Oggi Scienza

La ricerca e i suoi protagonisti

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Spaghettate dell’Olocene

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 25 marzo 2013

AMBIENTE -Le ricerche sui cambiamenti climatici continuano a correggere e completare le precedenti. Tra le pubblicazioni recenti, segnaliamo quelle che ci sembrano importanti a cominciare da quella che i cosiddetti scettici fraintendono e/o accusano di falsificazione.

La più ambiziosa e la più contestata da chi nega l’effetto serra dei gas serra, è la ricostruzione delle temperature dall’inizio dell’Olocene fatta dai giovani e baldanzosi Shaun Marcott, Jeremy Shakun et al., il proseguimento di una ricerca pubblicata l’anno scorso da Shakun et al. senza Marcott. Questa volta hanno usato 73 proxies (fonti vicarie per le temperature): coralli, anelli degli alberi, carote di ghiaccio, sezioni di stalattiti, sedimenti lacustri e marini ecc. Nella serie ci sono buchi spaziali e temporali, ma il vantaggio di avere tante curve da luoghi diversi – dette in inglese “spaghetti” forse perché Michael Mann, il pioniere delle spaghettate, ha una moglie italiana? – è che tanti segmenti si sovrappongono e tappano i buchi. L’aumento di 0,7° C che produce un’impennata nel ’900 (la linea nera sottile nel riquadro), è stato invece misurato con normali termometri Leggi il seguito di questo post »

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In Capricorno

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 30 gennaio 2013

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IL PARCO DELLE BUFALE - Mentre i climatologi di professione fanno le pulci ai propri dati e strumenti per migliorare le conoscenze sull’andamento delle temperature globali, un gruppo di dilettanti sforna previsioni perfette al primo colpo mischiando verdure e mammifere.

Su Climate Monitor, il ten. col. Guidi riprende i risultati di un modello che apprezza in particolare, sia perché considera l’ozono e gli aerosol come variabili puramente naturali, sia perchè comprende

il ciclo multidecadale tri-sinodico Giove-Saturno

concepito dall’insegnante di materie artistiche Joachim  Seifert e dall’ingegnere elettronico Frank Lemke  del Global Warming Prediction Project.

Il termine “riscaldamento globale” indica la tendenza a lungo termine, ma il Progetto ne fa un uso innovativo su pochi mesi, utilizzando le serie temporali che un suo programma informatico trova in rete. Di solito preferisce la serie HadCrut3, un po’ più fresca delle altre due per carenza di rilevamenti nell’Artico (carenza superata nella HadCrut4). Questa volta ne preleva i dati Leggi il seguito di questo post »

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Il termostato globale no

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 24 ottobre 2012

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AMBIENTE – Nature Climate Change pubblica in open access un’altra ricerca su come frenare il riscaldamento globale nel caso non siano prese misure efficaci per abbassare le emissioni di gas serra. La firma anche Ken Caldeira, il cui entusiasmo per la geoingegneria su vasta scala sembra temperato da un’insolita dose di scetticismo.

L’idea comune ai progetti di geoingegneria del clima è di intercettare parte della radiazione solare prima che arrivi sulla superficie del pianeta. Douglas McMartin del Caltech, David Keith di Harvard, Ken Caldeira e Ben Kravitz del Carnegie Institute usano il modello climatico HAdCM3, lo portano su scala più piccola a partire da quella regionale modellizzata da Filippo Giorgi. In una serie di simulazioni, abbassano l’insolazione sulle celle della griglia per calcolare l’effetto peggiore e migliore su temperatura e precipitazioni in ogni cella. Risultato (rif.  figura sopra):

si può usare una variazione spaziale e stagionale della riduzione solare per ridurre del 30% il residuo (statistico, ndt) del caso peggiore, senza degrado significativo nel compensare i cambiamenti climatici con una gestione della radiazione solare (GRS). Al contrario, se si usa una riduzione solare uniforme, si ottiene una piccola riduzione del residuo del caso peggiore… al costo di un aumento significativo dei cambiamenti climatici da GRS Leggi il seguito di questo post »

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Local cooling nel global warming

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 30 aprile 2012

AMBIENTE – Dall’alto, gran parte della Lombardia è coperta da uno smog marrone, il particolato di varie dimensioni che ha fatto molto tossire durante la siccità dei mesi scorsi. Il danno ai polmoni potrebbe essere compensato da un caldo meno soffocante, secondo un nuovo studio sul legame tra inquinamento atmosferico da aerosol e temperature nel centro e nel sud-est degli Stati Uniti.

