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Un nuovo albero per tutti i mammiferi

Pubblicato da Andrea Romano su 12 febbraio 2013

Sigmodon_hispidus1CRONACA – L’ultimo numero di Science pubblica il più aggiornato ed imponente sforzo riguardante la ricostruzione dell’intera filogenesi dei mammiferi placentati: lo studio ha combinato migliaia di caratteri morfologici di specie fossili e ancora esistenti con informazioni di carattere genetico sui mammiferi odierni e ne ha costruito un albero filogenetico.

Dai risultati emerge come tutti i mammiferi placentati si siano originati subito dopo l’estinzione di massa della fine del Cretaceo, quella che circa 65 milioni di anni fa eliminò dal pianeta i dinosauri, indiscussi dominatori di oceani e terre emerse fino a quel momento. Nessuna delle specie di mammiferi fossili risalenti al Mesozoico (ad esempio, Ukhaatherium, Maelestes e Zalambdalestes), infatti, è stata classificata come Placentalia Leggi il seguito di questo post »

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Mammiferi invadenti

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 19 settembre 2012

AMBIENTE – Le specie aliene sono che arrivando da ecosistemi lontani possono avere un impatto devastante sulle specie locali (spesso perché non hanno competitori o predatori). Uno studio pubblicato di recente su Integrative Zoology a opera di un gruppo di ricercatori dell’ISPRA offre un quadro dettagliato delle specie aliene di mammiferi in Europa, dal neolitico a oggi, e ne valuta anche l’impatto sulla biodiversità del vecchio continente.

Sorprenderà sapere che almeno il 22% dei mammiferi europei è alieno (due sono le definizioni di alieno usate in questa studio: introdotto in Europa da paesi extra-europei, e introdotto in una regione europea da un’altra regione europea), per un totale di 117 specie Leggi il seguito di questo post »

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Mammone come un’orca

Pubblicato da Andrea Romano su 18 settembre 2012

CRONACA – Sono poche le specie note in cui si verifica il fenomeno della menopausa, specie in cui le femmine continuano a vivere a lungo dopo aver perso la possibilità di riprodursi. Dopo l’uomo, la specie che detiene il periodo di menopausa più lungo è l’orca (Orcinus orca), con le femmine che sono fertili fino a circa 40 anni ma che possono anche raggiungere la veneranda età di 90 anni. Come si spiega questo fenomeno? La risposta a questa domanda è da sempre stata un rebus per i biologi di tutto il mondo, ma oggi, dalle pagine di Science, abbiamo un primo spiraglio verso la sua comprensione.

Uno studio condotto da ricercatori delle Università di Exeter e York ha monitorato per 36 anni tutti gli individui di due gruppi sociali che vivono nelle acque dell’Oceano Pacifico a largo delle coste al confine tra Stati Uniti e Canada. Dai risultati emerge che la presenza delle madri nel gruppo è direttamente associata alle probabilità di sopravvivenza oltre i 30 anni dei propri figli: l’effetto più accentuato si ha sui figli maschi, dal momento che la morte della madre incrementa di ben 14 volte la probabilità di decesso dei figli. L’aspettativa di vita delle figlie femmine, invece, aumenta ‘solo’ di 3 volte Leggi il seguito di questo post »

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Conservare o non conservare questo è il problema

Pubblicato da Marta Picciulin su 17 maggio 2012

OGGISCIENZATV – Circa un quarto dei mammiferi presenti oggi sulla Terra è a rischio di estinzione ma non ci sono risorse sufficiente a salvare tutte le specie. Come deciderne le priorità ? A questa domanda risponde un recente articolo apparso su Conservation Letter. Ne parliamo con Moreno Di Marco del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie dell’Università La Sapienza di Roma.

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Onnivori non si nasce

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 19 aprile 2012

CRONACA – Gli erbivori non diventano carnivori (e viceversa) e gli onnivori non nascono tali (nascono infatti o erbivori o carnivori). Queste sono solo due fra le osservazioni emerse da uno studio pubblicato pochi giorni fa (il 16 aprile) su PNAS, che ha analizzato l’impatto delle strategie alimentari (cioè il fatto di essere carnivori, erbivori o onnivori) nell’evoluzione dei mammiferi.

