Oggi Scienza

La ricerca e i suoi protagonisti

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OggiScienza TV – Evoluzione, quo vadis?

Pubblicato da Anna Sustersic su 7 febbraio 2013

OGGISCIENZA TV – Dall’8 al 10 febbraio, al Museo di storia Naturale di Milano, l’Evolution day festeggerà la sua decima edizione.
Le isole, di terra e di mare, sono le protagoniste di questa edizione; mondi affascinanti in cui i processi di evoluzione accelerano e si rendono più facilmente osservabili. Gli arcipelaghi verranno “esplorati” dalla voce di esperti nazionali e internazionali, che li racconteranno attraverso gli occhi delle loro diverse discipline, dalle più moderne come la genetica alle più classiche come la paleontologia.
Ne parliamo con Massimo Delfino, paleontologo del Dipartimento di Scienze della Terra di Torino e dell’Istituto Catalano di Paleontologia di Barcellona.

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Gli occhi della sogliola? Frutto dell’evoluzione

Pubblicato da Silvia Reginato su 27 giugno 2012

AMBIENTE – Non solo buoni da mangiare, ma un vero e proprio rompicapo evolutivo.  Pesci come la sogliola o l’halibut, che vivono appiattiti nei fondali marini, hanno entrambi gli occhi sullo stesso lato della testa. Così da sempre o prodotto dell’evoluzione? La risposta è sull’ultimo numero del Journal of Vertebrate Paleontology.

Un gruppo di ricercatori dell’università di Oxford ha analizzato un fossile vecchio di cinquanta milioni di anni . Si tratta di un heteronectes (che letteralmente significa “pesce diverso”), esemplare  primitivo che rappresenta il perfetto stadio intermedio tra i pesci con una disposizione normale degli occhi e i bizzarri pesci piatti con entrambi gli occhi da un solo lato. Leggi il seguito di questo post »

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Il flauto (ancora) più antico

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 25 maggio 2012

CULTURA – Una più accurata datazione al radiocarbonio sposta di una manciata di migliaia d’anni l’origine di quello che è ritenuto il flauto più antico del mondo, che passa da 37.000 anni fa a 42.000-43.000 anni fa, all’inizio del periodo Aurignaciano, la prima cultura – secondo molti scienziati – a produrre in maniera massiccia arte figurativa, musica e altre innovazioni chiave.

Il manufatto, che appartiente ai reperti della grotta di Geißenklösterle, nel sudovest della Germania, non solo rappresenta un antichissimo esempio di creatività e cultura umana, ma ora che è stato ridatato aggiunge dati per tracciare la storia della colonizzazione dell’Europa da parte dell’Homo sapiens.

Secondo molti paleontologi infatti l’essere umano moderno ha inizato a colonizzare il nostro continente a partire da 45.000 anni fa, seguendo il corridoio naturale formato dal letto del fiume Danubio. E infatti la caverna di Geißenklösterle, al tempo del flauto si trovava proprio nella valle del Danubio (ora invece ci passa il fiume Ach, un affluente del Danubio). La nuova datazione è stata pubblicata sul Journal of Human Evolution.

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Mini Paleontologi in Argentina

Pubblicato da Simona Cerrato su 27 gennaio 2012

FOTOGRAFIA – Stavolta tocca alla paleontologia: dal 25 dicembre 2011 al 10 gennaio 2012 i “mini paleontologi” dell’ultima spedizione Mini Darwin sono andati a caccia di dinosauri in Argentina.

L’Argentina è un paese molto ricco dal punto di vista paleontologico, con numerosi siti d’interesse, alcuni dei quali toccati dalla spedizione: la spiaggia di Pehuen Có, sull’Atlantico vicino a Punta Alta, che conserva un’antica passeggiata fossile di mammiferi estinti, e la zona di Neuquén, detta anche Valle dei dinosauri, dove sono stati scoperti più di trenta specie di dinosauri fra le trecento oggi conosciute.

