Abbonati a Oggiscienza con l'app per iPhone, iPod e iPad
YouTube
Iscriviti al nostro canale YouTube e guarda la playlist delle puntate di Oggiscienza TV, gli approfondimenti video a cura della Redazione.
Mr. Pod
Abbonati gratuitamente al nostro podcast su iTunes!
Flickr
La grotta delle Torri di Slivia: nella grotta delle Torri di Slivia i chirotteri, amanti delle cavità, formano colonie riproduttive miste molto numerose, fra le più importanti conosciute in Friuli Venezia Giulia e per tutelarle i proprietari hanno deciso di collaborare con gli esperti del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste per regolare il flusso di turisti sulla base dei ritmi della natura..
Creatività a briglie sciolte: riparte "La Voce del Master", la rubrica di OggiScienza a cura del corso di multimedialità del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste. La redazione, formata dagli studenti, offrirà ai nostri lettori un arcobaleno di voci.
Jekyll è il blog realizzato dagli studenti del Master in Comunicazione
della Scienza e del Master in Giornalismo Scientifico Digitale della
Sissa di Trieste
Jekyll risponde ai cambiamenti dell’ecosistema della comunicazione
focalizzato sui media digitali. Jekyll analizza e descrive l'evoluzione
dell'informazione in ambito medico, scientifico e tecnologico.Il blog si
propone come strumento di approfondimento e di servizio per la comunità
dei giornalisti scientifici. Per accedere all'archivio di Jekyll clicca qui.
Zero Impact Web
Oggiscienza ha contribuito alla creazione e tutela di 806 mq di foresta in crescita in Costa Rica per compensare 540 kg di CO2 generati dal proprio traffico mensile
FOTOGRAFIA – Stavolta tocca alla paleontologia: dal 25 dicembre 2011 al 10 gennaio 2012 i “mini paleontologi” dell’ultima spedizione Mini Darwin sono andati a caccia di dinosauri in Argentina.
L’Argentina è un paese molto ricco dal punto di vista paleontologico, con numerosi siti d’interesse, alcuni dei quali toccati dalla spedizione: la spiaggia di Pehuen Có, sull’Atlantico vicino a Punta Alta, che conserva un’antica passeggiata fossile di mammiferi estinti, e la zona di Neuquén, detta anche Valle dei dinosauri, dove sono stati scoperti più di trenta specie di dinosauri fra le trecento oggi conosciute.
Mini Darwin è progetto che prevede una serie di spedizioni realizzate da Sissa Medialab di Trieste (che è anche l’editore di OggiScienza) dove scienziati e ragazzi lavorano insieme per affrontare in modo partecipato e attivo argomenti fondamentali della scienza di oggi. Le spedizioni vedono protagonisti i bambini che possono così “toccare con mano” la scienza e viverla in prima persona. Da queste esperienze vengono poi realizzati video, libri, riviste, giochi.
Pubblicato da Federica Sgorbissa su 28 giugno 2011
NOTIZIE – Il dibattito decennale sul metabolismo dei dinosauri (erano animali a sangue caldo o a sangue freddo?) negli ultimi tempi sembra dar ragione all’ipotesi che si trattasse di animali endotermici, a sangue caldo appunto (soprattutto per l’accertata parentela con i moderni uccelli), ma lascia sempre spazio a qualche dubbio. Ora uno studio (pubblicato su Science Express) che ha utilizzato una tecnica mutuata dallo studio del paleoclima, dimostra che almeno per due specie di dinosauri (di grandi dimensioni), il brachiosauro e il camarasauro, la temperatura nella bocca (e presumibilmente nel resto del corpo) era piuttosto alta fra, i 36 e i 38 °C.
