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Pubblicato da Matteo Soldi su 16 maggio 2012
CULTURA – Niente paura, la fine del mondo è rimandata.
Un gruppo di archeologi americani guidati da William Saturno ha ritrovato nel sito di Xultun in Guatemala un’abitazione, probabilmente appartenuta a uno scriba Maya, sui cui muri sono presenti centinaia di geroglifici e pitture che sembrano descrivere varie ciclicità astronomiche. Il problema è che stando all’interpretazione data dai ricercatori la fine del calendario Maya non sarebbe per dicembre 2012 ma rimandata di almeno 7mila anni.
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Pubblicato da Sylvie Coyaud su 5 aprile 2012
CULTURA – Un milione di anni fa, in una grotta del Sudafrica, già abitata da un milione di anni, un’antenata dell’Homo sapiens ha inventato la fiorentina con contorno di verdure. Lo si deduce dall’articolo sui Proceedings of the National Academy of Sciences del fiorentino Francesco Berna dell’università di Boston e colleghi sudafricani, canadesi, israeliani e tedeschi i quali non si sbilanciano né sul sesso del cuoco né sul taglio della carne.
Sotto un titolo blando – Evidenza microstratigrafica di fuoco in situ negli strati Acheuleani di Wonderwerk Cave, nella provincia del Southern Cape – si nasconde una rivoluzione gastronomica: come accendere un fuoco e regolarne la fiamma. Gli autori usano un linguaggio meno entusiasta, comunque l’analisi dell’osso bruciacchiato e delle ceneri, filtrata da probabilità statistiche, non lascia dubbi sulla composizione del pranzo. Scrivono
a quanto sappiamo, si tratta della prima evidenza certa di bruciato in un contesto archeologico.
Paola Villa, dell’università del Colorado, arriccia il naso e sostiene che servono ulteriori ricerche e analizzare Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Federica Sgorbissa su 23 marzo 2012
AMBIENTE – L’approccio storico e antropologico allo studio del mare non è una novità (qui e qui trovate un esempio e un approfondimento), e un nuovo studio pubblicato su Fish and Fisheries (per ora solo sulla versione cartacea, appena è online aggiugiamo il link) offre spunti di riflessione sull’efficacia e importanza di questa metodologia. John “Jack” Kittinger, del Center for Ocean Solutions della Stanford University, e colleghi hanno confrontato gli ultimi sette secoli di pesca in due luoghi chiave negli Stati Uniti: le isole Hawaii e l’arcipelago delle Florida Keys. Per tracciare la storia della gestione delle risorse ittiche in questi due luoghi il team ha usato dati di varia provenienza: dai record dei tassi di pesca specie-specifici del 1800 alle ricostruzioni archeologiche della densità umana nelle isole e il consumo procapite di pesce (già dal 1300). Il team ha poi ricostruito i regimi di gestione associati a periodi di pesca molto intensivi usando anche qui fonti molteplici, incluse per esempio le pubblicazioni di studiosi nativi hawaiiani.
I risultati sono staiti definiti “sorprendenti” dagli autori. Secondo le ricostruzioni infatti, i nativi hawaiiani pescavano in quantità molto sostenute che eccedevano di gran lunga quelle che oggi la barriera corallina offre alla società, senza però depauperarla. Il contrario invece è avvenuto alle Florida Keys, che hanno a lungo alternato periodi di prosperità a periodi di impoverimento della fauna ittica. Lo studio secondo Kittinger dimostra che si può pescare in maniera molto produttiva e anche molto sostenibile, e gli hawaiiani ne sono un esempio Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Federica Sgorbissa su 14 dicembre 2011
COSTUME E SOCIETÀ – Sono sicura che non sapete che pesci pigliare in fatto di regali, ecco qui una splendida idea: il calendario degli archeologi nudi. L’idea non brilla per originalità ma almeno ha uno scopo nobile, autofinanziarsi gli scavi. Il gruppo infatti è inglese (RUINED – ambè -, Reading University Archaeology Society) e servirà a offrire fondi per gli scavi nella zona di Silchester. (Si tratta comunque del 4# calendario, dunque deve aver avuto successo in passato).
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Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 18 ottobre 2011
FUTURO – Un anno fa vi avevamo parlato del progetto del LIAAM (Laboratorio di Informatica Applicata all’Archeologia Medievale) relativo allo scavo archeologico del Castello di Miranduolo. Si avvia alla conclusione l’ultima stagione di scavi e vale la pena fare il punto su questo interessante esperimento di archeologia 2.0 tutto italiano.
