SALUTE – Sarà capitato a molti, guardando sconsolati un figlio, un amico o un compagno incollato a un videogioco, di domandarsi “Ma non ha niente di più intelligente da fare piuttosto che sparare a orde di zombie?”.
Quanti però farebbero la stessa domanda se li trovassero sprofondati in un tomo di Tolstoj o impegnati in un allenamento per una maratona?
Se lo chiede Daphne Bavelier, professoressa di neuroscienze cognitive all’Università di Ginevra e all’Università di Rochester, nello stato di New York. Il suo gruppo di ricerca studia alcuni aspetti della plasticità cerebrale, cioè del modo in cui il cervello si modifica in risposta all’esperienza Leggi il seguito di questo post »
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Videogiochi: una minaccia o una risorsa?
Pubblicato da Valentina Daelli su 7 maggio 2013
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Quanti punti ho fatto oggi?
Pubblicato da Davide Ludovisi su 8 agosto 2011
Che ne dite di trasformare la vostra vita in una sorta di videogioco? Non uno sparatutto, o un picchiaduro, per carità! Piuttosto qualcosa di simile a Super Mario, dove per ogni vostra azione, magari collegata a un movimento, ottenete un punteggio.
FUTURO – Bene, tutto questo esiste, si chiama GreenGoose e potrebbe essere la moda tecno-ludica dei prossimi anni. Funziona così: avete a disposizione tutta una serie di adesivi colorati, con varie icone, che potete applicare agli oggetti più disparati, dallo skate alla bottiglia di vodka. Ogni volta che userete quell’oggetto, totalizzerete un punteggio che sarà trasmesso ad un software. Il divertimento sta nel totalizzare il punteggio più alto, o nel battere il proprio record. Sì, perché quell’adesivo colorato contiene un minuscolo sensore che trasmette i dati a una stazione-base wireless collegata alla rete. Leggi il seguito di questo post »
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E se Ponzio Pilato avesse giocato a World of Uncertainty?
Pubblicato da carlorigon su 25 luglio 2011
LA VOCE DEL MASTER - Ricercatori dell’Università di Belfast hanno sviluppato un videogioco in grado di migliorare le nostre capacità di prendere decisioni nella vita di tutti i giorni e nei momenti critici. Una speranza di guarigione per gli indecisi cronici? Boh!
Diamoci un’occhiata dopo aver ripercorso un po’ la storia dei videogiochi educativi.
“Papà mi compri il computer? Non fa solo videogiochi, mi serve per studiare, è utile per la gestione della tua azienda e poi… ci sono i giochi educativi, che mi insegnano divertendomi!” Discorsi del genere, falsi quanto ingenui, sono ronzati nelle orecchie di tanti papà degli anni ’80, che molto spesso non avevano aziende da gestire (o che magari non le avrebbero gestite con un Commodore 64) e che guardavano con sospetto quelle nuove macchine che si “attaccavano” alla televisione.
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Quando un videogioco ti può salvare
Pubblicato da Francesca Petrera su 19 maggio 2011
I videogiochi non sono più soltanto un passatempo, da oggi possono avere anche un’applicazione terapeutica per aiutare a recuperare le abilità motorie nelle persone colpite da ictus cerebrale. Non stiamo certo parlando di Pac Man o di Tetris, ma di una nuova generazione di videogiochi
NOTIZIE – Il recupero dopo un ictus è spesso lungo e difficile soprattutto per quello che riguarda la mobilità degli arti superiori e la capacità a compiere le azioni della vita di tutti i giorni. Ben l’80-95% dei pazienti mostra disabilità motosensoriali anche a sei mesi di distanza dall’ictus, proprio a causa della complessità dei meccanismi coinvolti.
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Pedinamenti a realtà aumentata
Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 28 febbraio 2011
Un’applicazione per iPhone permette alle forze dell’ordine di identificare un sospetto nella folla.
FUTURO – È una vera e propria corsa agli armamenti. Più i terroristi imparano a usare la tecnologia, più le agenzie investigative devono cercare di essere sempre un passo avanti. La serie televisiva 24, ora giunta all’ultima stagione, era appunto imperniata su un continuo testa a testa tra “buoni” e “cattivi” condotto con strumentazioni hi-tech. Molto di quello che si vede nella serie è tecnologicamente verosimile.
Una delle ultime trovate è una app sviluppata per l’iPhone che sfrutta la Realtà Aumentata (AR) per permettere agli agenti sul campo di mantenere il controllo sui movimenti del sospettato, anche da parte dei membri che non hanno il contatto visivo. Leggi il seguito di questo post »
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Farmville, fatti da parte!
Pubblicato da Stefano Dalla Casa su 9 dicembre 2010
Scienza partecipata: un “giochino” in flash sfrutta le naturali potenzialità computazionali del nostro cervello per risolvere il problema dell’allineamento multiplo delle sequenze. Ne beneficeranno gli studi di biomedicina. Ed è divertente. Provare per credere
FUTURO – Almeno una volta è capitato a tutti. State navigando su Internet, e per caso o meno approdate a un sito che in un riquadro vi invita a partecipare a un semplice gioco, il tutto on-line. Non vi serve un joystick, solo il mouse e la tastiera.
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Bioshock 2: ritorno a Rapture
Pubblicato da Gabriele Ferrari su 22 marzo 2010
LA VOCE DEL MASTER – È uscito da pochi giorni Bioshock 2 (2K Games), videogioco per XBox 360 e PlayStation 3. Il gioco è il seguito del pluripremiato Bioshock, storia distopica pubblicata nel 2008 e ambientata nella città sottomarina di Rapture. Fondata dal visionario Andrew Ryan (chiaro il riferimento alla pensatrice oggettivista americana Ayn Rand), Rapture era stata concepita come soluzione all’oppressione delle autorità politiche e religiose a favore della libera iniziativa dell’individuo. Gli abitanti di Rapture, scelti da Ryan tra l’élite del pianeta, vivevano slegati da confini etici, religiosi o politici, potendo così coltivare le proprie capacità per esplorare i confini della mente umana. Leggi il seguito di questo post »
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Un cervello da video game
Pubblicato da Federica Sgorbissa su 26 gennaio 2010
Le persone più abili nei videogiochi hanno una struttura cerebrale più sviluppata della media
NOTIZIE – C’è chi è naturalmente più portato a eccellere con la Playstation,e questo talento potrebbe dipendere dalla struttura del suo cervello, dicono Arthur Kramer, psicologo dell’Università dell’illinois, di Urbana-Champaign, e Kirk Erickson, dell’Università di Pittsburgh, in Pennsylvania. Nell’articolo pubblicato sulla rivista Cerebral Cortex, i due neuroscienziati dimostrano che le persone più abili a giocare a Space fortress hanno il nucleo striato, una struttura del cervello posta al di sotto della corteccia, più grande delle persone che invece hanno prestazioni mediocri Leggi il seguito di questo post »
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