Oggi Scienza

La ricerca e i suoi protagonisti

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Neanderthal? Peccato, sarà per un’altra volta

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 23 gennaio 2013

crediti immagine: Mara ~earth light~ free potentialCRONACA – Impossibile: questo è termine che ho sentito ripetere allo sfinimento quando ho cominciato a chiedere a vari esperti un’opinione sulla clonazione del Neanderthal. La notizia di ieri era più o meno questa: secondo George Church, della Harvard Medical School i tempi sono maturi per clonare a breve termine un individuo dell’antica specie: “serve solo una donna avventurosa che presti il suo utero” ha concluso lo scienziato.

L’affermazione ha scatenato il finimondo. La discussione si è naturalmente concentrata sugli aspetti etici, sui quali al momento non mi avventuro, ma naturalmente ci si è anche chiesti se questa clonazione sia davvero possibile. ”È impossibile!” afferma con sicurezza David Caramelli, esperto di DNA antico che lavora all’unità di antropologia molecolare dell’Università di Firenze. ”Già la povera Dolly, clonata da DNA integro e perfettamente conservato, aveva i suoi problemi, per esempio non ha vissuto molto perché pur essendo appena nata la sua età biologica era quella del DNA da cui era stata clonata. Figuriamoci se parliamo di DNA antico.”

Il DNA antico ha dei problemi già ad essere recuperato, ma anche riuscendo a farlo, gli errori sono tanti, perché può essere letto male. “È vero che con l’avanzare delle conoscenze e della tecnologia questi errori stanno via via diminuendo, ma anche pochissimi, anche una sola mutazione puntiforme, nell’organismo vivente può portare a gravi problemi di salute, per cui il nostro Neanderthal non se  a passerebbe bene” precisa Caramelli. “A oggi comunque un genoma completo di Neanderthal non esiste. Abbiamo poco meno di 5 miliardi di paia di basi, ne manca dunque ancora un miliardo per avere un genoma completo”

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I più Neanderthal sono i toscani

Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 27 marzo 2012

CRONACA – Già invidiati per via del sommo poeta, e per vivere nel luogo al centro del risveglio intellettuale del Rinascimento, i toscani ora hanno una ragione in più per essere orgogliosi.

Come descrive l’antropologo John Hawks sul suo blog, stando ai dati diffusi da 1000 Genomes, l’imponente progetto di ricerca che dal 2008 sta mappando le varianti del genoma umano, in particolare in relazione alle malattie, sembra che tra tutte le popolazioni analizzate il genoma dei toscani sia quello che ha integrato più geni dei nostri cugini Neanderthal: questa la conclusione dopo aver confrontato i campioni delle popolazioni attuali con il genoma Vi33.16, cioè uno dei tre ricavati dalle ossa fossili di H. neanderthalensis provenienti dalla grotta di Vindija, Croazia.

Niente di cui vergognarsi, anzi. Sembra ormai un dato di fatto che le storie evolutive di Neanderthal e H. sapiens si siano intrecciate nell’evoluzione umana, non solo perché hanno condiviso l’habitat per decine di migliaia di anni, ma perché evidentemente le due specie erano interfertili e oggi solo il genoma di alcune popolazioni africane sembra totalmente privo di un contributo da parte dei cugini del Nord.

Semplicemente i toscani, che da sempre incuriosiscono gli antropologi molecolari per l’eccezionalità del loro genoma, sono un po’ più Neanderthal degli altri Leggi il seguito di questo post »

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C’eravamo tanto amati?

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 12 gennaio 2012

GiorgioManzi

CRONACA – Sul Journal of Human Evolution, Fabio De Vincenzo e Giorgio Manzi, paleoantropologi dell’università La Sapienza, e Steve Churchill dell’università Duke, North Carolina, aggiungono nuovi particolari alla storia dei rapporti tra Neanderthal e H. sapiens.

Non so se ne eravate informati, ma a lungo gli studiosi dell’evoluzione umana si sono interessati alla morfologia della fossa glenoidea della scapola,

una cavità dell’articolazione della spalla nella quale poggia la testa dell’omero. A interessare i tre ricercatori è quella di un Neanderthal di circa 38 mila anni fa, ritrovata nella grotta di Vindija, in Croazia. Forse l’avete già sentita nominare: nel genoma di Neanderthal in parte sequenziato a partire dal Dna ricavato da reperti di quella grotta, ci sarebbero – al condizionale, in attesa di conferme – geni sapiens acquisiti con incontri ravvicinati circa centomila anni fa. Leggi il seguito di questo post »

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Riscrivere Darwin? L’uomo venuto dal nulla…

Pubblicato da Valentina Murelli su 5 dicembre 2011

COSTUME E SOCIETÀ – Prima liceo, ore 9, lezione di scienze. Davide Sassi, il prof, sta parlando di evoluzione, mentre Andrea, in fondo alla classe, sbuffa: “Prof, ma queste cose non sono superate? A me risulta che secondo le ultime scoperte sul DNA l’uomo non sia imparentato con alcun ominide preesistente. È scritto nel nostro libro di storia”. Sassi non crede alle sue orecchie, sicuramente Andrea ha capito male. Ci scommette una pizza. Perde.

