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India, la natura del Rajasthan: dal punto di vista naturalistico l’India può vantare territori tra i più ricchi al mondo in termini di biodiversità, con numerosissime specie e una straordinaria varietà di paesaggi. Una biodiversità che è ancora parte integrante delle città, sempre più popolose..
Creatività a briglie sciolte: riparte "La Voce del Master", la rubrica di OggiScienza a cura del corso di multimedialità del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste. La redazione, formata dagli studenti, offrirà ai nostri lettori un arcobaleno di voci.
Jekyll è il blog realizzato dagli studenti del Master in Comunicazione della Scienza della Sissa di Trieste.
Jekyll risponde ai cambiamenti dell’ecosistema della comunicazione
focalizzato sui media digitali. Jekyll analizza e descrive l'evoluzione
dell'informazione in ambito medico, scientifico e tecnologico.
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Oggiscienza ha contribuito alla creazione e tutela di 831 mq di foresta in crescita in Costa Rica per compensare 4320 kg di CO2 generati dal proprio traffico annuale
LA VOCE DEL MASTER – Anche i telescopi di ultima generazione invecchiano e devono appendere i sensori al chiodo. Dopo quattro anni di osservazioni e rilevamenti, per un ammontare di circa 22mila ore complessive, anche il Telescopio spaziale Herschel, lanciato dall’Agenzia Spaziale Europea nel 2009, va in pensione.
Anche se lunga solo quattro anni, l’attività di Herschel ci lascia un’eredità notevole in termini di dati rilevati ed elaborati. Lanciato nel 2009 per studiare la formazione delle stelle e delle galassie nell’universo, e per osservare la composizione chimica e l’atmosfera e la superficie di comete, pianeti e satelliti, Herschel ha permesso agli astronomi di scoprire nuovi particolari della nostra galassia, come l’esistenza di particolari strutture che giocano un ruolo strategico nei processi di formazione stellare Leggi il seguito di questo post »
CRONACA – L’hanno già ribattezzata “la stella che visse due volte”. Il suo vero nome è Abell 30 e si tratta di una stella morente che, dopo aver scagliato nello spazio circostante i suoi gusci gassosi – segno di una morte imminente e fine prevista anche per il nostro Sistema Solare tra qualche miliardo d’anni – è improvvisamente tornata a brillare. Lo si vede chiaramente, grazie agli occhi superpotenti dei telescopi Hubble e XMM-Newton, che sono riusciti ad ottenere un’immagine di questa nuova vita.
Abell, stella molto simile al nostro Sole e distante da noi 5.500 anni luce, morì la prima volta 12.500 anni fa, quando il suo guscio esterno fu spazzato via da un forte vento stellare Leggi il seguito di questo post »
CRONACA – Stamattina alle 6 e 32 (italiane) il rover Curiosity, l’ultima fatica della NASA in fatto di conquista del suolo marziano, è atterrata felicemente sulla superficie del Pianeta Rosso. Ha già mandato le prime immagini e si appresta a iniziare la sua missione di esplorazione. Tutt’altro che sola, visto che dagli anni ’70 in poi l’essere umano (anzi praticamente solo la NASA) ha fatto atterrare diversi ordigni sul Pianeta Rosso. Facciamo dunque il punto dei più importanti successi e insuccessi da allora.
1960 (novembre): primo tentativo sovietico, lo Sputnik 22 viene lanciato per una missione di flyby. Doveva avvicinarsi al pianeta e rimandare le prime immagini ravvicinate ma ebbe vita breve e si disintegro già negli strati bassi dell’atmosfera terrestre INSUCCESSO
1971 (novembre): di nuovo i russi. Questa volta si avvicinano di più, ma Marte 2si schianta sulla superficie del Pianeta Rosso. INSUCCESSO
1971 (dicembre): i russi ci riprovano un mese dopo con Marte 3. Questa volta la sonda atterra con successo, ma funziona solo per 20 secondi SUCCESSO (beh sì, in fondo era la prima) Leggi il seguito di questo post »
CRONACA – Non è bastato l’accorato appello delle sue ammiratrici, lanciato poco meno di un mese fa dalle pagine di Oggiscienza, a riportarlo in vita. Il satellite Envisat, dal quale non si ricevono più segnali dall’8 aprile scorso, ha smesso definitivamente di funzionare e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha dichiarato chiusa la sua missione.
Dal momento della perdita del suo segnale, un team di ingegneri ha cercato invano di recuperare i contatti col satellite. I tecnici ipotizzano che alla base della perdita di Envisat ci possa essere il blocco dei sistemi di controllo dell’alimentazione oppure un’anomalia che ha lasciato irreversibilmente il satellite in una pozione di stand-by.