Dal 2001, appena partiti i lavori di scavo, la divulgazione in tempo reale (o quasi…) dei progressi è stata affidata al web tramite un apposito sito Internet. Forse ce lo siamo dimenticato, ma i social network e la banda larga dieci anni fa non esistevano: Facebook, il perfido strumento che “corrompe i giovani e non crede agli dei in cui crede la città, ma introduce nuove divinità” avrebbe conquistato l’Italia solo nel 2008. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Roberto Cantoni su 27 settembre 2011
CRONACA – La genetica può narrare la storia dell’essere umano. Un gruppo di ricercatori della Cornell University, negli Stati Uniti, ha sviluppato un nuovo metodo statistico, basato su sequenze genomiche intere di persone attualmente viventi, per fare luce su eventi che risalgono all’alba della storia umana.
Il gruppo ha applicato il metodo ai genomi di individui discendenti da popolazioni di Sud-est asiatico, Europa e Africa occidentale e meridionale. Benché l’analisi si sia limitata a sei genomi soltanto, i ricercatori si sono basati sulla nozione che questi pochi genomi contengono comunque tracce di materiale genetico di migliaia di antenati umani, assemblatisi in nuove combinazioni durante i millenni attraverso la ricombinazione genetica Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Sara Stulle su 5 settembre 2011
COSTUME – Che gli egizi erano dei gran vanitosi si sa. È noto il loro amore per la cura del corpo, in particolare della pelle, e nel mondo antico le loro ricette per oli profumati e nutrienti, pomate curative e di bellezza, erano considerate le migliori; per motivi di estetica, ed anche per questioni igieniche, la ricerca di prodotti nuovi era una delle attività principali di medici e maghi.
Donne e uomini trattavano la loro pelle con creme derivate da erbe, fiori e argille provenienti dal delta del Nilo e lavorate con procedimenti che venivano testati più volte e poi tramandati Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 13 aprile 2011
A Pompei l’archeologia si fa con gli iPad. Addio a carta e penna per gli archeologi?
FUTURO – Un vecchio adagio mutuato da una citazione di Thomas Edison recita “la scienza è 1% ispirazione e 99% traspirazione”. Lo sanno bene (fra gli altri) gli archeologi, per i quali la routine quotidiana è l’annotazione meticolosa di misure e considerazioni sugli scavi, che non sono altro che il materiale grezzo che dev’essere poi essere condiviso, organizzato e analizzato. Finora tutto questo è stato fatto sulla carta poiché il lavoro sul campo non consentiva una digitalizzazione del dato immediata, ma grazie ai tablet pc tutto potrebbe cambiare. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Federica Sgorbissa su 7 aprile 2011
NOTIZIE – A volte mi faccio del male e mi costringo a leggere ricerche di questo tipo di prima mattina, e credetemi, non è un piacere. In ogni caso mi sembrava piuttosto eccezionale come notizia: nel 2008 a Heslington, nel Regno Unito, è stato trovato un cranio (che la datazione fa risalire fra il 637 e il 482 a.C.) che conteneva ancora una larga porzione di cervello in buono stato di conservazione. Una ricerca pubblicata qualche giorno fa sul Journal of Archaeological Science ha studiato i motivi di questa straordinaria preservazione (normalmente i tessuti molli sono i primi a essere degradati dai microorganismi ed è molto difficile trovare resti fossili che li contengano).
Anche se non sono riusciti a stabilire definitivamente i motivi della durata di questi tessuti molli gli scienziati (una lunga lista, in cui come primo nome appare Sonia O’Connor dell’Università di Bradford) hanno comunque scoperto un sacco di cose interessanti Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Federica Sgorbissa su 18 febbraio 2011
NOTIZIE – L’han pubblicata su Lancet (nota rivista scientifica di area medica) ma è una ricerca archeologica. Archeologia delle medicina per la precisione: due manufatti egiziani che risalgono al 600 A. C. secondo Jacky Finch, medico dell’Università di Manchester, sarebbero il primo esempio noto di protesi funzionale.
Si tratta di due alluci artificiali: uno, in legno e pelle, è custodito al Museo Egizio del Cairo, l’altro, fatto in una sorta di cartapesta molto dura, si trova al British Museum (noto con il nome di Greville Chester, il collezionista che lo acquisì Leggi il seguito di questo post »
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