Oggi Scienza

La ricerca e i suoi protagonisti

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Credere e rifletterci

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 4 maggio 2012

Image illustrative de l'article Le Penseur

COSTUME E SOCIETÀ - L’uso del pensiero analitico fa diminuire le credenze religiose, dice una ricerca uscita su Science che fa parecchio discutere. Su Cognition, un’altra ricerca ne contraddice l’ipotesi di partenza sebbene usi esperimenti simili e ottenga risultati analoghi. Che ci sia sotto qualche problema teorico?

Nella vita quotidiana ci affidiamo a un insieme di pre-giudizi per interpretare il mondo che ci circonda. Tra questi strumenti mentali, storicamente il più diffuso è quello trasmesso dalle religioni che postulano l’intervento di agenti sovrannaturali. Gli psicologi Will Gervais e Ara Norenzayan hanno fatto cinque esperimenti con quattro gruppi di studenti reclutati all’Università della British Columbia, a Vancouver, e uno reclutato on-line.  Sulla base delle loro dichiarazioni, li hanno divisi in poco, mediamente e molto credenti (per i particolari e le statistiche, rif. Materiali supplementari), per verificare la seguente ipotesi:

il cervello ricorre a un procedimento duale per elaborare le informazioni, il Sistema 1 dall’euristica semplice, intuitiva, il Sistema 2 per l’analisi deliberata… Le credenze religiose hanno le caratteristiche del Sistema 1 Leggi il seguito di questo post »

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Un ego un po’ troppo costoso

Pubblicato da Sara Stulle su 2 marzo 2012

SALUTE – Il narcisista ha un ego, per così dire, taglia extra large. È scarso in empatia e si ritiene sempre all’altezza delle situazioni. Simpatico a prima vista, intelligente, apparentemente sicuro di sé. È amato, oltre che da se stesso, anche dalla psicologia. Di ricerche in merito ne sono state fatte diverse, anche negli ultimi anni.  Nel 2010, ad esempio, la psicologa Soraya Mehdizadeh usò Facebook per predire il livello di narcisismo nelle persone e i risultati del suo studio furono pubblicati su Cyberpsychology, Behavior and Social Networking. I dati ottenuti indicavano che i narcisisti erano quelli che passavano più tempo su Facebook a controllare il proprio profilo e la propria bacheca. Che erano più propensi ad aggiornare il loro stato e ad aggiungere immagini di loro stessi o contenuti autopromozionali Leggi il seguito di questo post »

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Ritratto dell’1%

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 2 marzo 2012

COSTUME E SOCIETÀ- Da qualche anno, alcuni psicologi dell’Università della California a Berkeley studiano ”il rapporto tra classe socio-economica e comportamenti sociali e asociali” e le differenze che si manifestano in un periodo di crisi economica. L’ultima ricerca del dottorando Paul Piff e dei suoi colleghi misura il livello di onestà dei privilegiati, per ceto o per censo. È basso.

Il risultato è chiaro già dal titolo dell’articolo anticipato on-line dai PNAS, ”Higher social class predicts increased unethical behaviour”. Gli autori hanno reclutato un migliaio di studenti, studentesse e abitanti di Berkeley ai quali hanno fatto compilare questionari sul loro atteggiamento rispetto all’assenza di principi morali, e chiesto di indicare la classe sociale cui appartengono in base alla scala MacArthur dello status socio-economico soggettivo. Li hanno poi arruolati a gruppi di cento o duecento in una serie di esperimenti Leggi il seguito di questo post »

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Bin Laden è vivo e sparge scie chimiche d’accordo con l’Fbi

Pubblicato da Davide Ludovisi su 27 gennaio 2012

COSTUME E SOCIETÀ - Un tipo vestito di nero ci ha intimato di non divulgare alcune informazioni riservate contenute in dei fascicoli che stavano dentro a degli scatoloni caduti da un camion proveniente dall’Area51. Ma siccome siamo contro il Sistema, ve le diamo lo stesso.

Un team di ricercatori dell’Università del Kent ha appena pubblicato uno studio su Social Psychological and Personality Science in cui hanno analizzato le contraddizioni dei teorici del complotto.

Le conclusioni sono abbastanza intuibili. Stando a Michael Wood, Karen Douglas e Robbie Sutton, autori della ricerca, per i teorici della cospirazione chi è al potere è visto come ingannevole e malvagio, quindi qualsiasi spiegazione ufficiale ha un deficit di credibilità iniziale molto forte e ogni spiegazione alternativa è più credibile da subito. Leggi il seguito di questo post »

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Narciso for president

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 26 gennaio 2012

IL PARCO DELLE BUFALE – Una nuova misura “oggettiva” del narcisismo patologico o meno desta parecchi dubbi, sebbene sembri confermata dai media per quanto riguarda i candidati alle campagne elettorali in corso negli Stati Uniti e altrove.

