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India, la natura del Rajasthan: dal punto di vista naturalistico l’India può vantare territori tra i più ricchi al mondo in termini di biodiversità, con numerosissime specie e una straordinaria varietà di paesaggi. Una biodiversità che è ancora parte integrante delle città, sempre più popolose..
Creatività a briglie sciolte: riparte "La Voce del Master", la rubrica di OggiScienza a cura del corso di multimedialità del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste. La redazione, formata dagli studenti, offrirà ai nostri lettori un arcobaleno di voci.
Jekyll è il blog realizzato dagli studenti del Master in Comunicazione della Scienza della Sissa di Trieste.
Jekyll risponde ai cambiamenti dell’ecosistema della comunicazione
focalizzato sui media digitali. Jekyll analizza e descrive l'evoluzione
dell'informazione in ambito medico, scientifico e tecnologico.
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Oggiscienza ha contribuito alla creazione e tutela di 831 mq di foresta in crescita in Costa Rica per compensare 4320 kg di CO2 generati dal proprio traffico annuale
CRONACA – Importanti novità dai giacimenti fossiliferi cinesi sull’evoluzione degli uccelli: lo straordinario stato di conservazione di alcuni fossili di uccelli basali ha permesso la scoperta di lunghe penne sugli arti inferiori di ben undici specie risalenti ad un periodo compreso tra 120 e 133 milioni di anni or sono, nel Cretaceo inferiore.
La scoperta è molto importante in quanto le specie in questione sono tra loro solo lontani parenti, tra cui esistono rilevanti differenze anatomiche. È dunque assai probabile che la presenza di penne su tutti e quattro gli arti fosse una caratteristica del progenitore comune a tutti gli uccelli odierni. Dalle pagine di Science, gli autori della scoperta descrivono alcune delle penne delle zampe posteriori come lunghe e resistenti, quindi molto probabilmente in grado di contribuire al volo. Se non coinvolti direttamente nella fase di spinta, gli arti inferiori piumati potevano avere altre funzioni aerodinamiche, ad esempio quella di stabilizzare il volo Leggi il seguito di questo post »
OGGISCIENZA TV – Dall’8 al 10 febbraio, al Museo di storia Naturale di Milano, l’Evolution day festeggerà la sua decima edizione.
Le isole, di terra e di mare, sono le protagoniste di questa edizione; mondi affascinanti in cui i processi di evoluzione accelerano e si rendono più facilmente osservabili. Gli arcipelaghi verranno “esplorati” dalla voce di esperti nazionali e internazionali, che li racconteranno attraverso gli occhi delle loro diverse discipline, dalle più moderne come la genetica alle più classiche come la paleontologia.
Ne parliamo con Massimo Delfino, paleontologo del Dipartimento di Scienze della Terra di Torino e dell’Istituto Catalano di Paleontologia di Barcellona.
CRONACA – Avete presente le illustrazioni dei libri di quando eravate bambini? Quelle con i dinosauri e le libellule grandi due metri? Dove sono finiti quegli insettoni, o meglio perché e quando si sono ristretti alle dimensioni attuali?
Un nuovo studio svela il mistero: gli insetti sono diventati piccoli con l’arrivo degli uccelli, per diventare più agili nel volo e non essere catturati.
Matthew Clapman e Jered Karr, dell’Università della Califonia di Santa Cruz, hanno analizzato centinaia di record fossili e hanno osservato che la dimensione degli stessi diminuisce drasticamente proprio in corrispondenza della comparsa dei primi fossili di uccelli, circa 150 milioni di anni fa Leggi il seguito di questo post »
AMBIENTE – Che ci fa uno squalo in un lago del Kirghizistan? o meglio che ci faceva, dato che si parla di reperti fossili risalenti a ben 230 milioni di anni fa (medio triassico), ritovati dal team di Jan Fischer, paleontologo del Geologisches Instutut della Technische Universität Bergakademie di Friburgo in Germania, nel lago di Madygen nel sudovest del paese.
Lo scienziato ha trovato le impronte delle capsule ovariche e i denti fossili di tre specie diverse di squalo (mai osservate prima) e grazie all’analisi isotopica dello smalto dei denti ha potuto stabilire che al tempo in cui i piccoli di squalo erano vivi, nuotavano e si nutrivano in acqua dolce. Quella osservata da Fischer è una vera e propria nursery, un metodo per allevare i figli che gli squali moderni usano ancora. Il territorio viene infatti frammentato in maniera precisa: una parte viene usata dagli animali adulti per cacciare e vivere, un’altra parte per deporvi le uova (in genere in acque basse con vegetazione rigogliosa, dove i piccoli una volta nati – vengono subito lasciati a se stessi – possono nutrirsi Leggi il seguito di questo post »
NOTIZIE – Naturalmente il dibattito divamperà, anche perché il detrattorre dell’altro reperto candidato a fossile più antico (una scoperta che risale addirittura al 1995) è proprio l’autore di questa nuova ricerca. In ogni caso il dato è importante e aggiunge nuove informazioni alle ipotesi sulla nascita della vita sulla Terra. Martin Brasier e David Wacey, dell’Università dell’Australia occidentale, hanno individuato quelli che a detta loro sono batteri i batteri più antichi mai ritrovati, risalenti addirittura a 3,4 miliardi di anni fa. In realtà altri studi avevano individuato fossili della stessa età o più vecchi a pochi chilometri di distanza, ma era stato lo stesso Brasier a sollevare dei dubbi sulla validità dell’osservazione Leggi il seguito di questo post »
Una nuova tecnica che usa i raggi X ha rivelato i pigmenti contenuti nei fossili, scoprendo nuovi dettagli di un uccello vissuto 120 milioni di anni fa. E la stessa tecnica potrà essere utilizzata in futuro per rivelare anche i colori dei dinosauri
NOTIZIE – Ancora una volta questa settimana parliamo di fossili e dinosauri. Alcuni fossili preistorici di uccelli sono stati trovati con le piume quasi intatte, ma i colori del piumaggio col tempo erano completamente scomparsi, lasciando i paleontologi senza alcun indizio riguardo al colore di questi animali. Film e illustrazioni azzardano spesso colori improbabili per gli uccelli preistorici. Come dimenticarci ad esempio degli animali dei Flinstones (errori cronologici a parte)? Oggi un gruppo di ricercatori ha messo a punto una nuova tecnica che sfrutta la luce di sincrotrone per rivelare i pigmenti rimasti nei fossili e analizzarne la struttura chimica. Senza danneggiare i fossili.