Fra gli aerosol, ci sono polveri di carbone che assorbono la radiazione solare e riscaldano, e di solfato che causano piogge acide, riflettono la radiazione solare e quindi rinfrescano l’aria sottostante. Entrambi erano emessi da centrali a carbone, la principale fonte di elettricità negli stati sotto la linea Mason-Dixon fino al Clean Air Act, la legge del 1970 sull’aria pulita applicata sul serio negli anni ’80 (allora, quando una milanese arrivava in aereo a Dallas e vedeva la cappa scura sulla città gli sembrava di essere a casa) Leggi il seguito di questo post »

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Potenza delle masse

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 28 marzo 2012

CRONACA - Nature Geoscience anticipa on-line il secondo lavoro sul clima coordinato da Myles Allen, dell’università di Oxford, e firmato da decine di autori appartenenti a centri di ricerca sparsi tra Gran Bretagna e Nuova Zelanda. Sono stati aiutati da oltre ventimila volontari che hanno scaricato il programma BOINC sul proprio computer e forniscono la potenza di calcolo necessaria per elaborare le simulazioni del clima futuro.

Scienziati e volontari della “citizen science” hanno controllato le proiezioni della temperatura  ottenute da migliaia di modelli fisici-dinamici-non lineari del clima in funzione dello scenario “medio” di emissioni di gas serra e della loro influenza sul clima. (Per gli scenari bassi, medi e alti rif. IV rapporto IPCC, vol. I, cap. 10 sez. 2). Conclusione Leggi il seguito di questo post »

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Le staminali stanate dalla fisica

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 25 gennaio 2012

SALUTE – Un melanoma continua a proliferare come se tutte le sue cellule fossero staminali, eppure le cellule sono differenziate e invecchiano come quelle dei tessuti sani. Per di più le staminali sembrano assenti. Come mai il tumore si rigenera lo stesso? Su PLoS Computational Biologyrisponde un modello matematico confermato da esperimenti in vitro e in vivo.

In realtà risponde la biologa molecolare Caterina La Porta dell’università statale di Milano insieme ai fisici Stefano Zapperi dell’Istituto per l’energetica e l’interfasi del CNR (Milano) e James Sethna dell’università Cornell (Ithaca, N.Y.), in un articolo che mescola colture di cellule provenienti da pazienti, topi modificati geneticamente per essere  ”immuno-compromessi” e simulazioni al computer basate sulla meccanica statistica per interpretare i risultati sperimentali.

All’inizio le cellule in coltura si moltiplicavano, ma nel giro di 90 giorni invecchiavano e si dividevano sempre meno. Dopo quel rallentamento però, tornavano a proliferare e di cellule vecchie non ce n’erano più. Anche nei tumori trapiantati nei topi, il picco di senescenza avveniva dopo tre mesi. Dal modello, nei tessuti come nelle colture doveva esserci un 0,6% di staminali. Per esserne certi, i ricercatori hanno escluso che il calo “produttivo” fosse dovuto a fattori di stress, come la mancanza di ossigeno, controllato l’effetto sul picco della “survivina“, una delle proteine che blocca l’invecchiamento e il conseguente “suicidio cellulare” (apoptosi). Hanno scoperto che lo blocca davvero nelle cellule differenziate, ma nelle colture con quella percentuale di staminali l’effetto era minimo.

