Oggi Scienza

La ricerca e i suoi protagonisti

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Salute in Campania: a che punto siamo?

Pubblicato da Roberto Cantoni su 15 maggio 2012

CRONACA – Poco più di un anno fa veniva pubblicato, dopo ritardi difficilmente attribuibili a semplici questioni di raccolta dati, il rapporto finale dello studio Sebiorec, un’indagine epidemiologica commissionata dalla Regione Campania, e condotta da Istituto superiore di sanità e Istituto di fisiologia clinica del Cnr, con la collaborazione delle ASL, nelle province di Napoli e Caserta, colpite negli ultimi anni da varie emergenze rifiuti. Dall’indagine, mirata a identificare l’esposizione delle comunità a sostanze inquinanti, emersero problemi rilevanti, riconducibili al degrado ambientale, a sua volta derivato soprattutto dalla gestione impropria di rifiuti tossici e industriali.

Poco dopo quella pubblicazione, due delle ricercatrici maggiormente impegnate nello studio, Liliana Cori e Vincenza Pellegrino, davano alle stampe un libro, Corpi in trappola, in cui veniva scandagliato l’immaginario epidemiologico di quasi novanta intervistati nelle zone di Sebiorec. Passava ancora qualche mese, ed era pubblicato un altro libro, a firma di Cori, Se fossi una pecora, verrei abbattuta?, un agile manuale sulla valutazione del rischio sanitario connesso all’inquinamento ambientale, in cui l’autrice tornava, tra l’altro, a parlare di Sebiorec, denunciando le conseguenze deleterie dell’inefficienza dei canali di comunicazione con la popolazione che, stabiliti all’inizio dell’indagine, non erano mai entrati in funzione, o erano stati bypassati dalle autorità politiche competenti (è il caso del sito internet dell’indagine, pronto dal 2009 ma mai stato accessibile) Leggi il seguito di questo post »

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I costi dell’inazione

Pubblicato da Marta Picciulin su 23 marzo 2012

AMBIENTE – La strategia dello struzzo ci costerebbe 1.4 miliardi di dollari da qui a fine secolo. A tanto, infatti, ammonterebbe il costo dei danni creati dai cambiamenti climatici nel caso in cui non venisse presa alcuna misura efficace di riduzione dei gas serra in atmosfera. A dirlo è il rapporto Valuing the Ocean Environment: Economic perspectives pubblicato in questi giorni dal SEI (Stockolm Environmental Institute).

Per giungere a una simile conclusione Frank Ackerman e Elizabeth A. Stanton, autori del rapporto, hanno preso in considerazione due possibili scenari futuri, descritti in precedenza dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC).

Il primo (“low emission scenario”) prevede una rapida riduzione delle emissioni di gas serra e quindi il raggiungimento di una temperatura media di “solo” 2.2 °C al di sopra dei livelli pre-industriali entro il 2100. Il secondo (“high emission scenario”) assume il mantenimento delle emissioni al livello attuale, con un conseguente aumento di 4 °C della temperatura per fine secolo Leggi il seguito di questo post »

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OggiScienza TV – Lost at sea

Pubblicato da Marta Picciulin su 14 marzo 2012

2.7 miliardi di euro all’anno e centomila posti di lavoro. Questi i costi impressionanti dello sfruttamento massivo delle risorse ittiche. A calcolarlo è stato un report (“Lost at sea“) recentemente realizzato dalla New Economic Foundation, che mira a quantificare il costo sociale ed economico dello sfruttamento ittico. Ne parliamo con uno degli autori, Aniol Esteban.

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A ciascuno i propri negazionisti…

Pubblicato da Chiara Ceci su 27 febbraio 2012

AMBIENTE – Mal comune, mezzo gaudio. O forse no. Dei continui attacchi che i biologi evoluzionisti hanno subito da parte dei vari movimenti creazionisti, il mondo della fisica ne avrebbe forse fatto anche a meno.

Sarà la febbre maya che sale, o chissà che altro, ma sta di fatto che con il 2012 i negazionisti del cambiamento climatico hanno preso la ricorsa, e si scagliando contro l’insegnamento del global warming nelle scuole pubbliche americane. La dose è stata rincarata anche grazie alla storia trapelata nelle ultime settimane, un vero e proprio Denial-gate, di cui si sono occupati, dopo le dichiarazioni del presidente del Pacific Institute Peter Gleick a The Huffington Post, anche The Guardian e The New York Times Leggi il seguito di questo post »

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Senso del pudore

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 9 febbraio 2012

Sebbene in USA l’inverno sia mite e il 1. aprile di là da venire, 16 “scienziati scettici”" hanno pubblicato tesi complottiste sugli scienziati stalino-capitalisti, che vogliono dissanguare la plebe a suon di carbon tax mentre si procurano finanziamenti miliardari, e sul riscaldamento globale morto un’altra volta nel 1997. In Italia, i firmatari riscuotono l’ammirazione della militanza cattolico-creazionista Leggi il seguito di questo post »

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Fate passare?

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 18 gennaio 2012

AMBIENTE – Su Science è uscita una ricerca che interesserà dai governanti (onesti) ai semplici cittadini soprattutto se collaborano con associazioni umanitarie e ambientaliste. Da leggere prima del vertice della Terra “Rio 92 + 20″.