NOTIZIE – Quando parlo di questi argomenti mi sento come un artificere che maneggia una mina. Oscillo fra il desiderio che siano vere e la paura di prendere un granchio e finisco costringermi allo scetticismo. Insomma, la notizia è che su PLoS One, James San Antonio, Mary Schweitzer e altri avanzano (e supportano con dei dati) una spiegazione plausibile su come le proteine possono conservarsi nei fossili per diversi milioni di anni. A qualcuno forse il nome della Sweitzer non suona nuovo. La scienziata (una collaboratrice del famoso cacciatore di dinosauri, Jack Horner, di cui abbiamo parlato solo un paio di giorni fa) è al centro di un contenzioso che dura da qualche anno. Schweitzer infatti nel 2007 ha pubblicato un famoso articolo (su Science) in cui sosteneva di aver individuato dei frammenti di proteine di collagene nell’osso femorale di un T-rex (fossile ovviamente, e vecchio di 68 milioni di anni). A quel punto la comunità scientifica s’è divisa in due, da un lato coloro che credono nella genuinità dei dati di Schweitzer dall’altro quelli che ritengono che si tratti solo di artefatti sperimentali. I secondi si basano sulla nozione accettata dalla maggior parte della comunità scientifica che le proteine siano deperibili: secondo i modelli teorici non potrebbero conservarsi più di uno o due milioni di anni, e anche i dati sperimentali (Schweitzer a parte) confermano. Le proteine più vecchie finora trovate (e accertate) appartengono a dei batteri fossili trovati nelle carote di ghiaccio e hanno “solo” qualche centinaio di migliaia di anni Leggi il seguito di questo post »
NOTIZIE – Le “lucertole verme” (dette anche anfisbene) sono un gruppo di rettili privo di arti, il loro corpo assomiglia cioè a quello dei serpenti. Questi rettili, si sono chiesti gli scienziati, discendono dai serpenti o sono lucertole che hanno perso le zampe? Ma soprattutto quali sono i passaggi evolutivi che hanno portato alla scomparsa degli arti? In realtà i dati biomolecolari fanno già sospettare una parentela più stretta con le lucertole e il nuovo studio pubblicato oggi su Nature supporta ulteriormente quest’ipotesi, fornendo però alcuni dettagli interessanti sul processo evolutivo che ha interessato il corpo del rettile. Joannes Muller, dell’Università Humboldt di Berlino, e colleghi hanno analizzato a fondo l’anatomia di un fossile di 45 milioni di anni trovato nei depositi di Messel in Germania. Si tratta di una Cryptolacerta hassiaca, una piccola lucertola fossilizzata Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da Elena Del Maschio su 4 febbraio 2011
Due ritrovamenti fossili avvenuti in luoghi impensabili: un dinosauro (forse) riposa indisturbato nel marmo della balaustra di una chiesa e una nuova specie cugina del coccodrillo, imprigionata in una lastra destinata a diventare pavimentazione, viene dimenticata in un museo fino all’arrivo di due giovani scienziati italiani …
LA VOCE DEL MASTER – Aguzzate la vista perché, intorno a voi, potrebbero nascondersi antichi tesori! È quello che hanno fatto un paleontologo dell’Università di Milano, Andrea Tintori, e una coppia di scienziati bolognesi, Andrea Cau e Federico Fanti, diventando protagonisti di due incredibili ritrovamenti fossili Leggi il seguito di questo post »
NOTIZIE – Un fossile non è solo un fossile. Un fossile è uno strumento versatile per fare un sacco di cose. Con un fossile si può: datare la roccia in cui è contenuto, ricostruire la storia tettonica, la paleogeografia, la storia geologica, le caratteristiche dell’ambiente originario e persino la storia “termale” delle rocce. Proprio queste cose hanno fatto Rosario Rodríguez-Cañero e colleghi dell’Università di Granada, grazie al ritrovamento dei fossili più antichi mai scoperti nella cordigliera Betica (un sistema montuoso nella Spagna meridionale). Si tratta di numerosi frammenti di conodonti che risalgono al periodo Ordoviciano, fra 446 e 444 milioni di anni fa, trovati nei pressi di Ardales.
Analizzando a fondo i fossili e confrontandoli con altri di specie analoghe trovate in altre aree gli scienziati hanno capito che il Complesso Malaguide Leggi il seguito di questo post »