Oggi Scienza

La ricerca e i suoi protagonisti

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RE-POST – AIDS: alla ricerca del vaccino perduto

Pubblicato da elisamanera su 19 aprile 2013


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LA VOCE DEL MASTER – Siamo giunti al quarto appuntamento con Re-post, il podcast del Master in Giornalismo Scientifico Digitale della Sissa di Trieste. Potete seguirci ogni due settimane sulle pagine di Oggiscienza.

In questa puntata parleremo dell’AIDS e dei tentativi di produrre un vaccino contro quest’infezione, che continua a contare più di 2,5 milioni nuovi contagi all’anno. A che punto siamo con la ricerca? Ne parliamo con Guido Silvestri, capo della divisione di Microbiologia e immunologia allo Yerkes National Primate Research Center della Emory University di Atlanta, ex-presidente della LILA e autore del libro “AIDS: lo scandalo del vaccino italiano” Leggi il seguito di questo post »

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La spirulina, scherzo ittico?

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 11 aprile 2013

728px-Spirulina_tabletsIL PARCO DELLE BUFALE – La custode e un avvenente collega ritengono autentico il documento qui riprodotto. Nel caso sbagliassero e un lettore sapesse che qualcuno si è appropriato illegalmente dell’identità del CEO di un’azienda farmaceutica internazionale nel senso di bolognese, chiami subito la poliz ups redazione.

Riassunto della puntata precedente. In novembre, a proposito dell’Agenzia nazionale da 5,7 milioni/anno che verrà istituita entro il 2013 per studiare la memoria dell’acqua, la custode ammirava il curriculum del suo “progettista”, il dott. Crescentini con studio dentistico a Pescara, che risultava Leggi il seguito di questo post »

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HIV: curato un neonato?

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 4 marzo 2013

Crediti immagine: JlhopgoodFUTURO – I dati verranno ufficialmente presentati oggi ad Atlanta all’annuale Conferenza su Retrovirus e Infezioni Opportuniste (ma già ieri sono state fatte alcune dichiarazioni pubbliche dagli autori della ricerca): sarebbe stato documentato un caso di neonato curato “funzionalmente” dall’infezione da HIV contratta dalla madre. Sarebbe il primo documentato con certezza (ne esistono altri di esempi citati in passato, ma nessuno ha superato lo scetticismo delle comunità medica). Questo potrebbe essere diverso.

Nei paesi sviluppatti il problema della trasmissione del virus dell’hiv durante la gravidanza o il parto è limitato. Esistono infatti dei trattamenti che riducono drasticamente la trasmisisone e che si basano essenzialmente sulla somministrazione di antiretrovirali alla madre durante la gravidanza e al neonato nelle prime settimane di vita. è chiaro che il problema della trasmissione è però molto alto nei paesi in via di sviluppo dove l’accesso alle cure è basso Leggi il seguito di questo post »

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Fase II

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 4 dicembre 2012

SALUTE –  Carlo Gnetti, un giornalista di Rassegna Sindacale, e Vittorio Agnoletto, medico e fondatore della Lila, hanno scritto di corsa AIDS: Lo scandalo del vaccino italiano (Feltrinelli editore). Di corsa perché pongono domande senza risposte da anni, mentre servirebbero d’urgenza.

Per la ricerca su quel vaccino – che usa la proteina Tat, scoperta nel laboratorio di Robert Gallo nel 1987 e già provata e scartata da altri ricercatori - da 13 anni Barbara Ensoli e il suo gruppo all’Istituto Superiore di Sanità ricevono circa la metà dei fondi pubblici per l’AIDS. Il libro (recensione) documenta finanziamenti decisi dai beneficiari, controllori che sono i controllati o loro fratello, una peer-review inesistente, “successi” comunicati durante feste con politici mentre sulle riviste scientifiche escono articoli contraddittori o su aspetti marginali.

In breve, i fatti. Nel 1998 Ensoli annunciava un vaccino preventivo – che immunizza contro l’infezione  - via via diventato “terapeutico”, da somministrare come adiuvante immunitario ai pazienti in terapia antiretrovirale (HAART) Leggi il seguito di questo post »

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Più donne nei trial clinici per L’HIV (II)

Pubblicato da Eleonora Viganò su 12 ottobre 2012

SALUTE - (Ecco la seconda parte dell’intervista a Massimo Galli sulla carenza di donne nei test clinici per le terapie anti-HIV)

Cosa significa partecipare a un trial?

Come si può immaginare nei Paesi in via di sviluppo i problemi che portano alla carenza di donne nei trial sono collegati alle condizioni sociali e culturali. Far parte delle sperimentazioni per le terapie antiretrovirali significa in molti casi dover fare outing, testimoniare la propria condizione e i propri stili di vita, subendone le conseguenze: isolamento, chiacchiere, violenze domestiche. Sono molti i casi descritti in cui un marito o un partner, nonostante fosse il probabile “untore”, abbia reagito violentemente, una volta posto di fronte al problema, riversando tutte le colpe sulla donna. Vanno ricordate anche le differenze culturali nell’interpretazione del concetto stesso di malattia, che in certi contesti mantiene connotati soprannaturali. Queste situazioni sono le stesse che limitano l’adesione delle donne a sottoporsi ai test diagnostici con il rischio di ritardare l’inizio della terapia e la possibilità di evitare la trasmissione al partner o al figlio.