Mini Darwin è progetto che prevede una serie di spedizioni realizzate da Sissa Medialab di Trieste (che è anche l’editore di OggiScienza) dove scienziati e ragazzi lavorano insieme per affrontare in modo partecipato e attivo argomenti fondamentali della scienza di oggi. Le spedizioni vedono protagonisti i bambini che possono così “toccare con mano” la scienza e viverla in prima persona. Da queste esperienze vengono poi realizzati video, libri, riviste, giochi.

Crediti immagine: Simona Cerrato

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Squali di lago

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 12 settembre 2011

AMBIENTE – Che ci fa uno squalo in un lago del Kirghizistan? o meglio che ci faceva, dato che si parla di reperti fossili risalenti a ben 230 milioni di anni fa (medio triassico), ritovati dal team di Jan Fischer, paleontologo del Geologisches Instutut della Technische Universität Bergakademie di Friburgo in Germania, nel lago di Madygen nel sudovest del paese.

Lo scienziato ha trovato le impronte delle capsule ovariche e i denti fossili di tre specie diverse di squalo (mai osservate prima) e grazie all’analisi isotopica dello smalto dei denti ha potuto stabilire che al tempo in cui i piccoli di squalo erano vivi, nuotavano e si nutrivano in acqua dolce. Quella osservata da Fischer è una vera e propria nursery, un metodo per allevare i figli che gli squali moderni usano ancora. Il territorio viene infatti frammentato in maniera precisa: una parte viene usata dagli animali adulti per cacciare e vivere, un’altra parte per deporvi le uova (in genere in acque basse con vegetazione rigogliosa, dove i piccoli una volta nati – vengono subito lasciati a se stessi – possono nutrirsi Leggi il seguito di questo post »

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George, l’armadillo darwiniano.

Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 20 luglio 2011

Lieto evento al Bioparco di Roma. Si chiama George e i genitori lo hanno “presentato” da pochi giorni allo staff e al pubblico del giardino zoologico.

ANIMALI – Non ditelo ai bambini, ma anche se il papà di George si chiama Charlie e la mamma Emma in onore della famiglia Darwin, il fondatore della biologia contemporanea non avrebbe disdegnato fare una ricca colazione con il cucciolo di armadillo villoso (Chaetophractus villosus) che in questi giorni è la star del Bioparco.

Trovammo che la Beagle non era giunta, ed in conseguenza ci risolvemmo a tornarcene indietro, ma i cavalli furono in breve stanchi, e fummo obbligati a passar la notte sulla pianura. Al mattino prendemmo un armadillo, il quale sebbene sia un eccellente vivanda quando si fa arrostire nel suo invoglio, tuttavia non poteva essere una colazione ed un pranzo molto sostanzioso per due uomini affamati.

da Diario di un naturalista giramondo (Gamma Editrice, 1945. Testo integrale scaricabile da Liber liber) Leggi il seguito di questo post »

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Il termometro sotto la lingua del dinosauro

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 28 giugno 2011

NOTIZIE – Il dibattito decennale sul metabolismo dei dinosauri (erano animali a sangue caldo o a sangue freddo?) negli ultimi tempi sembra dar ragione all’ipotesi che si trattasse di animali endotermici, a sangue caldo appunto (soprattutto per l’accertata parentela con i moderni uccelli), ma lascia sempre spazio a qualche dubbio. Ora uno studio (pubblicato su Science Express) che ha utilizzato una tecnica mutuata dallo studio del paleoclima, dimostra che almeno per due specie di dinosauri (di grandi dimensioni), il brachiosauro e il camarasauro, la temperatura nella bocca (e presumibilmente nel resto del corpo) era piuttosto alta fra, i 36 e i 38 °C.

