Goddard-NASA a New York.
Hanno testato 400 misure già applicate oggi per tagliare le emissioni di metano e di black carbon, il particolato di fuliggine e ozono che sosta sopra l’Asia meridionale, per esempio, in una grande nube bruna. Sono sostanze dette “climalteranti” che riscaldano l’atmosfera, anche se a tempo e distanze più brevi, più dell’anidride carbonica. Questa ha un effetto serra determinante perché è ben miscelata e una parte scalda cieli e mari per centinaia di migliaia di anni. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da Federica Sgorbissa su 15 dicembre 2011
CRONACA – La cerchiamo su Marte, la cerchiamo sulla Luna e anche su Mercurio, il pianeta così caldo che nelle zone più illuminate la sua temperatura scioglierebbe il piombo. Secondo gli scienziati del team di MESSENGER, la sonda NASA in orbita intorno a Mercurio da marzo di quest’anno, sul pianeta ci potrebbero essere zone perennemente in ombra in cui trovare acqua allo stato solido (ghiacciata). L’antefatto di questa storia è che nell’ormai lontano 1991 gli scienziati avevano notato che certe zone opache e scure alla luce visibile (nell’area del polo nord del pianeta) “brillavano” ai radar. L’acqua (il ghiaccio) si comporterebbe proprio così, ma questa prova non è sufficiente. Ora però sono usciti due studi che corroborano l’ipostesi, anche se ancora non dicono l’ultima parola sulla questione (sono stati presentati qui la settimana scorsa da Sean Solomon, planetologo all’Istituto Carnegie di Washington e membro del team di MESSENGER) Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da Federica Sgorbissa su 27 ottobre 2011
CRONACA – Dei dinosauri abbiamo solo i resti fossili, come facciamo a capire che abitudini e comportamenti avevano in vita questi animali? Una tecnica molto in voga oggi è l’analisi isotopica dei reperti, che ha permesso di stabilire molte cose, dalla dieta alle temperature in cui vivevano questi antichi animali. Ora una nuova ricerca pubblicata su Nature dalla semplice osservazione dello smalto dei denti di alcuni esemplari di camarasauro ha proposto l’ipotesi che questi animali migrassero alla ricerca dell’acqua. Henry Fricke del Colorado College, ha confrontato la composizone isotopica dello smalto con quella delle rocce in aree attorno al luogo in cui sono stati ritrovati i fossili Leggi il seguito di questo post »
NOTIZIE – Grazie al telescopio spaziale Herschel (ESA) gli astronomi del Max-Planck-Institut für Sonnensystemforschung, di Katlenburg-Lindau in Germania, sono riusciti a determinare l’origine dell’acqua contenuta negli strati alti dell’atmosfera di Saturno.
Il satellite Encelado emette corposi getti di vapore acqueo dalla regione polare (sud) e questo vapore va a formare un enorme anello di gas intorno a Saturno (il raggio dell’anello corrisponde a dieci volte quello di Saturno, per una larghezza pari a un raggio). Circa il 2/3 % dell’acqua contenuta nell’alta atmosfera di Saturno arriva proprio da lì, questo è quanto emerge dalla simulazione effettuata da Paul Hartogh e il suo team, che hanno usato i dati di Herschel.
Già nel 1997 i dati dell’Infrared Space Observatory della NASA avevano rilevato la presenza di acqua negli strati alti dell’atmosfera del Pianeta, ma l’origine quest’acqua era sconosciuta Leggi il seguito di questo post »
Il bacino del lago Atitlàn, in Guatemala, potrebbe essere un paradiso terrestre ma soffre per le conseguenze di un devastante uragano e per un inquinamento piuttosto pesante. Un progetto italiano di gestione ambientale svolto in collaborazione con le popolazioni locali affronta la questione, specialmente sul fronte acqua. Massimo Labra dello ZooPlantLab di Milano Bicocca, uno dei ricercatori coinvolti nell’esperienza, ci racconta i lavori fatti e le prospettive future.