Posts contrassegnato dai tag ‘psicologia’
Pubblicato da Rita Giuffredi su 1 maggio 2013
JEKYLL – Uccidere durante il sonno, senza nemmeno rendersene conto, e poi tornare tranquillamente a dormire. Non solo: uccidere durante una crisi di sonnambulismo causata dall’assunzione di un farmaco in sperimentazione. Uccidere per un effetto collaterale della terapia.
Il soggetto di Side Effects, l’ultimo film di Steven Soderbergh, in uscita in Italia il primo maggio 2013, è di quelli che lasciano più domande che risposte.
Chi è il responsabile di un omicidio compiuto durante una crisi di sonnambulismo causata dai farmaci? Non il sonnambulo, incosciente per definizione. Il medico che ha prescritto le pillole? No, perché il paziente ha firmato il consenso informato alla sperimentazione. La casa farmaceutica? No: il farmaco era dichiaratamente in fase sperimentale per individuarne eventuali effetti collaterali. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Sylvie Coyaud su 5 febbraio 2013
POLITICA - E neanche voi se vostro fratello fosse un figlio unico come i cinesi che hanno partecipato a una ricerca anticipata on line da Science Express. Da prendere con alcune pinze, ma è la prima del suo genere e ha dovuto superare parecchi ostacoli, burocratici, culturali e ideologici.
La politica del figlio unico decisa nel 1978 e fatta applicare nel 1979, con alcune eccezioni nel mondo rurale, ha portato a generazioni di Piccoli Imperatori, la seconda priva anche di zie e zii, cugine e cugini. Di solito e semplificando molto, i figli unici di entrambi i sessi sono insieme vezzeggiati e oppressi dai genitori che concentrano su di loro ogni aspettativa di successo e nella letteratura risultano svantaggiati: egoisti, poco cooperativi, poco capaci di andare d’accordo con i compagni della stessa età. In media, insomma, tendono a somigliare alla loro caricatura. Lo notavano nel 2007 trenta delegati della Consulta politica nazionale che chiedevano l’abolizione di quella politica “causa fra i giovani di problemi sociali e turbe della personalità” Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Anna Sustersic su 30 gennaio 2013
COSTUME E SOCIETÀ – “Refuse to express a passion, and it dies” recita un aforisma di William James. Il chirurgo plastico americano Eric Finzi ne ha fatto una fede e non è l’unico ad appartenere a questa chiesa.
Nel suo libro “The face of emotion”, riportato da New Scientist, il chirurgo illustra i risultati ottenuti dalla cura di numerosi pazienti che, essendosi sottoposti ad interventi cosmetici con iniezione di tossina botulinica, hanno riportato una diminuzione dei sintomi depressivi. La paralisi provocata dalla neurotossina botulinica sulla muscolatura di questa zona impedirebbe il generarsi di espressioni negative e di conseguenza indurebbe emozioni positive. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Sylvie Coyaud su 8 novembre 2012

NOTIZIE – L’ansia generata dall’annuncio di un test di matematica attiverebbe il circuito cerebrale del dolore, con conseguente mal di pancia. Forse, ma la ricerca va presa con parecchio sale.
Su PLoS One, gli psicologi Ian Lyons e Sian Beilock pubblicano “Quando la matematica fa male”, una nuova analisi dei dati che hanno raccolto negli anni scorsi in esperimenti con studenti di college e università, bravi e non in matematica. Nell’attività cerebrale dei soggetti – registrata con la risonanza magnetica funzionale durante i test – gli autori sembrano leggere di nuovo più di quanto possa rivelare.
Si basano sul livello di ansia e di sofferenza “viscerale” che il test incombente causerebbe a due gruppi di 14 volontari ciascuno, pochini per uno studio su un organo dall’alta variabilità individuale come il cervello. Quel livello viene inoltre stabilito dalle risposte a una versione abbreviata della Mathematics Anxiety Rating Scale, che molti specialisti ritengono obsoleta. Consentirebbe di prevedere che nell’anticipare un test (task), più il livello è alto e più aumenta l’attività nelle aree cerebrali associate alla sensazione di una minaccia fisica e all’esperienza stessa di un dolore viscerale Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Sylvie Coyaud su 10 luglio 2012
CULTURA – Nel dibattito sull’evoluzione delle religioni prevale per ora la tesi che favoriscano la coesione e l’ordine sociale. Ancora di più se Yahweh, Dio o Allah non è ritenuto benevolo, scrivono su PLoS One Azim Shariff dell’Università dell’Oregon e Mijke Rhemtulla dell’Università del Kansas.
In un recente esperimento, tra molti altri, i volontari cristiani che in precedenza avevano scritto per dieci minuti su un Dio punitivo baravano e rubavano meno di quelli che per tema avevano un Dio che perdona, il perdono umano, sulla repressione umana o un tema neutro. In“Effetti divergenti della credenza nel Paradiso e nell’Inferno sui tassi nazionali di criminalità” hanno cercato di verificare la correlazione su grande scala Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Sylvie Coyaud su 3 luglio 2012