In mezzo alle primarie repubblicane, esce su PLoS One una ricerca di David Reinhard et al. che segnaliamo ai colleghi della cronaca politica Leggi il seguito di questo post »

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La mamma è depressa? Il bimbo lo sente

Pubblicato da Roberto Cantoni su 15 novembre 2011

SALUTE – Mentre il feto cresce nel grembo della madre, riceve costantemente suoi messaggi. Ma non si tratta soltanto del battito del suo cuore o della musica che ascolta e che tamburella con le dita sulla pancia. Al feto arrivano anche segnali chimici, attraverso la placenta. Un nuovo studio, che sarà pubblicato sul prossimo numero di Psychological Science, rivista dell’Association for Psychological Science statunitense, ha scoperto che tra le informazioni che arrivano al feto ci sono anche quelle sullo stato mentale della madre. Se la madre è depressa, per esempio, ciò influisce sullo sviluppo del bambino dopo la nascita. Leggi il seguito di questo post »

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Cinque miti sulla memoria (sfatati)

Pubblicato da Federica Sgorbissa su 10 agosto 2011

NOTIZIE – Nei processi spesso le sentenze di colpevolezza si basano sulla testimonianza oculare. Eppure tante volte gli psicologi hanno messo in guardia il pubblico: la memoria umana non è poi così affidabile e soprattutto il luogo comune si discosta da quanto è stato provato dalla scienza. L’ultimo lavoro in questo senso è stato pubblicato qualche giorno fa su PLoS One. Daniel Simons, dell’università dell’Illinois e Christopher Chabris dell’Union College di Schenectady, New York, hanno chiesto a un gruppo di esperti (psicologi che partecipavano a una conferenza) e a un numeroso gruppo di non esperti (1.800 cittadini statunitensi) di rispondere  a un questionario.

Nel questionario si chiedeva quanto il risponditore era d’accordo con cinque affermazioni comuni sulla memoria. Risultato? il senso comune è molto lontano da quanto emerge negli studi (posizone rappresentata dagli esperti) e tende a sovrastimare l’efficienza della memoria Leggi il seguito di questo post »

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Fido, mon amour!

Pubblicato da manuelaenna su 20 luglio 2011

LA VOCE DEL MASTER – Cha sia un europeo, un bastardino o completo di rinomato pedigree, un animale domestico cambia la qualità della vita e sono gli stessi ricercatori a dirlo.

Precedenti studi finanziati dalla APA (American Psychological Association) avevano messo in luce come l’avere accanto un “pet” (animale domestico in inglese) migliorasse notevolmente lo stile di vita di persone anziane o affette da malattie gravi, come in quello del Dottor Siegel, che analizzava come la depressione nei malati di HIV venisse alleviata dall’avere accanto un animale domestico.

Ma non è solo in situazioni di disagio che il nostro piccolo animaletto può essere un valido alleato, l’ultimo studio pubblicato online sulla rivista Journal of Personality and Social Psycholosy mostra come anche nella vita di persone comuni gli animali domestici siano una marcia in più per affrontare meglio gioie e dolori fino ad aumentarne la qualità generale.

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Nel labirinto dell’intelligenza

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 2 maggio 2011

tantometroLe misure del quoziente d’intelligenza (QI) servono a prevedere il successo professionale e sociale? Poco e solo quando se ne accettano i limiti, secondo una ricerca di Angela Lee Duckworth dell’università della Pennsylvania et al. pubblicata sui PNAS.

CRONACA – Il titolo del post è quello di un breve saggio (1) nel quale Hans Magnus Enzensberger invita a diffidare dei punteggi del QI. Per l’intellettuale tedesco, l’intelligenza è sopravalutata, la sua definizione riflette i pregiudizi del momento, i test riflettono finalità spesso inconfessate e  giustificano decisioni moralmente dubbie come quella di negare i diritti civili a interi gruppi sociali. Eppure, scrivono Angela Lee Duckworth e i suoi colleghi

le associazioni predittive tra punteggi di QI e gli esiti successivi sono tipicamente interpretati quali stime imparziali dell’effetto dell’abilità intellettuale sul successo accademico, professionale e nella vita. Leggi il seguito di questo post »

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Pausa pregiudiziale

Pubblicato da Sylvie Coyaud su 18 aprile 2011

In Israele, la permanenza in carcere varia in funzione dell’ora di pranzo, secondo una ricerca pubblicata sui PNAS. Suggerisce una (modesta) riforma della giustizia

CRONACA NERA – Shai Danziger e Liora Avnaim-Pesso dell’università Ben Gurion, nel Negev, e Jonathan Levav della Columbia University, a New York, hanno studiato l’esito delle 1.112 richieste fatte da detenuti per ottenere la libertà provvisoria, gli arresti domiciliari o altre condizioni di detenzione, durante 50 sedute dei tribunali del riesame per i quattro principali carceri del paese (circa il 40% di tutti i ricorsi presentati ogni anno). Hanno poi distribuito cronologicamente le decisioni prese dagli otto giudici in tre sessioni quotidiane, separate da una pausa-ristoro e da un’altra per il pranzo. La percentuale di sentenze favorevoli ai detenuti calava dal 65% a zero per risalire al 65% subito dopo ogni intervallo e calare di nuovo. L’esito non cambiava nel caso dei recidivi potenziali e dei condannati che non seguivano un programma di riabilitazione, né variava con l’etnia e il sesso, le ore passate in aula a deliberare, la difficoltà dei singoli casi. L’unico fattore era il numero di casi che il giudice prendeva in considerazione durante la sessione: aumentavano di pari passo con la sua severità Leggi il seguito di questo post »

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