Oggi Scienza

La ricerca e i suoi protagonisti

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L’Italia e il protocollo di Kyoto

Pubblicato da Laura Pulici su 13 maggio 2013

emissioni italia copiaAMBIENTE – Più vicini al traguardo, almeno così sembrerebbe dagli ultimi dati diffusi dall’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) sulle emissioni di gas serra nel nostro Paese.

Nel 2011 le emissioni dei sei gas climalteranti (anidride carbonica, metano, protossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoruro di zolfo) sono diminuite del 2,3% rispetto all’anno precedente e le stime preliminari relative al 2012 mostrano un’ulteriore riduzione del 4,2% rispetto al 2011 e del 9,8% rispetto al 1990 Leggi il seguito di questo post »

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Idee forti per il cenone

Pubblicato da Valentina Murelli su 29 dicembre 2012

European_Robin_(Erithacus_rubecula)_with_mealwormCOSTUME E SOCIETÀ – Carne o pesce? Se per il vostro cenone di Capodanno non volete rinunciare alle proteine di origine animale, con un occhio però alla sostenibilità ecologica, la scelta potrebbe essere un’altra: un bel piatto di larve di Tenebrio molitor, le larve della farina. Disgustati? E invece il suggerimento è serio e viene da due entomologi dell’Università di Wageningen, in Olanda, che non per nulla ha uno dei gruppi di ricerca sugli insetti commestibili più attivi al mondo. In un articolo pubblicato di recente sulla rivista PLoS One, Dennis Oonincx e Imke de Boer lo dicono chiaramente: la richiesta di proteine di origine animale sta crescendo e aumenterà del 70-80% da qui al 2050, con tutte le conseguenze ambientali del caso. Già, perché il settore degli animali d’allevamento utilizza oggi il 70% del suolo agricolo ed è responsabile da solo del 15% delle emissioni antropogeniche di gas serra. Serve un’alternativa green e gli insetti sembrano quella giusta.  Leggi il seguito di questo post »

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Mucche wi-fi

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 26 novembre 2012

AMBIENTE – Le mucche producono metano, tanto, troppo, e mentre c’è chi cerca disperatamente tracce di questo gas nell’atomsfera marziana (che indicherebbero la presenza di vita) c’è anche chi dall’altra parte chi vorrebbe diminuirne la concentrazione atmosferica sul nostro Pianeta. Il metano infatto è uno dei gras responsabili dell’effetto serra e dunque del riscaldamento globale.

C’è da dire che alcune mucche sono meno “metanifere” (ruttano e fanno meno “ariette” delle altre) e quindi potrebbero essere selezionate. Inoltre alcune modifiche nella gestione degli allevamenti, per esempio nel cibo potrebbe aiutare. Ma per mettere in atto queste azioni servono dati precisi sulle emissioni degli animali e in questo viene in aiuto un progetto che intende mettere le mucche “in rete”, proprio come i nostri computer Leggi il seguito di questo post »

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Vogliamo la Costituzione Energetica!

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 16 novembre 2012

POLITICA – La volete anche voi una “Costituzione Energetica” nel nostro Paese? Mi spiego meglio. L’anno scorso un gruppo di studenti di Fisica dell’Università di Trieste e dottorandi e giovani ricercatori di molti istituti internazionali, a seguito della catastrofe ambientale seguita al terremoto giapponese, si mette a lavorare per raccogliere e diffondere informazione oggettiva sulle conseguenze del disastrio di Fukushima. Lo stesso gruppo succesivamente si pone un obiettivo più ambizioso e cioè promuovere il raggiungimento di una strategia equilibrata di approvigionamento energetico a livello nazionale. Il gruppo chiede a gran voce la costituzione di una Conferenza Nazionale sull’Energia che punti a eleborare una Costituzione Energetica sulla quale fondare i piani strategici nazionali per l’approvvigionamento di energia Leggi il seguito di questo post »

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Il termostato globale no

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 24 ottobre 2012

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AMBIENTE – Nature Climate Change pubblica in open access un’altra ricerca su come frenare il riscaldamento globale nel caso non siano prese misure efficaci per abbassare le emissioni di gas serra. La firma anche Ken Caldeira, il cui entusiasmo per la geoingegneria su vasta scala sembra temperato da un’insolita dose di scetticismo.

L’idea comune ai progetti di geoingegneria del clima è di intercettare parte della radiazione solare prima che arrivi sulla superficie del pianeta. Douglas McMartin del Caltech, David Keith di Harvard, Ken Caldeira e Ben Kravitz del Carnegie Institute usano il modello climatico HAdCM3, lo portano su scala più piccola a partire da quella regionale modellizzata da Filippo Giorgi. In una serie di simulazioni, abbassano l’insolazione sulle celle della griglia per calcolare l’effetto peggiore e migliore su temperatura e precipitazioni in ogni cella. Risultato (rif.  figura sopra):

si può usare una variazione spaziale e stagionale della riduzione solare per ridurre del 30% il residuo (statistico, ndt) del caso peggiore, senza degrado significativo nel compensare i cambiamenti climatici con una gestione della radiazione solare (GRS). Al contrario, se si usa una riduzione solare uniforme, si ottiene una piccola riduzione del residuo del caso peggiore… al costo di un aumento significativo dei cambiamenti climatici da GRS Leggi il seguito di questo post »

