Oggi Scienza

La ricerca e i suoi protagonisti

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Anche i leoni marini tengono il ritmo

Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 4 aprile 2013

CRONACA – I gusti musicali sono opinabili ma Ronan, la giovane femmina di leone marino californiano (Zalophus californianus) che vedete nel video dimostra senz’altro di avere il senso del ritmo.

Il video è già virale, ma perché è importante dal punto di vista scientifico?

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Ritorno in paradiso

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 28 febbraio 2013

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CRONACA – Randall Moore, proprietario insieme a Paul Allen dell’Elephant Back Safaris, in Botswana, ha co-finanziato una ricerca sul reinserimento in natura di tre maschi adolescenti otto anni dopo che, orfani, erano stati adottati dal branco con i quali portano turisti nel delta dell’Okavango. Risultati su PLoS ONE.

Il posto è straordinario, la ricerca non lo è: si reintroducono elefanti in natura da secoli. Eppure sembra di leggere un romanzo di formazione. Per quasi dieci anni gli animali liberati e quelli del vasto gruppo di controllo, muniti di radiocollari, sono stati osservati da lontano da Kate Evans e Stephen Harris dell’università di Bristol, e da Randall Moore.

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Angry birds

Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 16 agosto 2012

NOTIZIE – No, non stiamo parlando di uno dei videogiochi più venduti della storia, non ci sono maialini verdi ladri di uova con dubbi gusti architettonici, solo degli uccelli davvero arrabbiati.
Stiamo parlando del Granatino comune, Uraeginthus granatina (nella foto). Si tratta di una specie molto territoriale, nota per le sue aggressioni repentine e violente contro qualsiasi intruso.
Eppure i granatini di James L. Goodson, neurobiologo all’ Indiana University, hanno perso quasi del tutto questo comportamento.
Perché?

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Odore di casa: le formiche non si perdono mai

Pubblicato da Roberto Cantoni su 13 marzo 2012

CRONACA – Le formiche foraggiatrici del deserto ritrovano sempre la strada per tornare al nido, anche quando possono contare solo su tracce magnetiche, vibrazioni o… sull’anidride carbonica.

Le formiche che vivono nel deserto si sono adattate alla vita in un ambiente arido, che fornisce pochissimi punti di riferimento per orientarsi. Oltre a tracce visive e olfattive, questi insetti usano la luce del sole polarizzata come un compasso per orientarsi, e “contano” i passi fatti in modo da riuscire a tornare sane e salve al nido dopo essere andate alla ricerca di cibo. Attraverso alcuni esperimenti con formiche del genere Cataglyphis nei loro habitat naturali in Tunisia e Turchia, un gruppo di scienziati comportamentali dell’Istituto Max Planck di ecologia chimica di Jena, in Germania, ha scoperto ora che le formiche possono aiutarsi anche con riferimenti magnetici o vibrazionali per riuscire rintracciare la minuscola apertura da cui sono venute fuori Leggi il seguito di questo post »

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L’arbitro scimpanzé

Pubblicato da Valentina Murelli su 9 marzo 2012

COSTUME E SOCIETÀ – Avete presente quello che si mette in mezzo tra due persone che litigano, cercando di riportare la calma? Bene, una figura del genere non è esclusiva della nostra specie: anche gli scimpanzé hanno i loro arbitri imparziali, che si prendono la briga di sedare le lotte che nascono in genere per conquistare il cibo oppure una femmina. Già, ma che cosa ci guadagnano questi “pacificatori”, considerando che si espongono pur sempre al rischio di essere tirati nella mischia e magari feriti? In altre parole, qual è esattamente il ruolo evolutivo di questa funzione di ordine pubblico? Sono state proposte varie ipotesi, ma secondo uno studio appena pubblicato su PLoS ONe, la più probabile sarebbe quella della stabilità di gruppo Leggi il seguito di questo post »

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Kant e la gallina

Pubblicato da Andrea Marcuzzo su 21 febbraio 2012

LA VOCE DEL MASTER – Comprendere i meccanismi del pensiero umano e quali sono i legami fra il il nostro cervello e quello degli animali è uno dei quesiti che le scienze neurobiologiche cercano di affrontare da tempo. Ne abbiamo parlato con Giorgio Vallortigara, professore di Neuroscienze al Centro Mente e Cervello dell’Università di Trento. Vallortigara è autore, da solo o in collaborazione, di centinaia di pubblicazioni in riviste scientifiche internazionali e di vari libri di divulgazione. L’ultimo, in ordine di tempo è La mente che scodinzola, edito da Mondadori e pubblicato qualche mese fa.