Quali sono le ipotesi sulle differenze di genere nell’HIV?

Esistono una serie di ipotesi sulle varie differenze tra uomini e donne che riguardano il contagio, la progressione della malattia e l’aderenza alla terapia. Nell’era della terapia antiretrovirale non è chiaro se la progressione della patologia possa essere peggiore nella donne, come era stato suggerito. Negli studi, le donne in genere prendono meglio la terapia e raggiungono più elevate percentuali di successo terapeutico. Nella vita quotidiana restano le limitazioni di cui sopra, che possono mettere le donne più in difficoltà degli uomini. La gravidanza è stata indicata come un rischio per la progressione della malattia, ma questo non avviene nelle donne che ricevono un adeguato trattamento antiretrovirale in gravidanza Leggi il seguito di questo post »

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Più donne nei trial clinici per L’HIV (I)

Pubblicato da Eleonora Viganò su 12 ottobre 2012

SALUTE – Gli scienziati sono frustrati: sono poche le donne che partecipano ai trial clinici studiati per testare i vaccini anti-HIV nei Paesi in via di sviluppo, quelli in cui l’AIDS risulta più diffuso. Le donne, stando a quanto discusso alla Conferenza AIDS Vaccine 2012 che si è tenuta a Boston dal 8 al 12 settembre, rappresentano solo un quinto di coloro che partecipano a questi test di sperimentazione.

Le ragioni di questa latitanza – nei Paesi in via di sviluppo – sono connaturate al contesto sociale e alle difficoltà incontrate dalle eventuali volontarie. Devono evitare una gravidanza durante tutta la sperimentazione, essere libere di potersi esporre come soggetti a rischio, subendo lo stigma da parte della comunità in cui vivono, chiedere il consenso dei familiari, spesso negato, e infine potersi sottoporre a numerose visite ed esami, magari a chilometri di distanza da casa. In altri test – cita l’autore dell’articolo pubblicato su Nature – i partecipanti hanno dovuto presenziare a 22 visite e 7 esami in 18 mesi, recandosi ogni volta sul luogo della sperimentazione. E questi problemi si riscontrano anche per altre patologie, come nel caso del vaccino contro il papilloma virus in Mali Leggi il seguito di questo post »

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Una buona mutazione?

Pubblicato da Eleonora Viganò su 9 ottobre 2012

SALUTE – Una delle caratteristiche più preoccupanti di HIV è la sua capacità di mutare continuamente e in modo veloce. Se da un lato molte mutazioni sono svantaggiose per il virus, rendendolo non più in grado di replicare, altre sono responsabili di resistenze ai farmaci in uso. Più in generale la grande ‘variabilità genetica’ causata da queste numerose mutazioni rende difficile lo sviluppo di vaccini che possano veramente funzionare. Questa volta invece l’identificazione di una nuova mutazione, chiamata 172K, sembra portare buone notizie: in combinazione con altre mutazioni sarebbe associata a maggiore sensibilità a due classi di farmaci antiretrovirali.

Si tratta di un polimorfismo, cioè di una variante genetica presente in più dell’1% dei ceppi virali circolanti, che viene mantenuta per selezione naturale. In questo caso la prevalenza è del 3% e la sua presenza non interferisce con le normali attività del virus, ad esempio con la sua aggressività e capacità replicativa. Oltre a presentarsi in campioni clinici, quindi prelevati dai pazienti, la mutazione è stata rintracciata anche nei sottotipi usati in laboratorio, come si legge nello studio pubblicato su Journal of Biological Chemistry, e guidato da Stefan Sarafianos, professore di microbiologia e immunologia molecolare alla School of Medicine dell’Università del Missouri Leggi il seguito di questo post »

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L’AIDS prima e dopo il vertice

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 3 agosto 2012

SALUTE – La XIX conferenza mondiale sull’AIDS si teneva la settimana scorsa negli Stati Uniti per la prima volta dal divieto, nel 1987, di ingresso nel paese agli stranieri sieropositivi, abrogato nel 2010. Apriva sotto il segno di un “cauto ottimismo“. Giustificato? Sì, ma…

L’anno scorso a Roma, il trentennale della scoperta dell’AIDS era stata l’occasione per annunciare trionfalmente alcune novità. Le terapie antiretrovirali (ARV) prevenivano la trasmissione dell’HIV dal partner sieropositivo a quello sieronegativo. Un gel vaginale sviluppato in Sudafrica pareva proteggere le donne dalla trasmissione del virus. Cinque anni fa il “paziente di Berlino” era stato curato da un trapianto – contro la leucemia di cui stava morendo – di cellule staminali del midollo prelevate da un donatore e resistenti all’HIV grazie a una rara mutazione genetica. Dopo un trapianto di staminali del midollo prive di quella mutazione, altri due pazienti americani sarebbero senza traccia di HIV da due anni e  da tre anni e mezzo rispettivamente.