Prima di tutto complimenti a Elisabetta Vignati e Luca Pozzoli dell’Istituto per l’ambiente e la sostenibilità al Joint Research Centre di Ispra. E per non essere sciovinisti, anche ai loro 21 coautori guidati dal climatologo Drew Shindell del centro Goddard-NASA a New York.

Hanno testato 400 misure già applicate oggi per tagliare le emissioni di metano e di black carbon, il particolato di fuliggine e ozono che sosta sopra l’Asia meridionale, per esempio, in una grande nube bruna. Sono sostanze dette “climalteranti” che riscaldano l’atmosfera, anche se a tempo e distanze più brevi, più dell’anidride carbonica. Questa ha un effetto serra determinante perché è ben miscelata e una parte scalda  cieli e mari per centinaia di migliaia di anni. Leggi il seguito di questo post »

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Avanti tutta

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 17 novembre 2011

imageAMBIENTE – In autunno, oltre alle foglie cadono i rapporti sui consumi energetici e i relativi gas serra. Due fanno proiezioni pessimiste sul futuro del clima e uno proiezioni ottimiste sui profitti dei petrolieri. La correlazione è puramente temporale, sono usciti tutti e tre la scorsa settimana.

Il  Centro per l’analisi delle informazioni sulla CO2 (CDIAC), del governo statunitense, ha pubblicato le stime del 2009 e 2010. L’anno scorso abbiamo battuto ogni record, immettendo 9,137 miliardi di tonnellate di “carbonio ossidato” immesso in atmosfera (oltre 33 miliardi di tonnellate di CO2). Mezzo miliardo di tonnellate in più rispetto al 2009. L’aumento di 6% è dovuto per un 3% a quello dei consumi cinesi, per un 1,5% a quelli statunitensi e circa 1% a quelli indiani.  Ci sarebbe una buona notizia: i paesi firmatari del protocollo di Kyoto, come quelli dell’Unione Europea, hanno ridotto le proprie emissioni dell’8% rispetto ai livelli del 1990. Sennonché la maggior parte  ha subappaltato le emissioni a Cina da cui importano merci energivore, come si vede in questa ricerca sui “flussi globali del carbonioLeggi il seguito di questo post »

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Crescita torrida

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 13 luglio 2011

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Nel 2010 gli investimenti nelle energie rinnovabili, dice il nuovo rapporto Bloomberg, sono aumentati del 32% e con 243 miliardi di dollari stanno tallonando i 319 miliardi investi in petrolio, gas e carbone

ECONOMIA – Depressi per le notizie sull’inquinamento di fiumi e coste da parte della Exxon, sulle centrali nucleari fermate dalle meduse o da un temporale, sul prezzo del petrolio che continua a salire? Potrebbe rincuorarvi l’analisi dell’agenzia Bloomberg elaborata per conto del Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite. Mostra una tendenza crescente alla sostenibilità, alla creazione di posti di lavoro e alla diffusione di nuove competenze tecnologiche. Dall’inizio del secolo, la tendenza ha subito un’unico rallentamento. Con la crisi economica del 2008 e il basso prezzo del metano, gli economisti avevano previsto un “vistoso calo degli investimenti”. Invece Leggi il seguito di questo post »

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A chi giova il microcredito?

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 13 giugno 2011

Due ricercatori americani hanno cercato di misurare attraverso un esperimento sul campo l’efficacia del microcredito sul reddito e il benessere degli “imprenditori” nelle Filippine. Su Science, riferiscono i risultati e non sono quelli attesi

ECONOMIA – Come mezzo per combattere la povertà, delle donne in particolare, sotto la sua forma attuale il microcredito è nato a metà degli anni ’70 con la banca Grameen in Bangladesh e la BRAC in India. Osteggiato all’inizio dalla Banca Mondiale, poi raccomandato quasi fosse una bacchetta magica, oggi gli enti di microfinanza sono circa 10.000, non tutti onesti, alcuni dei quali fanno profitti e distribuiscono dividendi a chi ci investe dei capitali, come la messicana Finca. Un terzo sono controllati da un’organizzazione mondiale che ha appena pubblicato il proprio rapporto annuale, pieno di ottimismo. Giustificato? Leggi il seguito di questo post »

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Braccia restituite all’agricoltura

Pubblicato da Davide Ludovisi su 9 maggio 2011

foto di Sean ChurchMettete un Phd di Princeton a lavorare la terra. Un disastro? Forse, ma in questo caso da un connubio improbabile è nato un progetto tanto ambizioso quanto rivoluzionario.

AMBIENTE – “Ero frustrato che la mia educazione non mi avesse aiutato a risolvere i problemi impellenti del mondo, ecco perché ho iniziato a lavorare nel settore agricolo”. Così Marcin Jakubowski racconta a Oggiscienza il perché della sua scelta, una scelta che apparentemente non fa una grinza, anche se a prima vista sembra quasi un’involuzione da nerd a bifolco (o evoluzione, dipende dai punti di vista). In realtà rappresenta una piccola rivoluzione. Leggi il seguito di questo post »

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