Partiamo subito con un argomento controverso: quali criteri sono alla base della scelta degli animali da usare come cavie nella ricerca neurobiologica?

C’è da sfatare l’idea che negli esperimenti si scelga l’animale più vicino all’uomo sulla base del budget: se il ricercatore non ha fondi usa le cavie, altrimenti usa le scimmie Leggi il seguito di questo post »

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Un “codice a barre” per le zebre

Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 11 aprile 2011

Ora agli zoologi, per stabilire con precisione l’identità di ogni singolo animale, basta un software libero.

CRONACA – Specialmente negli studi sui grandi mammiferi che vivono in branchi, occorre che ogni animale sia ben distinguibile dagli altri. Alcuni ricercatori, come faceva Dian Fossey, arrivano ad assegnare nomi ma la maggior parte si accontenta di una sigla alfanumerica. Il fatto è che questa non è un impresa facile se dobbiamo principalmente basarci su foto o video. Non si può pretendere da ogni ricercatore una sensibilità tale da riconoscere a colpo d’occhio un animale da un altro e più il branco è numeroso più le cose si complicano. La soluzione viene da Stripe Spotter, un software che riconosce ogni animale da normalissime  fotografie.  Leggi il seguito di questo post »

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Il Tirannosauro era un cacciatore. Punto.

Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 27 gennaio 2011

Da quasi un secolo in paleontologia  è in corso una disputa che a volte assume i contorni di una guerra: il Tirannosauro era un cacciatore o si nutriva di carogne? Ora, forse, uno dei due eserciti dovrà arrendersi

NOTIZIE – I film (tranne il dimenticabile Jurassic Park 3) ce l’hanno sempre presentato come un cacciatore, ma tra gli addetti ai lavori esiste anche una fazione, capitanata da John Horner, che sostiene che il T-rex fosse in realtà un saprofago, cioè un opportunista che si cibava di carcasse.

I principali  argomenti a favore di questa tesi sarebbero una insufficiente agilità e una struttura cerebrale che avrebbe dato ampio spazio ai lobi olfattivi (e che quindi lo rendevano in grado di annusare cadaveri in decomposizione a grande distanza). Insomma, il T-rex era una iena del Cretaceo o, visto che (e qui la disputa si può considerare morta e sepolta) gli uccelli non sono altro che dinosauri dei giorni nostri, un avvoltoio.

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Poesia (animale) in foto

Pubblicato da Valentina Murelli su 20 gennaio 2011

FOTOGRAFIA – Giappone, Svezia, Finlandia. Sono le terre toccate dal fotografo Stefano Unterthiner per raccontare la sua personale storia per immagini del cigno selvatico: il superamento dell’inverno (che il cigno può trascorrere anche a temperature di diversi gradi sotto zero), le grandi migrazioni, la nidificazione e la cura dei piccoli. Mesi e mesi di preparazione, studiando con cura la specie, organizzando i dettagli logistici dei viaggi, intervistando ricercatori che si occupano dell’ecologia e del comportamento del cigno, e poi mesi di appostamenti e di scatti, raccolti prima in un servizio pubblicato dal “National Geographic” (il massimo, per un fotografo naturalista), e poi in un libro, Angeli dell’inverno (Ylaios, 2010). Mi è capitato di sfogliarlo e sono rimasta affascinata. Sono immagini poetiche e delicate, da cui traspare, secondo me, un enorme rispetto di Unterthiner per i soggetti e gli ambienti che fotografa Leggi il seguito di questo post »

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Piccioni con il pallino dell’arte

Pubblicato da Sara Stulle su 26 agosto 2010

I piccioni distinguono non solo un Picasso da un Monet, ma anche un buon disegno da uno scarabocchio. Lo dicono i ricercatori della Keio University.

ARTE, MUSICA & SPETTACOLI – Nel 1984 Porter e Neuringer riportarono nel testo di una loro ricerca che i piccioni sono in grado di imparare a distinguere tra le note di Bach e quelle di Mozart, se debitamente stimolati. Prendendo spunto da quella ricerca, 11 anni dopo, Shigeru Watanabe, Junko Sakamoto e Masumi Wakita della Keio University hanno pensato di provare a vedere se i piccioni avevano buoni occhi oltre che buone orecchie; Leggi il seguito di questo post »

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