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La grotta delle Torri di Slivia: nella grotta delle Torri di Slivia i chirotteri, amanti delle cavità, formano colonie riproduttive miste molto numerose, fra le più importanti conosciute in Friuli Venezia Giulia e per tutelarle i proprietari hanno deciso di collaborare con gli esperti del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste per regolare il flusso di turisti sulla base dei ritmi della natura..
Creatività a briglie sciolte: riparte "La Voce del Master", la rubrica di OggiScienza a cura del corso di multimedialità del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste. La redazione, formata dagli studenti, offrirà ai nostri lettori un arcobaleno di voci.
Jekyll è il blog realizzato dagli studenti del Master in Comunicazione
della Scienza e del Master in Giornalismo Scientifico Digitale della
Sissa di Trieste
Jekyll risponde ai cambiamenti dell’ecosistema della comunicazione
focalizzato sui media digitali. Jekyll analizza e descrive l'evoluzione
dell'informazione in ambito medico, scientifico e tecnologico.Il blog si
propone come strumento di approfondimento e di servizio per la comunità
dei giornalisti scientifici. Per accedere all'archivio di Jekyll clicca qui.
Zero Impact Web
Oggiscienza ha contribuito alla creazione e tutela di 806 mq di foresta in crescita in Costa Rica per compensare 540 kg di CO2 generati dal proprio traffico mensile
Pubblicato da Federica Sgorbissa su 25 gennaio 2012
ASCOLTA L’INTERVISTA!
CRONACA – Stanotte una scossa nel veronese, alle 0.54, magnitudo 4.2; questa mattina nel parmense, alle 9.06, di magnitudo 5.1. Casualità? Pare sì, come ci spiega Pierluigi Bragato, sismologo del centro di ricerche sismiche dell’OGS. Le due scosse non sarebbero collegate e ciscuna di esse rientrerebbe in una sequenza sismica diversa. Bragato inoltre spiega come mai la scossa di Parma si è sentita anche molto lontano, ma per fortuna i danni sono stati minimi, non più di qualche calcinaccio caduto. Ascoltate l’intervitsta!
Una ricerca dell’Università di Padova e dell’OGS di Trieste mira a comprendere la dinamica del disastro del Vajont. Per prevenirne altre in futuro
NOTIZIE – La sera del 9 ottobre del 1963 circa 300 milioni di metri cubi di terra e roccia si staccarono dal versante settentrionale del monte Toc per franare nel bacino artificiale sottostante creato dalla diga del Vajont. Quello che seguì fu molto simile alle immagini dello tsunami che abbiamo visto nei mesi scorsi in televisione. Si sollevò una massa d’acqua che diede origine a due ondate che travolsero persone e case, distruggendo interi centri abitati. Una tragedia che ha causato 1910 vittime e che è ancora viva nella memoria grazie anche a spettacoli come quello di Marco Paolini.
Oggi i ricercatori dell’Università di Padova e dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste hanno avviato un progetto congiunto per esamimare l’area della frana e dei dintorni da un punto di vista elastico-acustico, con tecnologie più moderne di quelle usate in passato. Lo scopo è di ottenere un modello 3D in grado di descrivere la caduta e la deformazione del terreno, fornendo indicazioni sulle caratteristiche di elasticità delle rocce e del terreno franato.
Prestigioso premio americano a ricercatori dell’OGS nello stesso giorno in cui l’Ente potrebbe chiudere
CRONACA – Sono passati pochi minuti dalla firma di Napolitano al decreto che, secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, sembra fare carta straccia delle istituzioni culturali e scientifiche ‘inutili’ (ma il futuro dell’OGS al momento è ancora incerto), quando arriva dagli USA la notizia di un premio conferito ad alcuni ricercatori di OGS per gli aspetti tecnologici e innovativi del loro lavoro. Leggi il seguito di questo post »
Riceviamo questo commento da Paola Del Negro dell’OGS e volentieri pubblichiamo
POLITICA – La mobilitazione in OGS è completa e coinvolge tutto l’Istituto, dal Presidente al Direttore generale, dal personale scientifico a quello tecnico amministrativo. Tutti sono disorientati dalla manovra finanziaria. Non si capisce come mai gli accorpamenti avvengano nel momento in cui il processo di riordino in atto, che dovrebbe concludersi in agosto, sta ridefinendo le mission e gli statuti di tutti gli enti nazionali di ricerca proprio al fine di razionalizzare le risorse e migliorare l’efficienza e la produttività Leggi il seguito di questo post »
Ascolta l’intervista integrale di Oggiscienza a Iginio Marson, Presidente dell’OGS
POLITICA – Poche ore dopo la riunione del Consiglio di Amministrazione dell’OGS, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (la cui direzione si trova a Trieste), il personale in accordo con il Presidente e il Direttore ha deciso di occupare in assemblea permanente la sede, per dare un segnale forte di dissenso nei confronti della possibile chiusura o accorpamento dell’istituto. I lavoratori sono intenzionati a mantenere lo stato di agitazione, se necessario, a partire da questa sera fino ai giorni seguenti.
LA VOCE DEL MASTER – Il 2 novembre 2009 l’Agenzia Spaziale Europea ha lanciato in orbita il satellite Soil Moisture and Ocean Salinity (SMOS), e dopo circa quattro mesi di attività sono state rilasciate le immagini dei primi rilevamenti.
La missione di SMOS è di analizzare la salinità degli oceani e l’umidità del suolo, misurando le microonde emesse dalla superficie terrestre.
Questi dati sono necessari per compiere studi idrogeologici approfonditi e per comprendere meglio la circolazione delle acque oceaniche. Lo scopo è quello di migliorare i modelli climatici attuali e la gestione delle risorse idrogeologiche.
Cosa ci dicono queste immagini e in che modo i dati di SMOS contribuiranno alle attuali ricerche? A OggiScienza ne parla Pierre Maire Poulain, coordinatore del gruppo Sire, del dipartimento di oceanografia dell’OGS di Trieste.
Pubblicato da Federica Sgorbissa su 10 maggio 2010
Ascolta l’intervista integrale a Pino Civitarese
I ricercatori dell’OGS di Trieste hanno identificato un ciclo regolare di scambio di acque fra i due bacini mediterranei
NOTIZIE - Anche se il confine ufficiale è rappresentato dal canale di Otranto, c’è un promontorio più a sud, punta Meliso, proprio nei dintorni di Santa Maria di Leuca, dove si dice che in certi giorni è possibile vedere letteralmente il confine fra il Mar Ionio e l’Adriatico. Si tratta di una vera e propria differenza cromatica (dovuta alla salinità dell’acqua), che in realtà svela l’incontro di due correnti una che viene dal Golfo di Taranto e l’altra dal canale di Otranto. I due mari hanno in effetti caratteristiche diverse di densità delle acque (salinità) e uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – Ogs di Trieste, uscito in questi giorni sulla rivista Geophysical Research Letters dimostra che queste differenze provocano delle alterazioni cicliche delle correnti di questi due mari Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato da Federica Sgorbissa su 14 settembre 2009
Pubblicati i primi due lavori, uno dell’Università di Oxford e uno dell’INGV di Roma, che analizzano i dati sismici della scossa che ha colpito la zona de l’Aquila lo scorso aprile
Il più probabile responsabile della scossa di magnitudo intorno a 6 gradi della scala Richter che ha provocato più di 300 morti, migliaia di sfollati Leggi il seguito di questo post »