Questo naturalmente non dice nulla su come il dinosauro raggiungesse questa temperatura (la produceva attraverso il metabolismo, come i moderni animali a sangue caldo, o la assorbiva dall’ambiente, come i rettili attuali, animali ectotermici, cioè a sangue freddo?) ma la tecnica è promettente perché può fornire dati precisi da usare nelle simulazioni sulla fisiologia dei dinosauri e in futuro potrebbe permettere di dirimere la questione Leggi il seguito di questo post »
ANIMALI – Ha vissuto solo pochi giorni, 110 milioni di anni fa, il piccolo esemplare di Scipionyx samniticus detto “Ciro”, rinvenuto nel 1980 a Pietraroja in provincia di Benevento. Il mare lo inghiottì che era neonato eppure, fossilizzandosi, Ciro ha consegnato la sua breve esistenza all’eternità. Il primo dinosauro trovato in Italia è anche quello meglio conservato al mondo. È l’unico di cui siano rimasti integri organi interni e tessuti molli, come rivela un’incredibile autopsia effettuata sul suo corpicino, 50 centimetri di lunghezza per appena 200 grammi di peso, e un pozzo di segreti da svelare. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da Federica Sgorbissa su 15 giugno 2011
NOTIZIE – Quando parlo di questi argomenti mi sento come un artificere che maneggia una mina. Oscillo fra il desiderio che siano vere e la paura di prendere un granchio e finisco costringermi allo scetticismo. Insomma, la notizia è che su PLoS One, James San Antonio, Mary Schweitzer e altri avanzano (e supportano con dei dati) una spiegazione plausibile su come le proteine possono conservarsi nei fossili per diversi milioni di anni. A qualcuno forse il nome della Sweitzer non suona nuovo. La scienziata (una collaboratrice del famoso cacciatore di dinosauri, Jack Horner, di cui abbiamo parlato solo un paio di giorni fa) è al centro di un contenzioso che dura da qualche anno. Schweitzer infatti nel 2007 ha pubblicato un famoso articolo (su Science) in cui sosteneva di aver individuato dei frammenti di proteine di collagene nell’osso femorale di un T-rex (fossile ovviamente, e vecchio di 68 milioni di anni). A quel punto la comunità scientifica s’è divisa in due, da un lato coloro che credono nella genuinità dei dati di Schweitzer dall’altro quelli che ritengono che si tratti solo di artefatti sperimentali. I secondi si basano sulla nozione accettata dalla maggior parte della comunità scientifica che le proteine siano deperibili: secondo i modelli teorici non potrebbero conservarsi più di uno o due milioni di anni, e anche i dati sperimentali (Schweitzer a parte) confermano. Le proteine più vecchie finora trovate (e accertate) appartengono a dei batteri fossili trovati nelle carote di ghiaccio e hanno “solo” qualche centinaio di migliaia di anni Leggi il seguito di questo post »
Basta riattivare geni ancestrali rimasti silenti nel Dna dei pennuti. Così, secondo il paleontologo statunitense Jack Horner, sarebbe possibile riavvolgere il nastro dell’evoluzione e resuscitare i grandi estinti. Dal Sasso: “Accanimento biologico”.
ANIMALI – Ricordate Jurassic Park? Nel film campione d’incassi di Steven Spielberg, tratto dall’omonimo romanzo di Michael Crichton, un gruppo di scienziati riusciva a riportare in vita i dinosauri con la tecnica della clonazione, utilizzando il Dna recuperato grazie al sangue succhiato da una zanzara, rimasta poi imbalsamata nell’ambra per milioni di anni. Avete sempre pensato che fosse plausibile? Dispiace deludere, ma era fantascienza. Consola, però, che all’epoca non lo sapeva neppure il consulente scientifico di Spielberg, il paleontologo Jack Horner, professore della Montana State University, tra i cacciatori di dinosauri più famosi al mondo. Horner ha provato per una vita a trasformare il sogno di Jurassic Park in realtà. Oggi, a distanza di quasi 20 anni dall’uscita nelle sale – era il 1993 – non si è ancora arreso, ma ha optato per il piano B: anziché ricreare un dinosauro a partire dal Dna fossile, missione rivelatasi impossibile, ha deciso di prendere direttamente un discedente dei lucertoloni preistorici e modificarlo geneticamente in modo da riportarlo indietro nel tempo. Tutto quello che gli serve è un pollo. C’è infatti un piccolo dinosauro dentro ogni pulcino e, con opportune tecniche d’ingegneria genetica, è possibile risvegliarlo, dice Horner. Basta toccare i tasti giusti. Leggi il seguito di questo post »
In Cina un gruppo di paleontologi ha scoperto e classificato un dinosauro con una caratteristica davvero particolare: aveva mani con solo un dito, utili per procacciarsi il cibo
LA VOCE DEL MASTER – Viveva nella Cina settentrionale, assomigliava a un pappagallo alto quasi un metro ed era un lontano parente del feroce tirannosauro. Segni particolari? Le sue “mani” avevano un solo dito. Ecco un rapido identikit del Linhenykus Monodactylus, un nuova specie di dinosauro scoperta da un gruppo internazionale di ricercatori guidati dal paleontologo cinese Xu Xing. La notizia è stata pubblicata il 24 gennaio dalla rivista Proceedings of National Academy of Science. La scoperta è avvenuta nella Mongolia Interna – una regione della Cina – e più precisamente nei pressi della città di Linhe, che ha poi ispirato il nome di questa nuova specie.
