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India, la natura del Rajasthan: dal punto di vista naturalistico l’India può vantare territori tra i più ricchi al mondo in termini di biodiversità, con numerosissime specie e una straordinaria varietà di paesaggi. Una biodiversità che è ancora parte integrante delle città, sempre più popolose..
Creatività a briglie sciolte: riparte "La Voce del Master", la rubrica di OggiScienza a cura del corso di multimedialità del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste. La redazione, formata dagli studenti, offrirà ai nostri lettori un arcobaleno di voci.
Jekyll è il blog realizzato dagli studenti del Master in Comunicazione della Scienza della Sissa di Trieste.
Jekyll risponde ai cambiamenti dell’ecosistema della comunicazione
focalizzato sui media digitali. Jekyll analizza e descrive l'evoluzione
dell'informazione in ambito medico, scientifico e tecnologico.
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Oggiscienza ha contribuito alla creazione e tutela di 831 mq di foresta in crescita in Costa Rica per compensare 4320 kg di CO2 generati dal proprio traffico annuale
CRONACA – Fino ad alcune decine di migliaia di anni or sono, il continente australiano era abitato da specie molto diverse da quelle attuali: in particolare, tra Australia, Nuova Zelanda e Tasmania erano presenti organismi di dimensioni enormi, se comparate con quelle attuali, la cosiddetta megafauna. Tra queste, troviamo numerosi mammiferi marsupiali, tra cui spiccano il leone marsupiale (Thylacoleo carnifex), il più feroce predatore del continente, e i wombat giganti del genere Diprotodon, che potevano superare le 2 tonnellate di peso.
Ma quali furono le cause dell’estinzione delle circa 90 specie che componevano la megafauna dell’Oceania? Leggi il seguito di questo post »
CRONACA – Lo scorso venerdì a Washington D.C. si è tenuto il meeting TEDx DeExtinction. Organizzato sul modello delle celebri TED conferences con la collaborazione del National Geographic, l’evento era dedicato alla possibilità di riportare in vita organismi estinti. Impossibile non pensare subito a Jurassic Park, la cui versione cinematografica tornerà di nuovo nelle sale in versione 3D: come riconosce anche Carl Zimmer, al quale è affidata l’introduzione, il tema della de-estinzione (questo il neologismo coniato per l’occasione) è stato reso per la prima volta familiare al pubblico grazie all’opera di Michael Crichton. Ma le cose ora sono un po’ diverse: in particolare ora abbiamo davvero tecnologie in grado di resuscitare delle specie, ed è probabile che nel prossimo decennio e in quelli a venire potremo realmente toccarne con mano alcune. Il dibattito sul tema non solleva solo problemi prettamente scientifici, ma va a toccare anche le corde dell’etica e della filosofia: sappiamo farlo, ma dovremmo farlo? Leggi il seguito di questo post »
CRONACA – Il 19% delle specie di rettili mondiali sono a rischio di estinzione: questo è il risultato di un incredibile sforzo di monitoraggio, guidato dalla Zoological Society of London e dell’IUCN che ha coinvolto centinaia di ricercatori in tutto il mondo.
L’approccio sperimentale ha previsto la selezione casuale di 1.500 specie di rettili (circa il 16% delle oltre 9.000 specie di questa classe di vertebrati note alla comunità scientifica), che rispecchiano fedelmente la rappresentanza di ogni gruppo in base alla diversità rettiliana mondiale (58% lucertole, 37% serpenti, 3% testuggini/tartarughe, 2% anfisbene, <1% coccodrilli), e la determinazione del rischio di estinzione di ciascuna di esse sulla base delle categorie della Red List della IUCN. I risultati, pubblicati in questi giorni sulla rivista Biological Conservation, indicano che tra le specie minacciate circa il 12% sono considerate Critically Endangered, quindi a severo rischio di estinzione, mentre nessuna, e questa è una buona notizia, è stata identificata come estinta o estinta in natura (anche se viene ammessa la possibiltà che tre di esse, Anolis roosevelti, Ameiva vittata e Stenocercus haenschi, lo siano) Leggi il seguito di questo post »
PODCAST – Dove si incontra un viaggiatore del tempo? Naturalmente in un acceleratore di particelle. Certo non lo troverete a saltare fisicamente da un’era a un’altra. Piuttosto troverete i “cronoscienziati” intenti a ricostruire minuziosamente il passato del nostro pianeta, con una precisione che solo qualche decina di anni fa sarebbe stata impensabile. L’ultima impresa è quella di un gruppo di ricercatori dell’Università di Glasgow, coadiuvati da quelli di Berkeley, che hanno “avvicinato” la data del famigerato impatto del super-asteroide che circa 66 milioni di anni fa colpì la Terra (nei pressi della penisola dello Yucatan) e la data dell’estinzione dei dinosauri (lo leggete su Science). Di questa scoperta e di geocronologia parliamo oggi con Claudio Tuniz, cronoscienziato ed esperto di applicazione della fisica nucleare allo studio dei fossili, al momento all’Università di Wollongong, in Australia, che ci svela anche che ci eravamo sbagliati sull’estinzione dei Neanderthal in Europa.
AMBIENTE – Riusciremo a dare un nome a tutte le specie viventi prima che si estinguano?