Lanciato in orbita più di dieci anni fa, Envisat ha inviato alla Terra oltre mille terabytes di dati, utili per monitorare l’atmosfera, gli oceani e le calotte polari e ha fornito agli scienziati preziose indicazioni sullo stato di salute del Pianeta. Finora, oltre 2500 pubblicazioni scientifiche si sono basate sui dati inviati dall’instancabile satellite Leggi il seguito di questo post »
CRONACA – Dal 2002, quel grosso satellite di dieci tonnellate, un po’ goffo d’aspetto ma infarcito di strumenti abilissimi, misurava lo stato di oceani, atmosfera, laghi, fiumi, ghiacci, vegetazione, nubi, nevi, piogge, della salute del pianeta insomma. Mandava pure cartoline come questa, dalle Azzorre, l’ultima che ci è arrivata. Tace da almeno quattro giorni, forse per sempre.
Il comunicato dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) è scarno, ci aggiungiamo parole di gratitudine e di incoraggiamento per l’eroe del progetto “Pianeta vivo”
Dopo 10 anni di - leale e instancabile – servizio, Envisat ha smesso di mandare dati a Terra. Il controllo missione sta lavorando – indefessamente, sai - per ristabilire il contatto. Leggi il seguito di questo post »
MRPOD – Nuova puntata del nostro podcast, dedicata all’esplorazione spaziale. Sei mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale e non sentirli. Paolo Nespoli, il nostro astronauta nazionale, è reduce da una lunga permanenza nello spazio (un record per un astronauta italiano) e ha raccontato a Matteo Soldi come si passa il tempo sulla ISS, fra esperimenti scientifici e sessioni su Twitter. Buon Ascolto!
CRONACA – Verranno presentati oggi a Bologna, al convegno internazionale dal titolo “Astrophysics from the Radio to Sub-Millimetre. Planck and other Experiments in Temperature and Polarization”, i nuovi risultati astrofisici ottenuti dalle osservazioni del cosmo da parte del satellite Planck, un telescopio spaziale con il compito di mappare il cielo per riprendere l’immagine più dettagliata possibile della Radiazione Cosmica di Fondo, l’eco del Big Bang.
Il satellite Planck è il frutto di una collaborazione internazionale che vede coinvolte numerose agenzie spaziali internazionali, come la NASA, ESA (European Space Agency) ma anche l’Agenzia Spaziale Italiana Leggi il seguito di questo post »
La sonda Mars Express dell’Agenzia spaziale europea (Esa) ha ottenuto delle prove convincenti della presenza, nel passato, di un oceano su Marte. La sonda, usando un radar, ha rivelato sedimenti provenienti da un fondale oceanico entro confini già identificati come delle antiche zone costiere del pianeta rosso. Leggi il seguito di questo post »
CRONACA – Escono oggi su science ben tre paper che rendono pubblici i risultati del flyby nei pressi dell’asteroide Lutetia (a soli 3170 km) eseguito l’anno scorso (10 luglio 2010) dalla sonda ESA Rosetta (che ora sta continuando il suo viaggio verso la cometa Churyumov-Gerasimenko dove arriverà nel 2014). In due degli articoli è importante la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) italiano, che ha collaborato con gli strumenti Osiris (co-principal investigator Giuseppe Barbieri, dell’Università di Padova e associato INAF) e Virtis (il primo autore del paper su Science è Angioletta Corradini, ricercatrice dell’INAF). Le osservazioni dicono che Lutetia è un corpo celeste molto antico, anche se è strutturato come una sorta di puzzle a incastro: alcune sue zone infatti sono vecchie di ben 3,6 miliardi, mentre altre datano ad “appena” 50-80 milioni di anni orsono Leggi il seguito di questo post »
CRONACA – Il Gps ha le ore contate. In futuro, sarà il sistema di navigazione Galileo a guidare chi non sa quale strada prendere (almeno da questa parte dell’Atlantico). Dopo una lunga e complessa gestazione durata 10 anni, l’Europa, con l’Agenzia spaziale europea, ha finalmente mandato in orbita i primi due satelliti operativi della sua costellazione orbitale di geocalizzazione. A regime il sistema Galileo conterà 30 “occhi” intorno alla Terra, a 23 mila chilometri di altitudine, e surclasserà in termini di prestazioni e affidabilità l’utilizzatissimo Gps americano, finora sovrano. Leggi il seguito di questo post »