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La grotta delle Torri di Slivia: nella grotta delle Torri di Slivia i chirotteri, amanti delle cavità, formano colonie riproduttive miste molto numerose, fra le più importanti conosciute in Friuli Venezia Giulia e per tutelarle i proprietari hanno deciso di collaborare con gli esperti del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste per regolare il flusso di turisti sulla base dei ritmi della natura..
Creatività a briglie sciolte: riparte "La Voce del Master", la rubrica di OggiScienza a cura del corso di multimedialità del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste. La redazione, formata dagli studenti, offrirà ai nostri lettori un arcobaleno di voci.
Jekyll è il blog realizzato dagli studenti del Master in Comunicazione
della Scienza e del Master in Giornalismo Scientifico Digitale della
Sissa di Trieste
Jekyll risponde ai cambiamenti dell’ecosistema della comunicazione
focalizzato sui media digitali. Jekyll analizza e descrive l'evoluzione
dell'informazione in ambito medico, scientifico e tecnologico.Il blog si
propone come strumento di approfondimento e di servizio per la comunità
dei giornalisti scientifici. Per accedere all'archivio di Jekyll clicca qui.
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Oggiscienza ha contribuito alla creazione e tutela di 806 mq di foresta in crescita in Costa Rica per compensare 540 kg di CO2 generati dal proprio traffico mensile
AMBIENTE – La strategia dello struzzo ci costerebbe 1.4 miliardi di dollari da qui a fine secolo. A tanto, infatti, ammonterebbe il costo dei danni creati dai cambiamenti climatici nel caso in cui non venisse presa alcuna misura efficace di riduzione dei gas serra in atmosfera. A dirlo è il rapporto Valuing the Ocean Environment: Economic perspectives pubblicato in questi giorni dal SEI (Stockolm Environmental Institute).
Per giungere a una simile conclusione Frank Ackerman e Elizabeth A. Stanton, autori del rapporto, hanno preso in considerazione due possibili scenari futuri, descritti in precedenza dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC).
Il primo (“low emission scenario”) prevede una rapida riduzione delle emissioni di gas serra e quindi il raggiungimento di una temperatura media di “solo” 2.2 °C al di sopra dei livelli pre-industriali entro il 2100. Il secondo (“high emission scenario”) assume il mantenimento delle emissioni al livello attuale, con un conseguente aumento di 4 °C della temperatura per fine secolo Leggi il seguito di questo post »
AMBIENTE – Mal comune, mezzo gaudio. O forse no. Dei continui attacchi che i biologi evoluzionisti hanno subito da parte dei vari movimenti creazionisti, il mondo della fisica ne avrebbe forse fatto anche a meno.
Sarà la febbre maya che sale, o chissà che altro, ma sta di fatto che con il 2012 i negazionisti del cambiamento climatico hanno preso la ricorsa, e si scagliando contro l’insegnamento del global warming nelle scuole pubbliche americane. La dose è stata rincarata anche grazie alla storia trapelata nelle ultime settimane, un vero e proprio Denial-gate, di cui si sono occupati, dopo le dichiarazioni del presidente del Pacific Institute Peter Gleick a The Huffington Post, anche The Guardian e The New York Times Leggi il seguito di questo post »
Per conto del governo britannico, il Foresight Institute ha consultato 350 geografi, sociologi, climatologi, demografi, antropologi ed economisti di una trentina di paesi, per cercare di prevedere i flussi migratori globali fino al 2060. Le proiezioni sono pubblicate in Migration and Global Environmental Change. Future Challenges and Opportunities.
Il compito del Foresight (Lungimiranza) è di raccogliere “l’evidenza scientifica” necessaria, fra altre informazioni, ai politici per pianificare a lungo termine. I migranti aumentano insieme alla popolazione mondiale, ovviamente, non dipendono solo dalla demografia. Gli altri fattori che gli esperti dovevano prendere in considerazione erano: i cambiamenti climatici, la crescita delle metropoli, il degrado delle terre coltivabili e degli ecosistemi costieri e marini, e le conseguenze in termini di assistenza allo sviluppo, piani di urbanizzazione, gestione dei conflitti. Rassegne simili sono state pubblicate negli Stati Uniti, soprattutto dalla Difesa e principalmente dal punto di vista della sicurezza interna e della “salvaguardia degli interessi strategici nazionali”. Leggi il seguito di questo post »
Breve selezione delle innumerevoli ricerche che – con santa pazienza – misurano e tentano di prevedere l’impatto sulla fauna e la flora dell’aumento delle temperature e delle emissioni di gas serra.