Secondo uno studio portato avanti da una collaborazione di scienziati della Nuova Zelanda (Leigh Marine Laboratory, Auckland), della Gran Bretagna (Università di Oxford) e dell’Australia (Environmental Futures Centre di Brisbane), sì. Pubblicato su Science, lo studio mette in luce come la preoccupazione di non riuscire a compiere la catalogazione sia fondata su alcuni errori di valutazione: una sovrastima delle specie esistenti, la credenza che ci siano sempre meno tassonomisti e una sovrastima delle specie in via d’estinzione.
Partiamo dalla valutazione delle specie. Considerando i vari cataloghi, come l’Incomplete Catalogue of Life, esistono circa 1,5 milioni di specie valide (si stima che circa il 20% delle specie presenti nelle classificazioni siano ripetute) catalogate. Sommando a queste le ultime stime sulle specie sconosciute, si può concludere che il numero di specie viventi presenti sulla Terra è circa pari a 5 ± 3 milioni Leggi il seguito di questo post »
AMBIENTE – Facciamo fuori due rinoceronti al giorno. Nel 2011 ne sono stati uccisi 448, mentre, nello stesso anno, ammonta a 2.629 il numero di elefanti morti a causa del bracconaggio. Ad alcuni paesi del mondo piace l’avorio, la polvere di corno di rinoceronte e, perché no, anche qualche souvenir di tigre.
Secondo i dati raccolti nel dossier “Wildlife Crime Scorecard”, presentato a Ginevra dal WWF in occasione del meeting per esperti della Convenzione di Washington, la situazione non è affatto facile.
Il dossier mette in luce la situazione attuale nel mondo e raccoglie i dati ottenuti in seguito alle modifiche legislative di buona parte dei Paesi coinvolti nel traffico di parti di animali, come l’India, il Laos, la Malesia, la Russia, il Sudafrica, lo Zimbabwe e, naturalmente, la Cina, principale cliente di questo genere di mercato.
Ma che si fa con corni e “ritagli” animalier? L’avorio, lo sappiamo ormai da decine di anni, viene utilizzato per realizzare monili e soprammobili, così come le zanne di tigre Leggi il seguito di questo post »
LA VOCE DEL MASTER – La caccia commerciale alla balena grigia, che tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 ha sterminato decine di migliaia di esemplari, è stata probabilmente la causa principale della recente diminuzione della popolazione di questa specie. Lo suggerisce un nuovo studio, condotto da un gruppo di ricercatori guidato da Elizabeth Alter della Stanford University e pubblicato su PLoS ONE.
Anche se l’affermazione può sembrare ovvia, in realtà altre ricerche avevano ipotizzato che la diminuzione numerica fosse collegata a fenomeni precedenti alla caccia massiva della seconda metà del 1800. Erano stati considerati, infatti, fattori come l’influenza dei cambiamenti climatici (il “periodo caldo medioevale”, la “Piccola era glaciale”), la presenza di predatori (Orcinus orca) e il fatto che le popolazioni indigene avessero cacciato questa specie per 5000 anni Leggi il seguito di questo post »
Siamo sull’orlo di un’estinzione di massa, come quelle che nella preistoria hanno cancellato dalla faccia delle Terra molte delle specie allora viventi: è il monito di un panel di 27 scienziati chiamati a raccolta lo scorso aprile a Oxford dall’Internatonal Programme on the State of the Ocean (IPSO) e dall’International Union for the Conservation of Nature. Gli scienziati dopo aver analizzato la letteratura scientifica recente hanno concluso che il degrado del mare sta procedendo in maniera ben più veloce del previsto. Il report reso pubblico lo scorso 20 giugno è scaricabile alla pagina http://www.stateoftheocean.org/ipso-2011-workshop-summary.cfm
Dopo il rischio di estinzione negli anni settanta, questi magnifici animali sono stati salvati da un programma di tutela. Oggi sono più di 1000 gli orici che abitano i deserti d’Arabia.
NOTIZIE – Il manto di un bianco luminoso, le lunga corna nere, le zampe agili fanno di questa specie di antilope di medie dimensioni un animale particolarmente affascinante. Vivono in branchi fino a 15 individui, si nutrono di foglie e germogli e durante le ore più calde si rifugiano all’ombra. Sono capaci di sentire la pioggia e così si spostano per territori molto ampi verso le zone dove si prevedono precipitazioni. Leggi il seguito di questo post »
Al cebo dorato piacciono molto le termiti, ma il sentimento non è reciproco. Ha quindi inventato un apposito strumento, descritto sull’ultimo numero delle Biology Letters of the Royal Society.
NOTIZIA – Questa notizia è in esclusiva per le scimmiette bionde e brune (ciao, Dario) alle quali è vietato pulire con le dita il barattolo della nutella.
Il Cebus flavius, detto anche cappuccina bionda, è stato identificato come una nuova specie soltanto 5 anni fa quand’era già “criticamente a rischio di estinzione“. In tutto ne restano forse 180 perché la foresta tropicale sull’Atlantico vicino a Recife, in Brasile, dove vive è attraversata da molte strade e ormai ridotta a pochi lembi. Come i cugini, gli altri Cebidi, il dorato e la bionda sanno costruirsi degli attrezzi. Antonio Souto e altri cinque ricercatori li hanno filmati mentre si procuravano un rametto e ne masticavano un’estremità per ammorbidirla ma non troppo. Leggi il seguito di questo post »