Questo naturalmente non dice nulla su come il dinosauro raggiungesse questa temperatura (la produceva attraverso il metabolismo, come i moderni animali a sangue caldo, o la assorbiva dall’ambiente, come i rettili attuali, animali ectotermici, cioè a sangue freddo?) ma la tecnica è promettente perché può fornire dati precisi da usare nelle simulazioni sulla fisiologia dei dinosauri e in futuro potrebbe permettere di dirimere la questione Leggi il seguito di questo post »

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L’incredibile autopsia del dinosauro Ciro

Pubblicato da Daniela Cipolloni su 21 giugno 2011

ANIMALI – Ha vissuto solo pochi giorni, 110 milioni di anni fa, il piccolo esemplare di Scipionyx samniticus detto “Ciro”, rinvenuto nel 1980 a Pietraroja in provincia di Benevento. Il mare lo inghiottì che era neonato eppure, fossilizzandosi, Ciro ha consegnato la sua breve esistenza all’eternità. Il primo dinosauro trovato in Italia è anche quello meglio conservato al mondo. È l’unico di cui siano rimasti integri organi interni e tessuti molli, come rivela un’incredibile autopsia effettuata sul suo corpicino, 50 centimetri di lunghezza per appena 200 grammi di peso, e un pozzo di segreti da svelare.
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Come creare un dinosauro da un pollo

Pubblicato da Daniela Cipolloni su 13 giugno 2011

Basta riattivare geni ancestrali rimasti silenti nel Dna dei pennuti. Così, secondo il paleontologo statunitense Jack Horner, sarebbe possibile riavvolgere il nastro dell’evoluzione e resuscitare i grandi estinti. Dal Sasso: “Accanimento biologico”.

ANIMALI – Ricordate Jurassic Park? Nel film campione d’incassi di Steven Spielberg, tratto dall’omonimo romanzo di Michael Crichton, un gruppo di scienziati riusciva a riportare in vita i dinosauri con la tecnica della clonazione, utilizzando il Dna recuperato grazie al sangue succhiato da una zanzara, rimasta poi imbalsamata nell’ambra per milioni di anni. Avete sempre pensato che fosse plausibile? Dispiace deludere, ma era fantascienza. Consola, però, che all’epoca non lo sapeva neppure il consulente scientifico di Spielberg, il paleontologo Jack Horner, professore della Montana State University, tra i cacciatori di dinosauri più famosi al mondo. Horner ha provato per una vita a trasformare il sogno di Jurassic Park in realtà. Oggi, a distanza di quasi 20 anni dall’uscita nelle sale – era il 1993 – non si è ancora arreso, ma ha optato per il piano B: anziché ricreare un dinosauro a partire dal Dna fossile, missione rivelatasi impossibile, ha deciso di prendere direttamente un discedente dei lucertoloni preistorici e modificarlo geneticamente in modo da riportarlo indietro nel tempo. Tutto quello che gli serve è un pollo. C’è infatti un piccolo dinosauro dentro ogni pulcino e, con opportune tecniche d’ingegneria genetica, è possibile risvegliarlo, dice Horner. Basta toccare i tasti giusti. Leggi il seguito di questo post »

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Tracce significative

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 5 aprile 2011

Scoperta la traccia più antica di insetto volante

NOTIZIE – Volava leggera e a un certo punto (forse per bere) è atterrata in una pozzetta d’acqua posando le zampette e l’addome nel fango sottostante. Un attimo e poi via di nuovo. Circa 310 milioni di anni – anno più anno meno – più tardi, Richard Knecht ha dovuto perdersi in una foresta (ahimè proprio dietro a un centro commerciale) nel Massachussets per ritrovare l’impronta dell’antica mosca effimera (si chiama proprio così in italiano, mayfly in inglese, del superordine delle Ephemeropterida). La scoperta è eccezionale non solo perché rappresenta una delle più antiche testimonianze di insetto alato (gli insetti sono stati i primi animali ad adottare il volo, molto prima dei mammiferi e degli uccelli), ma per l’eccezionale dettaglio di questo tipo singolare di fossile Leggi il seguito di questo post »

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