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Emissioni in calo

Pubblicato da Laura Pulici su 14 settembre 2012

AMBIENTE – Nel 2011 è andata meglio. Le emissioni di gas serra, pari a oltre 4 miliardi di tonnellate, sono diminuite del 2,5% nei Paesi dell’Unione Europea, dopo l’aumento del 2,4% registrato nel 2010.
La conferma arriva dagli ultimi dati rilasciati dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea). I Paesi che aderiscono al protocollo di Kyoto sono stati ancora più virtuosi con una riduzione del 3,5%. Tutto questo nonostante l’aumento del Pil e il maggior consumo di carbone.
Il buon risultato è stato possibile grazie al clima favorevole: l’inverno mite ha infatti contribuito a ridurre il fabbisogno di riscaldamento e quindi il consumo di gas naturale. Anche il continuo aumento delle fonti di energia rinnovabile ha favorito il taglio delle emissioni di gas serra Leggi il seguito di questo post »

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Bel lavoro, lontra marina!

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 11 settembre 2012

AMBIENTE – No, le lontre marine non possono dare un contributo significativo a livello globale per la riduzione della CO2 atmosferica, ma lo studio del loro effetto locale sottolinea l’importanza di tutti i tasselli dell’ecosistema, incluso il contributo dei predatori, nel bilancio del carbonio.

Tutto parte dalla golosità di questi deliziosi animali, che non di rado si possono vedere mentre galleggiano a pancia in su, intenti a fracassare gusci di ricci marini (e non solo) sbattendoci sopra delle pietre per mangiarsi il contenuto. Ebbene a quanto pare i ricci marini tendono a divorarsi le praterie di kelp, che a loro volta sono un importante fonte di assorbimento di anidride carbonica. L’azione predatoria delle lontre sui ricci dunque protegge il kelp che può continuare ad assorbire la CO2, e Christopher Wilmers dell’Università della California di Santa Cruz e colleghi hanno calcolato quanto Leggi il seguito di questo post »

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Una legnata ai truffaldini del clima

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 28 giugno 2012

NOTIZIA – Con sentenza del 26 giugno, la Corte d’appello di Washington ha dato una lezione alle industrie dell’energia e della chimica, ai governatori di cui hanno finanziato le campagne elettorali, ai fautori delle pseudoscienze e agli “scettici” sul riscaldamento globale.

Le multinazionali dell’energia basate negli Stati Uniti, i governatori grati, la Solvay, l’Alleanza per la scienza del cambiamento climatico naturale (sic) consistente in due signori di cui uno condannato per aver truffato milioni di dollari privati e pubblici per produrre “carburante alternativo” – no, si chiama Bill Orr – e governatori eletti con i soldi delle multinazionali suddette tentano ancora di impedire l’applicazione della legge detta Clean Air Act da parte dell’Agenzia federale per la protezione dell’ambiente (EPA) e i conseguenti limiti ai gas serra, come da sentenza della Corte Suprema nel 2007. Leggi il seguito di questo post »

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La scienza a contorno

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 19 dicembre 2011

AMBIENTE – Mentre al vertice sul clima di Durban era in corso la gara a chi rallentava di più l’eventualità di un taglio alle emissioni di gas serra, due ricerche ne misuravano la quantità e gli effetti.

Su Nature Climate Change, il gruppo della grande Corinne Le Quéré (non si tratta di sciovinismo, è canadese!) che dirige il Tyndall Centre all’università dell’East Anglia, osserva che le emissioni di CO2 sono aumentate del 50% in 20 anni, calate dell’1,4% nel 2008-2009 e cresciute del 5,4% nel 2010, toccando per la prima volta i 9 petagrammi di carbonio. Che sono nove miliardi di tonnellate. Il tasso medio di incremento si sta attestando attorno al 3% all’anno.

Julia Steinberger, una fisica dei gas ultrafreddi passata all’economia ambientale, commenta sul Guardian:

La crisi economica era l’occasione di investire in infrastrutture a basso livello di carbonio per il 21mo secolo. Invece abbiamo generato una situazione perdente per tutti:  emissioni che svettano a livelli inauditi e aumento della disoccupazione, dei costi energetici e della disuguaglianza dei redditi Leggi il seguito di questo post »

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I rimpiccioliti e i moltiplicati

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 21 ottobre 2011

Breve selezione delle innumerevoli ricerche che – con santa pazienza – misurano e tentano di prevedere l’impatto sulla fauna e la flora dell’aumento delle temperature e delle emissioni di gas serra.

AMBIENTE -Da un decennio si studiano le reazioni ai cambiamenti climatici di vari organismi, sopratutto se sono risorse alimentari per umani e non, fito- e zooplancton, cereali, animali d’allevamento. Gli effetti dipendono dall’ambiente, dalla capacità di spostarsi in un termoclino più confacente, dalla storia evolutiva di ogni specie;  dai rapporti con le altre specie – umana compresa – dell’ecosistema; dal rango occupato nella catena alimentare ecc.  Rispetto alla complessità della biosfera, quella del clima è modesta. Per il vivente i dati sono ancora carenti, frammentari, di modelli di evoluzione dinamica, non lineare e globale per ora non se ne vedono.

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