AMBIENTE -Da un decennio si studiano le reazioni ai cambiamenti climatici di vari organismi, sopratutto se sono risorse alimentari per umani e non, fito- e zooplancton, cereali, animali d’allevamento. Gli effetti dipendono dall’ambiente, dalla capacità di spostarsi in un termoclino più confacente, dalla storia evolutiva di ogni specie; dai rapporti con le altre specie – umana compresa – dell’ecosistema; dal rango occupato nella catena alimentare ecc. Rispetto alla complessità della biosfera, quella del clima è modesta. Per il vivente i dati sono ancora carenti, frammentari, di modelli di evoluzione dinamica, non lineare e globale per ora non se ne vedono.
AMBIENTE - È partito la scorsa settimana il progetto MeteoMet che coniuga per la prima volta meteorologia e metrologia. Sembra un po’ un difficile gioco di parole, ma è invece il risultato di un lungo processo di avvicinamento tra due discipline che hanno molto da guadagnare da uno scambio di competenze.
La metrologia può infatti fornire misure precise, affidabili e confrontabili di temperatura, pressione, umidità, velocità e direzione del vento, irraggiamento solare sia a terra che in aria. La meteorologia e la sue applicazioni nello studio dei cambiamenti climatici avrà così dati sicuri sui quali basarsi per valutare correttamente l’entità di tali cambiamenti e consigliare azioni adeguate da intraprendere per salvaguardare il pianeta e chi lo abita. Leggi il seguito di questo post »
Sarebbero oltre 600 le specie aliene marine che popolano il Mediterraneo e che lentamente ma significativamente lo stanno modificando. Ne parliamo con la professoressa Anna Occhipinti-Ambrogi dell’Università di Pavia.
Dopo l’incidente alla centrale giapponese, si è tornato a discutere di nucleare: al centro del dibattito non solo la sicurezza delle centrali ma anche la questione energetica.
Da anni c’è chi propone il nucleare come fonte di energia pulita, da sostituire ai combustibili fossili, responsabili dei gas serra. Ma si può realmente considerare il nucleare la soluzione energetica, capace di fornire il miglior rapporto tra impatto ambientale, produttività ed efficienza? Ne parliamo con Ilenia Picardi, autrice dell’ebook Clima Fukushima. Scienza e movimento del riscaldamento globale (Il Saggiatore).
E’ stato presentato lo scorso 9 maggio la relazione sulle fonti rinnovabili dell’IPCC. Ne parliamo con Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.
Il rapporto completo sarà presto disponibile qui
Per la ventunesima volta l’alpinista Apa Sherpa è arrivato alla sommità della montagna più alta del mondo. Lo scopo: non un record ma l’ecologia. Lui e i suoi 58 accompagnatori porteranno a valle oltre 4 tonnellate di spazzatura.
NOTIZIE – L’11 maggio alle ore 3:30 di notte GMT, che in Nepal corrispondono alle 9:15 di mattina, il grande alpinista nepalese, 51 anni e oggi residente negli Stati Uniti, ha raggiunto la cima dell’Everest per la ventunesima volta. La sua prima scalata dell’Everest è avvenuta nel 1990. Ma sulle montagne ci è nato e ha cominciato a lavorare come portatore all’età di 12 anni. E per la sua grande capacità alpinistica e l’incredibile numero di volte che ha raggiunto la cima dell’Everest (nonché di altre cime notevoli) è oggi soprannominato “Super Sherpa”. Leggi il seguito di questo post »
Il clima cambia e gli areali delle specie sul pianeta si modificano: ecco una storia che insegna perché questo ci deve interessare
AMBIENTE – A meno che non siate tra coloro che si sono costruiti carriera e popolarità sul negazionismo a proposito dei cambiamenti climatici, è probabile che molte delle conseguenze (sia ipotizzate che verificate) di questi ultimi vi siano abbastanza note, almeno nei loro principi generali, ma tra queste ce n’è una che, malgrado mal si presti a effettistiche drammatizzazioni hollywoodiane e venga tratta più di rado dai media, non è meno significativa delle altre (alle quali, peraltro, è ovviamente legata), nonché una delle più direttamente osservabili: gli areali, che in ecologia definiscono lo spazio che occupa una specie, stanno cambiando. Si contraggono, si ampliano, si spostano, e ogni variazione si ripercuote su interi ecosistemi. Leggi il seguito di questo post »