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India, la natura del Rajasthan: dal punto di vista naturalistico l’India può vantare territori tra i più ricchi al mondo in termini di biodiversità, con numerosissime specie e una straordinaria varietà di paesaggi. Una biodiversità che è ancora parte integrante delle città, sempre più popolose..
Creatività a briglie sciolte: riparte "La Voce del Master", la rubrica di OggiScienza a cura del corso di multimedialità del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste. La redazione, formata dagli studenti, offrirà ai nostri lettori un arcobaleno di voci.
Jekyll è il blog realizzato dagli studenti del Master in Comunicazione della Scienza della Sissa di Trieste.
Jekyll risponde ai cambiamenti dell’ecosistema della comunicazione
focalizzato sui media digitali. Jekyll analizza e descrive l'evoluzione
dell'informazione in ambito medico, scientifico e tecnologico.
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Oggiscienza ha contribuito alla creazione e tutela di 831 mq di foresta in crescita in Costa Rica per compensare 4320 kg di CO2 generati dal proprio traffico annuale
AMBIENTE – Nell’ultimo decennio si sono moltiplicati gli studi che mostrano le attuali reazioni degli organismi ai cambiamenti climatici in corso e quelli che tracciano possibili scenari futuri a partire dalle conoscenze attuali. In quest’ultima categoria si inserisce un’interessante ricerca con l’intento di delineare in che modo il riscaldamento globale interesserà la coltivazione della vite e, di conseguenza, la produzione di vino a livello globale.
La vite da cui si ricava il vino è in grado di crescere solo a determinate condizioni di umidità e temperatura, che si ritrovano solamente negli ambienti a clima mediterraneo. Attualmente, queste condizioni specifiche sono presenti in solo cinque regioni del pianeta che occupano un’area geografica estremamente limitata: oltre al bacino del Mar Mediterraneo, la vite cresce nella California statunitense, nel Cile settentrionale, in Sudafrica e in Australia meridionale (mappa) Leggi il seguito di questo post »
LA VOCE DEL MASTER – L’estate è alle porte e presto accenderemo gli impianti di aria condizionata. In futuro però il raffreddamento di edifici e mezzi di trasporto potrebbe diventare molto più semplice, grazie a un sistema nanostrutturato in grado di riflettere nello spazio la radiazione proveniente dal sole.
Un dispositivo di raffreddamento che non consuma energia e che non contribuisce al riscaldamento globale. Questo è il risultato di uno studio condotto all’università di Stanford, in California, sulle superfici esposte alla luce solare, recentemente pubblicato sulla rivista Nano Letters.
La struttura sviluppata è capace di riflettere la maggior parte della radiazione solare, ma soprattutto è in grado di inviare la radiazione oltre l’atmosfera terrestre. Le ottime proprietà di riflessione sono determinanti per evitare il surriscaldamento dovuto all’assorbimento della luce. La sfida più difficile era però mettere a punto una struttura in grado di riemettere la radiazione solare in modo efficiente e con una lunghezza d’onda adatta ad attraversare l’atmosfera e a raggiungere lo spazio aperto Leggi il seguito di questo post »
OGGISCIENZA TV – Le grandi riserve di ghiaccio della Terra si stanno rapidamente sciogliendo. Secondo le osservazioni fatte dagli scienziati dell’Università di Utrecht, entro fine secolo ci troveremo con un mare di circa tre centimetri più alto. Dal 2005 al 2008, sostengono gli scienziati, l’incremento di ghiaccio sciolto e riversato in mare è stato di 61 gigatonnellate. Questa variazione nella distribuzione idrica porterà a cambiamenti notevoli dal punto di vista climatico ambientale, che ci richiederanno di trovare nuove strategie adattative. Sono impressionanti i dati che descrivono il fenomeno a livello globale, ma anche a livello locale, per parlare della sola Italia, la situazione è in rapida evoluzione, come sostiene Christian Casarotto glaciologo del Museo delle Scienze di Trento.