Pubblicato da Federica Sgorbissa su 23 settembre 2010
Ascolta l’intervista integrale a Marco Avanzini
NOTIZIE – Quante cose si possono scoprire da un’impronta? Parecchie, anche se è vecchia di milioni di anni. Marco Avanzini e gli altri ricercatori del Museo Tridentino si Scienze Naturali partendo da tre orme fossili scoperte di recente in una galleria nel Monte Buso (massiccio del Pasubio) hanno confermato quello che fino ad oggi era solo un sospetto: nel Giurassico l’area che oggi vede svettare le maestose cime dell’arco alpino Leggi il seguito di questo post »
Da uno scheletro incompleto ritrovato nel 1996 nel Nuovo Messico, un gruppo di ricercatori americani ha descritto una nuova specie di dinosauro erbivoro, chiamata Jeyawati rugoculus.
NOTIZIE – Mangiavano probabilmente felci e conifere i dinosauri della specie Jeyawati rugoculus che vivevano nelle foreste dell’emisfero settentrionale tra 80 e 65 milioni di anni fa. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da Federica Sgorbissa su 25 maggio 2010
Gli isotopi svelano la temperatura corporea degli animali del passato
NOTIZIE – Presto il lunghissimo dibattito sulla temperatura corporea dei dinosauri potrebbe essere definitivamente risolto. Una metodologia rivoluzionaria potrebbe stabilire definitivamente se erano animali a sangue freddo (come i rettili) o a sangue caldo (come gli uccelli), e potrebbe aprire altri scenari impensati, per esempio tracciare la storia delle temperature marine nelle ere passate.
Robert Eagle, geochimico del California Institute of Technology di Pasadena, e colleghi hanno misurato il rapporto fra due isotopi pesanti del carbonio e dell’ossigeno (carbonio-13, e ossigeno-18). Durante il processo di formazione della bioapatite, il minerale che compone denti, ossa e squame, questi due isotopi tendono a raggrupparsi insieme in maniera ordinata. Il calore però disturba il processo di deposito, sparpagliando gli atomi. “ A 5°C si osservano più legami fra il carbonio-13 e l’ossigeno-18 di quanti se ne osservano a 100°C,”spiega Eagle Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da Federica Sgorbissa su 29 gennaio 2010
Grazie a una nuova tecnica di analisi dei fossili gli scienziati dimostrano che i dinosauri erano colorati
NOTIZIE - Finora i paleontologi erano convinti che non ci fosse modo di sapere quali colori sfoggiasse la livrea dei dinosauri, perché i fossili sembravano non poter offrire questo tipo di informazione. Una tecnica innovativa però sembra destinata a rivoluzionare il nostro immaginario su questi bestioni primitivi: Michael Benton, dell’Università di Bristol nel Regno Unito, e colleghi qualche giorno fa hanno pubblicato su Nature online uno studio dove hanno ricostruito i colori che adornavano il piumaggio Leggi il seguito di questo post »