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A norma di legge

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 11 luglio 2012

IL PARCO DELLE BUFALE – Il Parlamento della North Carolina ha bocciato la settimana scorsa una legge che imponeva alle autorità statali incaricate di pianificare l’uso del territorio costiero di usare l’innalzamento del livello del mare misurato “in serie storiche” fino al 2000 e non oltre.

In molti paesi, l’amministrazione pubblica preferisce ignorare i dati scientifici scomodi. Negli Stati Uniti, una maggioranza politica preferisce spesso correggerli per vie legali. Nel caso dell’evoluzione, come si sa, costringendo le scuole a insegnare versioni religiose della Creazione. In passato è accaduto anche alla Camera dell’Indiana di stabilire che pi = 3,14 su proposta di un matematico improvvisato, un’iniziativa bloccata dal Senato, con  forte disappunto dei comici di allora.

In North Carolina, è avvenuto il contrario. La nuova battaglia contro la scienza è iniziata nel 2010, con la pubblicazione del rapporto commissionato dal governo locale alla Commissione sulle risorse costiere.  Nel Novecento il livello del mare si è innalzato di 20 cm, scrivevano gli esperti, ma la tendenza sta accelerando insieme all’aumento della temperatura e alla fusione delle calotte glaciali groenlandesi e antartiche. Come in altri stati sull’Atlantico, lunghi tratti di costa sono “punti caldi” nei quali gli effetti dei cambiamenti climatici si sommano ad altri fenomeni (subsidenza, aggiustamento isostatico glaciale ecc.). Per il 2100 le stime convergono su un innalzamento compreso tra 0,4 – 1,4 m. e più probabilmente di 0,8-0,14 m Leggi il seguito di questo post »

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Anche l’acqua che usiamo innalza il livello del mare

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 21 maggio 2012

AMBIENTE – Lo scioglimento delle calotte polari causato dal riscaldamento globale innalza il livello del mare. È stato calcolato che il contributo dovuto al riscaldamento è di circa 1,1 milimetri all’anno. L’innalzamento registrato effettivamente però è di 1,8 mm annui. Da dove arrivano quegli 0,7 extra? Dall’acqua che utilizziamo per le attività antropiche (irrigamento agricolo, usi domestici…) spiega uno studio pubblicato su Nature Geoscience. Taikan Oki, dell’Università di Tokio e colleghi, hanno calcolato che l’acqua utilizzata dall’uomo potrebbe contribuire fino a 0,77 mm (o il 42% dell’innalzamento registrato).

L’acqua viene estratta dalle faglie acquifere, che si svuotano ma non vi ritorna: evapora nell’aria o finisce nei bacini idrici per poi essere alla fine scaricata nel mare. Lo studio ha utilizzato i dati noti dal 1961 al 2003 e ha condotto delle simulazioni. Già un altro studio di quest’anno, condotto da un team olandese e pubblicato su Geophysical Reserch, ha avanzato un’osservazione simile, anche se di entità minore (e cioè fino a 0,57 mm nel 2000).

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