Lo studio ha utilizzato i dati raccolti in letteratura sulle abitudini alimentari delle varie specie di mammiferi. Samantha Price, dell’Università della California di Davis, Samantha Opkins, dell’Universià dell’Oregono a Eugene, e altri ricercatori dell’Università di Durham nel Regno Unito hanno compilato questo dati (carnivoro, erbivoro, onnivoro) per oltree  1500 specie di mammiferi (circa un terzo di quelle note) e li hanno poi mappati nell’albero genealogico dei mammiferi. Hanno poi testato la verosimiglianza di modelli teorici diversi che collegavano la diversificazione delle specie (quindi la loro storia evolutiva) con le transizioni fra strategie alimentari, scoprendo alcune cose interessanti Leggi il seguito di questo post »

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Questa faccia mi è nota

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 6 dicembre 2011

Fig. 1

CRONACA – Le vespe sociali imparano a riconoscere le facce delle altre con modalità analoghe a quelle di cani, pecore scimmie ed esseri umani, scrivono su Science due biologi evoluzionisti.

Le Polistes fuscatus vivono in nidi ben illuminati, fondati da più regine una sola delle quali assurge al trono e diventa dominante. La gerarchia sociale è quindi assai complicata, meglio non pestare le ali a una figlia di alto lignaggio o confonderla con quella di una regina minore. Per facilitare il compito e la convivenza, le P. fuscatus hanno volti di forme e colori diversi e un’ottima memoria, come avevano già mostrato gli autori.  Si pensava però che fossero dotate di un unico meccanismo cerebrale grazie al quale imparare a distinguere tra percezioni visive abbastanza simili Leggi il seguito di questo post »

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Prova…prova… Ok, ci siamo.

Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 27 aprile 2011

Credit: Meng, et al 2011 ( Nature)Un nuovo fossile dimostra l’origine dell’orecchio medio dei mammiferi (e il valore predittivo della teoria dell’evoluzione)

CRONACA – Se fosse un primate i giornali avrebbero già gridato al cosiddetto “anello mancante” tra uomo e “scimmia”, ma Liaconodon hui, un modesto mammifero di quaranta centimetri scarsi (coda compresa) è forse il più importante fossile degli ultimi anni assieme a Tiktaalik. Infatti è una forma di transizione che testimonia un fondamentale cambiamento morfologico all’interno della classe dei Mammiferi, cioè l’origine evolutiva del loro (nostro) orecchio medio. Leggi il seguito di questo post »

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Piccoli robot crescono

Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 26 gennaio 2011

Insegnare a un robot a muoversi non è un compito facile e più il robot è complesso, più l’impresa è ardua. Ancora una volta gli ingegneri hanno chiesto aiuto alla biologia

Nei film è facile: che siano cyborg o sembrino degli artropodi, i robot si muovono come le creature da cui sono state ispirate, ma nella realtà disegnare un software che includa concetti come “gravità” e “equilibrio” è complicato abbastanza da spingere un po’ più avanti nel futuro le profezie della fantascienza.

Da tempo in questo campo l’approccio “dall’alto” alla programmazione è stato invertito: molto meglio che il software che sarà la mente del robot impari da solo. Il principio è questo: in un ambiente virtuale si simulano delle macchine che pian piano devono imparare a muoversi. Questo è possibile grazie agli algoritmi genetici: più che “imparare” in realtà il programma si auto definisce dalla ripetuta selezione delle varietà più promettenti che si presentano casualmente nella popolazione simulata, in totale analogia con l’evoluzione darwiniana. Successivamente, il programma può essere utilizzato per far muovere un robot nella realtà. Così nascono, ad esempio, i software (o vogliamo chiamarli cervelli?) in grado di comandare Starfish, il robot ritratto nell’immagine di apertura riflesso nella sua controparte virtuale, ideato al Cornell Computational Synthesis Laboratory.

Nel team degli sviluppatori di Starfish, Josh Bongard (Morphology, Evolution & Cognition Laboratory, University of Vermont) ha però trovato un modo per migliorare ulteriormente il meccanismo.

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Cervello di gallina

Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 16 luglio 2010

CRONACA – Lento come una lumaca, furbo come una volpe, sano come un pesce: da sempre sfruttiamo il mondo animale quando vogliamo affibbiare al nostro prossimo tare o virtù in modo stereotipato. Da oggi però, forse, cervello di gallina non dovrà più essere considerato un’offesa.

Uno studio pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) condotto proprio sui polli, Gallus gallus, ha dimostrato che i cervelli dei mammiferi e quelli degli uccelli sono molto più simili di quanto si pensava.

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