Per il melanoma, il modello e gli esperimenti mettono fine a un’incertezza: dimostrano che le staminali ci sono, anche se così poche da spiegare come mai siamo difficili da identificare. Il modello dovrebbe avere un’utilità più generale, e non solo perché gli autori hanno verificato che combacia con il comportamento di altre staminali in altri tumori. Consente di prevedere la “dinamica delle popolazioni” di entrambi i tipi di cellule e, in fin dei conti, l’evoluzione della malattia. Magari con qualche aggiustamento, per tener conto della diversa percentuale di staminali presenti per esempio.

Le ricerche che mirano a scoprire un inibitore della survivina potrebbero aver scelto il bersaglio sbagliato, e le cellule staminali si sono dimostrate capaci di sopravvivere agli attacchi terapeutici più feroci. Da un lato, non si può dire che l’articolo sia incoraggiante. Dall’altro, invita a studiare meglio le difese delle staminali tumorali, fino a trovare la breccia.

Immagine: H & E Stain (CC)

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Fate passare?

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 18 gennaio 2012

AMBIENTE – Su Science è uscita una ricerca che interesserà dai governanti (onesti) ai semplici cittadini soprattutto se collaborano con associazioni umanitarie e ambientaliste. Da leggere prima del vertice della Terra “Rio 92 + 20″.

Prima di tutto complimenti a Elisabetta Vignati e Luca Pozzoli dell’Istituto per l’ambiente e la sostenibilità al Joint Research Centre di Ispra. E per non essere sciovinisti, anche ai loro 21 coautori guidati dal climatologo Drew Shindell del centro Goddard-NASA a New York.

Hanno testato 400 misure già applicate oggi per tagliare le emissioni di metano e di black carbon, il particolato di fuliggine e ozono che sosta sopra l’Asia meridionale, per esempio, in una grande nube bruna. Sono sostanze dette “climalteranti” che riscaldano l’atmosfera, anche se a tempo e distanze più brevi, più dell’anidride carbonica. Questa ha un effetto serra determinante perché è ben miscelata e una parte scalda  cieli e mari per centinaia di migliaia di anni. Leggi il seguito di questo post »

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Rassicurazioni

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 28 novembre 2011

Se fosse confermata una nuova stima e se limitiamo la CO2 atmosferica a 550 ppm, il riscaldamento globale potrebbe restare sotto i 3° C. Se non fosse confermata, resterà un buon esempio delle incertezze presenti in tutti i modelli, qualunque siano i fenomeni da simulare.

La sensitività del clima, nel senso di aumento della temperatura globale, a un raddoppio della CO2 in atmosfera era già stata stimata in + 4° C da Svante Arrhenius a fine Ottocento, con i mezzi di allora: legge di Boltzmann, carta e penna. Il calcolo si è via via complicato, ora le stime convergono attorno ai 3° C. Con una Terra sola a disposizione non conviene fare esperimenti, ma dagli anni Cinquanta – grazie soprattutto al grande Cesare Emiliani – si studia com’è andata in passato. Ormai decine di modelli simulano il clima del Pleistocene, per esempio, con risultati spesso divergenti e cospicui margini di incertezza Leggi il seguito di questo post »

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Problemi di vista

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 6 maggio 2011

UAHGISScomparisonOltre alla scienza stessa, il meteorologo ten. col. Guidi critica la comunicazione della scienza del clima così come crede di averla vista sul mensile Nature Climate Change e nel IV rapporto dell’IPCC. La custode suggerisce una visita dall’oculista

IL PARCO DELLE BUFALE – Per l’alto ufficiale delle FF.AA. e i collaboratori del suo sito “Climate Monitor”, la scienza è corrotta e gli scienziati, inetti o venduti che siano, non capiscono niente di clima tant’è che si chiedono come spiegare le proprie incertezze:

Sembra che per buona parte della comunità scientifica – il mainstream- il problema non sia non aver ben compreso come funziona il sistema, fatto di cui è testimone il gap sempre più evidente tra scenari prospettati e realtà di quanto accade, quanto piuttosto come riuscire a convincere il mondo del rischio che si corre nonostante le incertezze di cui sopra Leggi il seguito di questo post »

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