CRONACA – Deborah Custance è nota per esperimenti con gli scimpanzé che scimiottavano soltanto se, da soli, non trovavano la soluzione a un problema e dovevano impararla da altri. Smentito questo luogo comune, ha cercato di verificarne un altro: se Fido è capace di empatia e cerca davvero di confortarci quando siamo infelici.
In un articolo che uscirà prossimo numero di Animal Cognition la psicologa inglese e Jennifer Mayer, anche lei dell’Università di Londra, passano in rassegna le definizioni di empatia e i tentativi di identificarla in altre specie. Mentre è facile riconoscere quella espressa da un bambino, scrivono,
Il comportamento dei cani in circostanze simili è più difficile da interpretare. Possono guaire, leccare, dare colpetti con il muso a una persona, mettere la testa nel suo grembo o andare a prendere giocattoli. Ma tutto ciò potrebbe essere un’espressione di sconforto contagioso o di una ricerca egoistica di conforto, non un conforto offerto e motivato dall’empatia Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Sara Stulle su 21 giugno 2012
SALUTE – Il luogo comune vuole gli uomini meno propensi ad assaggiare cibi vegetariani, e ricerche scientifiche supportano l’opinione, cercando anche di spiegare i motivi della scelta tendenzialmente carnivora dei maschi rispetto alle femmine. Secondo i risultati ottenuti da un gruppo di ricercatori guidati da Paul Rozin, professore di psicologia all’Università della Pennsylvania già noto per i suoi studi sui fattori psicologici e sociali legati alle nostre scelte alimentari, ci sarebbe una forte associazione tra la carne e gli stereotipi sulla virilità.
Nello studio pubblicato sul Journal of Consumer Research gli autori osservano che la carne era “metaforicamente” più legata al concetto di mascolinità dei cibi vegetariani, almeno per i maschi americani e inglesi sui quali sono stati condotti gli esperimenti del team di ricerca.
Una serie di test, infatti, andava ad analizzare il rapporto tra la metafora e i cibi, come il latte, la carne, o la soia e ciò che gli autori hanno osservato è che i partecipanti correlavano maggiormente la bistecca alla mascolinità piuttosto che la zucchina e che quando si parla di carne, questa genera nel discorso delle persone un maggior numero di parole legate alla sfera maschile. Inoltre, gli autori hanno analizzato 23 lingue diverse che usano pronomi con genere maschile e femminile, osservando che nella maggior parte di questi si usano pronomi maschili per riferisi alla carne.
Ciò potrebbe significare che il marketing dei prodotti vegetariani, per poter accalappiare anche una buona fetta di uomini, dovrà fare uno sforzo notevole per sradicare quest’idea e rendere soia, seitan e tofu più appetibili anche all’uomo “macho”.
Crediti immagine: _BuBBy_
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Pubblicato da Sylvie Coyaud su 4 maggio 2012

COSTUME E SOCIETÀ - L’uso del pensiero analitico fa diminuire le credenze religiose, dice una ricerca uscita su Science che fa parecchio discutere. Su Cognition, un’altra ricerca ne contraddice l’ipotesi di partenza sebbene usi esperimenti simili e ottenga risultati analoghi. Che ci sia sotto qualche problema teorico?
Nella vita quotidiana ci affidiamo a un insieme di pre-giudizi per interpretare il mondo che ci circonda. Tra questi strumenti mentali, storicamente il più diffuso è quello trasmesso dalle religioni che postulano l’intervento di agenti sovrannaturali. Gli psicologi Will Gervais e Ara Norenzayan hanno fatto cinque esperimenti con quattro gruppi di studenti reclutati all’Università della British Columbia, a Vancouver, e uno reclutato on-line. Sulla base delle loro dichiarazioni, li hanno divisi in poco, mediamente e molto credenti (per i particolari e le statistiche, rif. Materiali supplementari), per verificare la seguente ipotesi:
il cervello ricorre a un procedimento duale per elaborare le informazioni, il Sistema 1 dall’euristica semplice, intuitiva, il Sistema 2 per l’analisi deliberata… Le credenze religiose hanno le caratteristiche del Sistema 1 Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Sara Stulle su 2 marzo 2012
SALUTE – Il narcisista ha un ego, per così dire, taglia extra large. È scarso in empatia e si ritiene sempre all’altezza delle situazioni. Simpatico a prima vista, intelligente, apparentemente sicuro di sé. È amato, oltre che da se stesso, anche dalla psicologia. Di ricerche in merito ne sono state fatte diverse, anche negli ultimi anni. Nel 2010, ad esempio, la psicologa Soraya Mehdizadeh usò Facebook per predire il livello di narcisismo nelle persone e i risultati del suo studio furono pubblicati su Cyberpsychology, Behavior and Social Networking. I dati ottenuti indicavano che i narcisisti erano quelli che passavano più tempo su Facebook a controllare il proprio profilo e la propria bacheca. Che erano più propensi ad aggiornare il loro stato e ad aggiungere immagini di loro stessi o contenuti autopromozionali Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Sylvie Coyaud su 2 marzo 2012
COSTUME E SOCIETÀ- Da qualche anno, alcuni psicologi dell’Università della California a Berkeley studiano ”il rapporto tra classe socio-economica e comportamenti sociali e asociali” e le differenze che si manifestano in un periodo di crisi economica. L’ultima ricerca del dottorando Paul Piff e dei suoi colleghi misura il livello di onestà dei privilegiati, per ceto o per censo. È basso.
Il risultato è chiaro già dal titolo dell’articolo anticipato on-line dai PNAS, ”Higher social class predicts increased unethical behaviour”. Gli autori hanno reclutato un migliaio di studenti, studentesse e abitanti di Berkeley ai quali hanno fatto compilare questionari sul loro atteggiamento rispetto all’assenza di principi morali, e chiesto di indicare la classe sociale cui appartengono in base alla scala MacArthur dello status socio-economico soggettivo. Li hanno poi arruolati a gruppi di cento o duecento in una serie di esperimenti Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: COSTUME E SOCIETÀ, NOTIZIE | Contrassegnato da tag: classi sociali, etica, privilegio, psicologia | 3 Commenti »