AMBIENTE – Il NOAA, L’amministrazione nazionale per gli oceani e l’atmosfera americana, ha reso pubblici i dati climatici relativi al 2012, da poco finito. Niente di nuovo purtorppo. Dal 1880, il 2012 è stato il decimo anno più caldo, il 36esimo di fila a essere superiore alla media del ventesimo secolo. Gli anni del 21esimo secolo (dal 2000 in poi), tutti e dodici si piazzano entro i 14 più caldi sempre dal 1880. In questo quadro c’è da notare anche che l’anno scorso molte parti del mondo hanno registrato temperature stagionali superiori alla media, ma altre ne hanno mostrate di marcatamente inferiori (e parlando di estremi, l’Artico ha avuto una stagione dello sciogliomento che ha superato ogni record, come precocità, mentre dall’altra parte l’Antartico ha mostrato una estensione massima dei ghiacci superiore alla norma) Leggi il seguito di questo post »
Venerdì 1 febbraio alle 17.30 i partecipanti saranno guidati in una visita esclusiva al museo dal professor Gianguido Salvi, coordinatore scientifico della sede espositiva del Centro Interuniversitario Museo Nazionale dell’Antartide, e a seguire ci sarà la conferenza “Clima rovente, verità e menzogne su un cambiamento già in atto”. Nel corso della conferenza si parlerà delle ricerche attuali, in particolare quelle svolte in Antartide, allo scopo di individuare i recenti cambiamenti del clima del nostro pianeta in parte correlati all’attività antropica, nonché delineare le prospettive future di un cambiamento ormai in atto.
AMBIENTE – Le città contano, anche quando si parla di riscaldamento globale (GW). Secondo uno studio su Nature Climate Change, gli agglomerati urbani influenzano il clima a livello locale anche fino a qualche miglialio di chilometri di distanza. L’effetto è complesso perché può portare al riscaldamento di alcune aree e al raffreddamento di altre.
Lo studio, condotto da un gruppo di scienziati dell’Istituto Scripps e altri centri statunitensi, analizza un effetto diverso dal già noto “effetto isola” delle città. Quest’ultimo infatti dipende dal calore assorbito e riemesso da strade, marciapiedi, edifici, ecc. mentre Guang Zhang e colleghi hanno osservato l’influeza della waste energy e cioè l’energia persa direttamente dalle fonti energetiche (motori per il trasporto urbano, caldaie, condizionatori, ecc) Leggi il seguito di questo post »
JEKYLL – Il dubbio ti coglie mentre apri la finestrina del calendario dell’avvento, tirando fuori il cioccolatino quotidiano: ma se il mondo deve finire il 21 dicembre, non converrebbe mangiarli tutti subito? Per aiutarci a tenere a bada la glicemia sono intervenute molte voci autorevoli. «Il nostro pianeta se l’è cavata bene per 4 miliardi di anni», scrive la NASA «e secondo gli scienziati non ci sono minacce associate al 2012».
Possiamo stare tranquilli, allora? Mica tanto. A leggere il rapporto del World Economic Forum uscito a inizio anno, Global Risks 2012, per chi al brivido della catastrofe non voglia proprio rinunciare non c’è che l’imbarazzo della scelta. Un gruppo di 469 esperti e leader dell’industria ha stimato la gravità di ben 50 rischi di tipo ambientale, economico, sociale, tecnologico e geopolitico.
I risultati sono riassunti in un bel grafico. A consultarlo, i fan dei Maya rimarrebbero parecchio delusi. Nessuna traccia d’impatti con asteroidi o altri corpi vaganti nei dintorni del nostro pianeta. Quanto a tempeste solari o catastrofi geofisiche, sono sì contemplate, ma nell’angolino in basso a sinistra del grafico: ovvero, fra i rischi meno probabili e con minore impatto globale. Leggi il seguito di questo post »
Recentemente (26 agosto 2012) l’estensione della banchisa artica ha raggiunto il minimo storico a partire dal 1979, anno dal quale lo stato dei ghiacci al Polo Nord viene studiato mediante dati satellitari.
Ne parliamo con Renato Roberto Colucci, dottorando in geologia presso il Dipartimento di Matematica e Geoscienze dell’Università di Trieste.
CRONACA – Capita che a uno strumento montato un satellite vengano le traveggole, ma è difficile che capiti nello stesso momento a un radar, a uno spettro-radiometro e a un rilevatore di microonde montati su satelliti diversi.
Se l’immagine non è abbastanza parlante, ecco la didascalia:
Estensione della calotta groenlandese sciolta in superficie tra l’8 e il 12 luglio. Le misure prese da 3 satelliti mostrano che l’8 luglio il 40% circa della calotta glaciale s’era fusa in superficie o in prossimità. In pochi giorni la fusione si era vistosamente accelerata arrivando al 97% circa.
AMBIENTE – Tocchiamo un argomento spinoso: il clima. Anzi, precisiamo, e rendiamolo ancora più delicato: il riscaldamento globale e le sue possibili soluzioni. Un gruppo di ricercatori dell’università del Saskatchewan, in Canada, non ha esattamente proposto una soluzione, ma ha fatto notare un comportamento molto interessante dell’aerosol prodotto da alcuni tipi di eruzione sul clima planetario.