Già, perché il libro in questione, Atlante di storia. Dalla preistoria alle Idi di marzo, di Paolo Di Sacco (Le Monnier Scuola, 2010), nel capitolo dedicato alla comparsa dell’uomo moderno dice esattamente questo: che “homo sapiens sapiens (sic! Con buona pace del fatto che secondo la nomenclatura binomiale l’iniziale di genere va maiuscola e che la dicitura “sapiens sapiens” non è più usata dagli esperti da tempo) non aveva alcun legame genetico con i precedenti ominidi” e che “non ha punti genetici di contatto neppure con le specie umane meno antiche” Leggi il seguito di questo post »

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Neanderthal alla moda?

Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 25 febbraio 2011

Una ricerca pubblicata su Pnas suggerisce che i Neanderthal usassero penne a scopo ornamentale

Nel 2009 una ricerca, sempre pubblicata sui Proceedings of the National Accademy of  Sciences, suggeriva in base all’analisi di due siti archeologici in Spagna che i Neanderthal usassero vari tipi di molluschi per estrarne i pigmenti e usarli, presumibilmente, per pitturarsi il corpo. Esattamente come facevano i loro cugini coevi, cioè noi.

Ora, secondo un gruppo di ricerca ferrarese, possiamo affermare che anche le penne degli uccelli erano usate dagli Homo neanderthalensis a scopo simbolico, forse proprio come ornamenti personali e come fanno tuttora alcune popolazioni o gruppi sociali. Qui l’abstract.

Questa conclusione viene dall’analisi delle ossa di uccello trovate nella grotta di Fumane (Verona), in un sito datato 44.000 anni. Leggi il seguito di questo post »

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Neanderthal: forse niente manufatti

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 22 ottobre 2010

Una nuova datazione toglie ai nostri estinti cugini la paternità su alcuni manufatti a loro precedentemente attribuiti

NOTIZIE – I Neanderthal negli ultimi anni si sono rifatti il look. Non più bruti e un po’ stupidi, ma capaci di comportamenti moderni, come per esempio quello di creare oggetti dal valore simbolico, come gli ornamenti personali. Una delle scoperte che hanno rivoluzionato il nostro punto di vista su nostri scomparsi cugini ora viene però messa in dubbio da una nuova datazione al radiocarbonio Leggi il seguito di questo post »

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Il neanderthal dipinto di blu

Pubblicato da Daniela Cipolloni su 16 luglio 2010

A causa delle cattive condizioni di conservazione, i reperti preistorici del museo di storia naturale di Verona si stanno deteriorando irreparabilmente. Una petizione internazionale di ricercatori chiede al ministro Bondi di intervenire per salvare il salvabile.

CRONACA – Quello che l’usura del tempo non ha distrutto in decine di migliaia di anni, è riuscito a distruggerlo l’incuria di poche decine di mesi. Il tesoro preistorico del museo di storia naturale di Verona, che vanta una rara collezione di ossa e utensili appartenuti ad alcuni degli ultimi neanderthaliani d’Europa, versa in stato di abbandono. Parte dei reperti preistorici, per cause poco chiare, probabilmente imputabili alle pessime condizioni di conservazione, si sta tingendo di blu. Un sottile, strano strato bluastro si va spargendo sopra i resti fossili della collezione stivata in un ex deposito militare. Leggi il seguito di questo post »

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Tu Neandertal? Io Sapiens, piacere

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 26 aprile 2010

Maureen O' Sullivan e Johnny Weissmuller

La notizia è rimasta celata dietro le nubi eruttate dal vulcano islandese. Sabato scorso, alla 79° riunione annua dell’Associazione americana di antropologia fisica che si teneva ad Albuquerque nel New Mexico,  Sarah Joyce, Keith Hunley e Jeffrey Long dell’università del New Mexico hanno annunciato che noi e l’Homo neanderthalis, o heidelbergensis, abbiamo avuto rapporti – come dire? – affettuosi, ecco. (Abstract, a pagina 142).

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Hanno confrontato più di seicento frammenti di Dna ottenuto da 1.930 persone appartenenti a 99 gruppi etnici sparsi per il mondo, con quelli analoghi nel genoma dell’uomo di Neandertal, pubblicato in parte l’anno scorso da Svante Pääbo et al. del Max Planck.  Tutti i gruppi, meno quelli dell’Africa subsahariana,  hanno ereditato dei frammenti di “umani arcaici” Leggi il seguito di questo post »

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Tutto quello che avreste voluto sapere sull’uomo di Neanderthal

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 28 settembre 2009

Lucio Milani (del gruppo di ricerca dell’Università di Firenze) e Laura Longo (Museo di Storia Naturale di Verona) prelevano i nuovi campioni dalla mandibola femminile di Neandertal per proseguire le indagini.Un congresso internazionale di archeologia a Riva del Garda svela nuovi segreti sull’Uomo di Neanderthal


È possibile che uno degli ultimi luoghi colonizzati dai Neanderthal in Europa si trovi in provincia di Verona. Secondo i ricercatori che hanno partecipato al progetto “Fossili umani veronesi” infatti Il Riparo di Mezzena, nei monti Lessini sopra la città di Avesa, è forse il luogo che ha visto questa specie estinguersi in favore degli Homo sapiens, giunti qui successivamente.
“Niente di cruento,” afferma Laura Longo, responsabile del progetto. “I dati estrapolati dagli studi in corso sui fossili umani in quest’area sembrano condurre Leggi il seguito di questo post »

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