Il gel vaginale non ha mantenuto le promesse. L’ormai ex paziente Timothy Ray Brown è  sempre in buona salute, ma consapevole di essere sopravvissuto grazie a un intervento rischioso che esige strutture e personale sanitario da paese molto ricco.

Eppure il bilancio globale è positivo: altri due pazienti sarebbero stati “curati” da un trapianto di staminali del midollo prive di quella mutazione. Dal 2005 le morti di AIDS declinano, si legge nel rapporto dell’UNAIDS, le nuove infezioni si sono ridotte del 25%, anche se quelle delle ragazze tra i 15 e i 24 anni sono tuttora il doppio rispetto a quelle dei loro coetanei. Nei paesi poveri, la prevenzione più efficace resta il preservativo, seguita dalla circoncisione. I risultati di nuovi esperimenti clinici in Kenya e in Botswana hanno confermato la validità della profilassi con le ARV. ma nei paesi poveri che pagano metà della spesa mondiale contro l’AIDS, già mancano i fondi per distribuirle a tutti i malati.

Il fatto che la conferenza si tenesse a Washington ha sottolineato un paradosso amaro. I progressi terapeutici si devono innanzitutto alla ricerca fatta negli Stati Uniti, il donatore più generoso nella lotta all’AIDS e al contempo il paese ricco con la più alta percentuale di sieropositivi (stima per difetto: 1,2 milioni). L’epidemia di AIDS dilaga negli stati del”profondo sud”,  fra gli afro-americani, i poveri, i tossicodipendenti e gli emarginati.

Il governo ha incoraggiato le “iniziative basate sulla fede”, le prediche sull’astinenza prima del matrimonio e sulla fedeltà coniugale poi. Nel frattempo, l’accesso alla sanità era negato ai poveri, lo scambio di siringhe vietato per legge, la discriminazione razziale e sessuale tollerata.

“This must end.”

Così diceva nell’intervento conclusivo Françoise Barré-Sinoussi, premio Nobel 2008 insieme a Harald zur Hausen e Luc Montagnier per la scoperta dell’HIV. Ma non è candidata alle prossime elezioni presidenziali.

(1) Altri due pazienti sarebbero stati “curati” da un trapianto di staminali non mutadell midollo..

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Lo yogurt del prof. Ruggiero, cont.

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 3 agosto 2012

IL PARCO DELLE BUFALE – Nel gennaio scorso, segnalavamo che all’Università di Firenze, il prof. Marco Ruggiero sosteneva che l’HIV non causa l’AIDS. Pochi giorni dopo,  gli amministratori dell’Hivforum ne informavano il Rettore, come molte altre autorità prima di lui, e chiedevano alcuni chiarimenti.  Questa volta, grazie anche a un articolo su Nature,  sono arrivati.

In sintesi, il prof. Ruggero può raccontare che l’HIV non esiste, non è mai stato isolato, è frutto di un complotto internazionale ecc.  ecc. , ma non può insegnarlo agli studenti.  O come ci hanno scritto, in termini più forbiti, i volontari di Hivforum:

La commissione incaricata dal Rettore Tesi ha terminato la propria istruttoria
  • ricordando le difformità rilevate tra le lezioni di Ruggiero e il programma dei corsi di studio del Corso di laurea in Scienze Biologiche, il Rettore, pur nel rispetto della libertà di ricerca e di insegnamento, ha riaffermato la necessità per il docente di concordare i programmi di insegnamento con il responsabile del Corso di laurea, soprattutto qualora si intenda indirizzare le lezioni destinate agli studenti di biologia su aspetti clinici.
  • Il Rettore ha anche preso atto dell’intenzione del docente di rivedere il proprio programma di insegnamento. Leggi il seguito di questo post »

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Elogio del condom

Pubblicato da Daniela Cipolloni su 4 luglio 2012

SALUTE – Succede che a Trieste una farmacista si rifiuta di vendere preservativi perché, come insegna la dottrina cattolica, il fine dell’amore sessuale è la procreazione e “chi non vuole bambini, che si astenga”. Ci sembra inutile commentare l’estremismo e la velleità di una simile opinione, mentre è grave che la funzionaria di un esercizio di tutela della salute pubblica, concesso su licenza dello Stato, abdichi arbitrariamente, in nome delle proprie personalissime idee, al servizio sanitario che, per legge, deve svolgere verso i cittadini. I profilattici sono dispositivi medici, sottoposti al controllo del Ministero della Salute, e dovrebbe essere illegale rifiutarne la vendita. Di certo, un comportamento simile (peraltro, non è il primo caso, un altro era già esploso a Roma) meriterebbe provvedimenti da parte dell’Ordine: viola ripetutamente il codice deontologico del farmacista al cui articolo 1 si specifica che: “il farmacista deve svolgere il ruolo di educatore sanitario”, “essere sempre attento e sensibile alle necessità sociali e sanitarie” e “aggiornare costantemente le proprie conoscenze scientifiche”.

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